Wiki Loves Monuments 2026 – Regolamento

Wednesday, 8 July 2026 09:27 UTC

Wikimedia Italia – Associazione per la diffusione della conoscenza libera – APS-ETS, associazione di promozione sociale con sede legale in via Bergognone, 34 – 20144, Milano – P. IVA IT05599740965, C.F. 94039910156 organizza il concorso Wiki Loves Monuments Italia 2026.

Tale concorso si propone di valorizzare e documentare l’immenso patrimonio culturale dell’Italia sul web, promuovendo la sua ricchezza artistico-culturale presso una vasta platea internazionale, in particolare, attraverso la promozione della conoscenza e i progetti a contenuto libero sostenuti da Wikimedia Foundation e da Wikimedia Italia stessa, tra i quali Wikipedia.

Art. 1 – Definizione del concorso

Wiki Loves Monuments è un concorso fotografico che potenzia la visibilità dei monumenti e invita ciascuno a essere protagonista nel documentare, valorizzare e tutelare il patrimonio culturale.

Il concorso fotografico è pertanto escluso dal regime di cui al DPR 430/01 in forza dell’articolo 6, comma 1, lettera a) della norma in quanto viene indetto “per la produzione di opere […] artistiche” per le quali i premi agli autori rappresentano “un titolo d’incoraggiamento nell’interesse della collettività”.

L’iniziativa si inserisce in un contesto internazionale: le edizioni nazionali e/o locali di Wiki Loves Monuments sono infatti promosse contemporaneamente dal 1º al 30 settembre o dal 1º al 31 ottobre in diversi Paesi del mondo.

Il concorso Wiki Loves Monuments Italia 2026 si svolge dal 1º al 30 settembre 2026 ed è strutturato in due livelli:

  • Il concorso nazionale;
  • I concorsi regionali e locali, organizzati da volontari delegati da Wikimedia Italia.

Art. 2 – Requisiti e modalità di partecipazione

La partecipazione al concorso è gratuita e aperta a tutti, italiani o stranieri, previa registrazione sul sito Wikimedia Commons.

Sono esclusi dall’assegnazione di premi i membri degli organi statutari di Wikimedia Italia, loro dipendenti e i collaboratori retribuiti, che potranno però partecipare al caricamento di fotografie nell’ambito del concorso. Sono inoltre esclusi dall’assegnazione di premi i soggetti che verranno chiamati a formare le giurie di cui ai successivi articoli 4, 5 e 6.

I partecipanti, all’atto della registrazione su Wikimedia Commons, dovranno specificare un proprio indirizzo e-mail valido in modo da poter essere contattati privatamente da Wikimedia Italia. La mancata indicazione di un indirizzo e-mail valido comporta l’impossibilità di concorrere al premio.

Le informazioni relative al trattamento dei dati personali sono riportate nella procedura di registrazione su Wikimedia Commons.

Tutti i partecipanti sono chiamati a rispettare le regole di comportamento vigenti presso i luoghi dove ha sede ogni singolo bene o monumento. Partecipare al concorso non implica possedere particolari privilegi nell’accesso alle sedi dei monumenti (salvo diversamente indicato dai gestori del luogo). Per esempio, se vige il divieto di utilizzare il cavalletto o il flash, tale divieto va rispettato; se è richiesto il pagamento di un biglietto d’ingresso a un museo, sarà necessario acquistarlo. I partecipanti non possono vantare titolo al rimborso di eventuali costi sostenuti, inclusi quelli di accesso ai monumenti.

I partecipanti, nella partecipazione al concorso, non sono considerati volontari (neppure occasionali) ai sensi dell’art. 17 del D Lgs 117/17 e gli organizzatori non sono ritenuti responsabili dei danni che i partecipanti possono procurare a sé stessi, a terzi o a cose.

Art. 3 – Requisiti delle fotografie che partecipano al concorso

Le fotografie (di seguito indicate anche come “opere”):

  • devono essere realizzate e caricate esclusivamente dal fotografo che partecipa al concorso;
  • devono essere caricate su Wikimedia Commons durante il mese di settembre con licenza Creative Commons Attribuzione Condividi allo stesso modo (CC BY-SA 4.0);
  • possono essere state scattate anche precedentemente, ma non devono essere già state pubblicate su Wikimedia Commons o su altri siti web, social network o pubblicazioni cartacee prima dell’inizio del concorso;
  • devono avere come soggetto un bene culturale o una vista di insieme scelti tra quelli presenti nelle liste pubblicate sulla web-app app.wikilovesmonuments.it;
  • devono preferibilmente essere caricate attraverso la procedura guidata apposita; è possibile, ma sconsigliato, utilizzare il caricamento manuale, ricordandosi però di inserire il codice identificativo del bene culturale (ID) e le categorie appropriate;
  • devono avere un breve titolo descrittivo del soggetto ripreso, che comprenda un breve riferimento al nome del monumento o alla vista d’insieme con alcuni dettagli ulteriori; sono caldamente sconsigliati i nomi generati dallo scatto della foto (p. es. codici alfanumerici o nomi generici e non significativi);
  • devono essere caricate in uno dei formati ammessi da Wikimedia Commons, come per esempio JPEG, PNG e TIFF e pubblicate accettando per intero la licenza “Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0” proposta dal sistema (il cui testo legale integrale è disponibile all’indirizzo https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode) o licenze più aperte;
  • devono avere la massima risoluzione e la minima compressione possibili;
  • possono essere modificate solo con tecniche quali adattamenti della luminosità, contrasto e colore, sovraesposizione e sottoesposizione;
  • non devono riportare firme, filigrane, cornici, scritte o disegni sovraimpressi.

Ogni fotografo può caricare fotografie per un numero illimitato di soggetti diversi. Per un singolo soggetto ciascun fotografo può eccedere la soglia di 5 fotografie solo avendo cura di scegliere angolazioni[3.1] o condizioni di luce significativamente diverse[3.2]. In caso di superamento della soglia senza il rispetto del suddetto principio di differenziazione, gli organizzatori si riservano il diritto di squalificare le sole foto ripetute o tutte le foto del concorrente indipendentemente dal soggetto ritratto.


3.1. Ad esempio le diverse stazioni di una via crucis o le opere all’interno di un museo.

3.2 A esempio diurna estiva, diurna invernale, innevata, notturna, luce dell’ora blu, ombre lunghe dell’alba.

    Art. 4 – Pregiuria nazionale

    Una pregiuria nominata da Wikimedia Italia sceglierà, a proprio insindacabile giudizio, una preselezione delle fotografie che partecipano al concorso secondo i criteri descritti nel bando.

    Art. 5 – Giuria nazionale

    La composizione della giuria sarà pubblicata sul sito ufficiale del concorso entro la metà del mese di settembre.

    La giuria, a suo insindacabile giudizio, sceglierà, tra le opere selezionate dalla pregiuria, quelle vincitrici, assegnando i premi ai loro autori/partecipanti.

    Art. 6 – Giurie regionali e locali

    La composizione delle giurie regionali e locali sarà resa pubblica entro la metà del mese di settembre.

    Le giurie regionali e locali, a loro insindacabile giudizio, sceglieranno le opere vincitrici, assegnando i premi ai loro autori/partecipanti.

    Gli organizzatori dei concorsi regionali e locali possono nominare pregiurie regionali e locali che effettueranno, a proprio insindacabile giudizio, una preselezione delle opere che partecipano al concorso regionale o locale secondo i criteri descritti nel bando.

    Art. 7 – Criteri per la selezione delle opere finaliste

    I criteri che saranno utilizzati da parte delle giurie per la valutazione e la scelta delle opere finaliste, laddove applicabili, sono:

    • qualità tecnica, includendo in questo anche la definizione e risoluzione dell’immagine, a cui verrà assegnato un peso nella valutazione pari al 30% del punteggio totale assegnato;
    • interpretazione personale ed equilibrio tra capacità narrativa ed estetizzazione, a cui verrà assegnato un peso pari al 20% del punteggio totale assegnato;
    • utilità per Wikipedia: qualità dell’immagine bilanciata con le esigenze di rappresentazione documentaria a cui verrà assegnato un peso pari al 50% del punteggio totale assegnato.

    A parità di valutazione, saranno privilegiate le immagini di monumenti scarsamente rappresentati nelle precedenti edizioni.

    Le 10 fotografie finaliste parteciperanno alla fase internazionale di Wiki Loves Monuments 2026, insieme alle finaliste degli altri Paesi coinvolti dal concorso.

    Ogni partecipante può ricevere un solo premio per ogni fase del concorso (regionale/locale e nazionale).

    Art. 8 – Scadenza e data di premiazione

    Le fotografie possono essere caricate a partire dalle 00:00:00 (ora italiana) del 1º settembre 2026. La data ultima di scadenza per caricare in Wikimedia Commons le proprie fotografie è fissata alle ore 23:59:59 (ora italiana) del 30 settembre 2026.

    La premiazione del concorso nazionale avverrà entro 4 mesi dal termine del concorso, in data e luogo che verranno successivamente definiti.

    Le premiazioni dei concorsi regionali e locali avverranno entro 5 mesi dal termine del concorso, in date e luoghi che verranno successivamente definiti.

    Art. 9 – Natura dei premi, montepremi e consegna

    I premi sono offerti da Wikimedia Italia e da suoi donatori, sponsor e partner tecnici. Il valore del montepremi verrà reso noto sul sito ufficiale del concorso e verrà calcolato sul totale del valore commerciale degli oggetti IVA inclusa.

    Wikimedia Italia avrà la facoltà di consegnare di volta in volta i premi alla cerimonia di premiazione.

    Per il concorso nazionale saranno premiati i primi 10 autori delle migliori fotografie in classifica caricate su Wikimedia Commons secondo le indicazioni del presente Regolamento. Di queste 10 fotografie, 5 saranno selezionate tra quelle raffiguranti un monumento appartenente alla categoria “ville e palazzi storici[9.1] presente nell’apposito elenco “Ville e palazzi storici”) e altre 5 tra quelle raffiguranti un’altra tipologia di bene culturale presente nell’apposito elenco. Gli elenchi di questi monumenti, filtrabili per categoria, sono disponibili sul sito del concorso.

    Per i concorsi regionali e locali il numero e l’entità dei premi saranno pubblicati sul sito del concorso entro il 15 settembre 2026. In ogni caso potranno essere premiati esclusivamente gli autori di opere caricate su Wikimedia Commons secondo le indicazioni del presente Regolamento, indipendentemente dal soggetto raffigurato, purché facente parte di uno degli elenchi sopra indicati.

    Gli organizzatori dei concorsi regionali e locali possono assegnare eventuali premi speciali sulla base di uno specifico tema o di un’area geografica.


    9.1. Rientrano in questa categoria i seguenti monumenti edificati prima del 1950: ville, palazzi residenziali, palazzi di rappresentanza, casali, masserie e cascine, limitatamente a quelli presenti negli elenchi disponibili su app.wikilovesmonuments.it.

      Art. 10 – Variazioni

      Qualsiasi variazione riguardante le modalità di partecipazione potrà essere adottata solo da Wikimedia Italia e, qualora ricorra la necessità, comunicata ai partecipanti.

      Art. 11 – Accettazione del Regolamento

      La partecipazione al concorso implica la conoscenza e accettazione integrale del presente regolamento.

      Art. 12 – Pubblicazione del Regolamento e miscellanea

      Il Regolamento e bando di concorso vengono pubblicati sul sito ufficiale di Wikimedia Italia.

      Gli organizzatori non potranno essere ritenuti in alcun modo responsabili dell’uso che terzi potranno fare delle foto scaricate dai siti riferibili agli organizzatori medesimi.

      Per ulteriori informazioni, scrivere al seguente indirizzo e-mail: contatti@wikilovesmonuments.it

      Dal 21 al 25 luglio 2026 Parigi ospiterà Wikimania 2026, il convegno annuale dedicato ai progetti Wikimedia e alla conoscenza libera. Cinque giorni di conferenze, workshop, incontri e momenti di confronto riuniranno volontari, sviluppatori, ricercatori, istituzioni culturali e organizzazioni affiliate provenienti da tutto il mondo per condividere esperienze, idee e buone pratiche sui progetti Wikimedia.

      Anche Wikimedia Italia sarà presente all’evento, con una delegazione composta dai cinque membri del consiglio direttivo, alcuni membri dello staff e 14 partecipanti selezionati attraverso le borse di partecipazione intitolate ad Alessio Guidetti.

      Libertà, Equità, Affidabilità

      Il tema scelto per l’edizione 2026 è Libertà, Equità, Affidabilità”, un invito a riflettere sul futuro della conoscenza libera e sul ruolo che il movimento Wikimedia può svolgere per garantire un accesso equo all’informazione, favorire la partecipazione delle comunità e generare un impatto positivo a livello globale: un filo conduttore che accompagnerà le numerose sessioni della conferenza.

      Il programma di Wikimania 2026

      Il programma comprende keynote, workshop pratici, panel di discussione, lightning talk, showcase, meetup e sessioni collaborative.

      I temi affrontati spaziano dalla relazione tra le istituzioni culturali e i progetti Wikimedia all’intelligenza artificiale, passando per la tecnologia, la diversità linguistica, l’accessibilità della conoscenza e il rafforzamento delle comunità locali.

      Gli interventi italiani

      Tra i protagonisti del programma ci saranno anche diversi rappresentanti italiani che, in lingua inglese, proporranno il proprio contributo. Tra questi:

      • Phyrexian e Darafsh con la sessione “Writing contests with prizes, a way to exchange knowledge with distant countries – the Italian collaboration with Persian and Russian communities”, in programma mercoledì 22 luglio alle 12:00 nella Room C+D. L’intervento racconterà l’esperienza di due editathon internazionali organizzate dalla comunità italiana insieme alla comunità persiana e a quella russa, con l’obiettivo di arricchire le rispettive enciclopedie attraverso la creazione di nuove voci dedicate all’Italia e ai due Paesi partner. Partendo dai risultati di queste iniziative, i relatori illustreranno come questo modello di collaborazione possa essere replicato da altre comunità Wikimedia, favorendo lo scambio di conoscenze, il dialogo internazionale e una rappresentazione più equilibrata delle diverse culture all’interno dell’enciclopedia libera.
      • Marta Arosio dello staff di Wikimedia Italia, con la lightning talk “Connecting GLAM and Communities: Insights from the Wikimedia Italia GLAM Grant”, dedicata alle collaborazioni con le istituzioni culturali, in programma per giovedì 23 luglio alle ore 16:00 e disponibile anche in streaming. Arosio presenterà il bando MAB di Wikimedia Italia, illustrando come musei, biblioteche e archivi possano pubblicare contenuti con licenze libere sui progetti Wikimedia. Attraverso esempi come la Biblioteca Arcivescovile Annibale De Leo di Brindisi, la Biblioteca del CNR di Roma, il Teatro Regio di Torino e i Musei di Strada Nuova di Genova, verranno mostrati i risultati concreti delle collaborazioni sviluppate negli ultimi anni.
      • Sempre nell’ambito delle collaborazioni GLAM, Dario Crespi e Marco Chemello dello staff di Wikimedia Italia presenteranno la lightning talk “Scaling GLAM partnerships with an open editorial toolkit: the ‘Sharing Culture’ path”. L’intervento illustrerà il kit di strumenti editoriali CC BY-SA sviluppato da Wikimedia Italia per rendere più semplici e replicabili le collaborazioni con le istituzioni culturali, attraverso guide pratiche, strumenti condivisi e un percorso formativo online dedicato proprio ad esse.
      • La valorizzazione delle comunità locali sarà invece al centro della presentazione “Bottom Up: Growing Wikimedia Projects from Local Initiatives in Italy to Wider Impact”, affidata a Mattia Nappi del consiglio direttivo di Wikimedia Italia, che racconterà il modello dei gruppi di coordinamento territoriali di Wikimedia Italia e le esperienze sviluppate in diverse regioni italiane, dalle editathon a Wiki Loves Monuments, passando per attività educative ed eventi pubblici.
      • La mattina di sabato 25 luglio alle ore 11:00 saranno invece in programma due sessioni con partecipazione italiana, entrambe disponibili anche in streaming. Pierpaolo Di Carlo, benoit, Garba John, Doc James, Stephane @Kiwix e Tim Moody prenderanno parte al workshop “Offline Hands On, a panel-led workshop on the challenges of enabling Access to Free Knowledge”, dedicato alle tecnologie che permettono di rendere accessibile la conoscenza libera anche nelle aree con connettività limitata, attraverso dispositivi offline e piattaforme apposite. Alla stessa ora Ilario Valdelli, insieme ad Alek Tarkowski, guiderà la sessione “Wikimedia AI Alliance – developing a Movement-aligned roadmap for collective intelligence”, dedicata al ruolo dell’intelligenza artificiale all’interno del movimento Wikimedia. L’obiettivo sarà avviare una riflessione condivisa su strumenti, governance e strategie che permettano di valorizzare l’intelligenza collettiva delle comunità Wikimedia nell’era dell’IA generativa.

      Il programma completo di Wikimania 2026 è disponibile sul sito ufficiale del convegno, dove è possibile consultare tutte le sessioni, gli orari e gli eventi previsti durante i cinque giorni della manifestazione.

      Clicca qui per scoprire il programma completo di Wikimania 2026

      Immagine in evidenza: Wikimania 2026 Wordmark Color di Eclos Production, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

      È online il programma di FOSS4G-IT & OSMit 2026

      Thursday, 2 July 2026 09:15 UTC

      Dal 9 all’11 luglio 2026 appuntamento a Trento per una nuova edizione di FOSS4G-IT & OSMit 2026, l’evento che riunisce appassionati, professionisti e ricercatori di software geografico libero, mappatura collaborativa, geografia digitale e OpenStreetMap.

      Gli incontri si terranno presso l’Università di Trento (Facoltà di Sociologia, in via Verdi 26) e saranno fruibili in modalità ibrida, con partecipazione in presenza e in streaming. 

      L’organizzazione dell’evento è curata dall’Università di Trento insieme a GFOSS.it e Wikimedia Italia

      Tre giorni di workshop, conferenze e comunità

      Il programma di FOSS4G-IT & OSMit 2026 si articola in tre giornate con format differenti

      • Giovedì 9 luglio: Workshop
      • Venerdì 10 luglio: Conferenza principale
      • Sabato 11 luglio: OSMit comunitario 

      La partecipazione è gratuita, ma con registrazione obbligatoria.

      È possibile iscriversi al seguente link: https://ticket.itwikicon.org/osmit/2026/.

      Giovedì 9 luglio  

      La giornata di giovedì sarà interamente dedicata ai workshop, con sessioni di 2 o 4 ore pensate per un approccio pratico. 

      Tra le attività previste:

      • OpenStreetMap Mapping Party (a cura di TomTom, presentazione di Chiara Angiolini): una sessione collaborativa per mappare insieme marciapiedi e attraversamenti pedonali su OpenStreetMap, con particolare attenzione alla micro-mobilità pedonale. Il workshop includerà introduzione al progetto, tutorial pratico e sessione di mappatura sul campo (è consigliato portare il proprio pc portatile).
         
      • Wikidata per i dati geospaziali (presentazione di Piergiovanna Grossi, Enrico Ferreguti, Daniele Santini): workshop introduttivo all’uso di Wikidata come fonte di dati aperti, con focus sull’estrazione di dataset geografici tramite SPARQL. L’attività è pensata per chi ha poca o nessuna esperienza con Wikidata o con il linguaggio di query.

      Venerdì 10 luglio 

      La giornata di venerdì ospiterà interventi di carattere tecnico, applicativo e istituzionale.

      Tra i talk in programma:

      • Double Interview: GRASS and QGIS PSC Chairs: un talk introduttivo sullo stato dei progetti QGIS e GRASS GIS, che avrà un valore particolarmente rilevante per la comunità. All’evento saranno infatti presenti due figure chiave della governance internazionale dei rispettivi progetti: Marco Bernasocchi, Chair del progetto QGIS, e Veronica Andreo, Chair del progetto GRASS: la loro partecipazione offrirà l’occasione per approfondire non solo gli ultimi sviluppi tecnici, ma anche temi come la governance dei progetti, le direzioni future e il ruolo delle comunità internazionali che li sostengono.
         
      • Il GIS Centre di Médecins Sans Frontières e l’openess: Il GIS Centre di Médecins Sans Frontières (MSF), insieme alla componente Missing Maps, presenterà l’uso operativo dei dati OpenStreetMap a supporto delle attività umanitarie in Papua Nuova Guinea, mostrando come GIS e mappatura possano avere impatto diretto sul terreno.
         
      • ANNCSU_MANAGER e geocodifica degli indirizzi italiani (a cura di Luigi Pirelli): intervento dedicato al plugin QGIS per la gestione del database ANNCSU, il sistema ufficiale italiano per la geocodifica dei numeri civici. Il progetto integra diversi strumenti di geocoding e supporta i comuni nella gestione e aggiornamento degli indirizzi territoriali. 

      Sabato 11 luglio 

      La giornata conclusiva sarà interamente dedicata alla comunità OpenStreetMap e agli interventi proposti in modo collaborativo.

      La giornata di sabato, costruita come evento comunitario aperto, prevede infatti un programma dove chiunque può proporre interventi fino a ridosso dell’evento, disponibile alla seguente pagina: https://wiki.openstreetmap.org/wiki/Italy/Events/OSMit_2026.

      È possibile inserire la propria proposta d’intervento al seguente link: https://wiki.openstreetmap.org/wiki/Italy/Events/OSMit_2026/ProposteInterventi.

      Tra gli interventi in programma troviamo:

      • Il ruolo della OpenStreetMap Foundation nella sostenibilità del progetto OpenStreetMap (intervento di Maurizio Napolitano, direttivo della OpenStreetMap Foundation): racconterà il ruolo della Foundation nel supporto e nella sostenibilità del progetto globale OpenStreetMap, tra sfide organizzative e sviluppo futuro.
         
      • Panoramax in Italia (talk di Daniele Santini, vicepresidente di Wikimedia Italia): dedicato allo stato del progetto Panoramax in Italia e allo sviluppo di una possibile istanza nazionale per la comunità, dopo le limitazioni legate all’hosting delle immagini sulla piattaforma francese.

      Informazioni e programma completo

      Consulta qui il programma delle giornate di giovedì e venerdì: https://talks.osgeo.org/foss4g-it-2026/schedule/.

      Clicca qui per iscriverti gratuitamente a FOSS4G & OSMit 2026

      Immagine in evidenza: FOSS4G-IT – OSMit 2024 12 di Anisa Kuci (WMIT), CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

      È ufficialmente iniziata la fase di raccolta delle proposte per i temi del programma e delle richieste di borse di partecipazione per itWikiCon 2026, il convegno annuale della comunità Wikimedia italofona.

      L’evento, dedicato a chi contribuisce a Wikipedia, Wikidata, Wikimedia Commons e agli altri progetti della conoscenza libera, si terrà dal 6 all’8 novembre 2026 a Vezia (Lugano) e si conferma anche quest’anno come uno spazio centrale per il confronto e la collaborazione all’interno della comunità.

      Un programma interamente costruito dalla comunità

      Il programma sarà interamente partecipativo: chiunque può proporre temi, interventi, workshop o momenti di discussione. Particolare attenzione sarà data ai formati interattivi, come workshop e sessioni collaborative, con l’obiettivo di favorire lo scambio di esperienze e la costruzione di soluzioni condivise alle sfide dei progetti Wikimedia.

      Le idee raccolte in questa fase serviranno come base per la definizione del programma definitivo, che verrà selezionato definito durante l’estate. Successivamente, verrà avviata la conferma da parte dei relatori.

      Tutte le informazioni e le modalità di partecipazione sono disponibili alla seguente pagina: https://meta.wikimedia.org/wiki/ItWikiCon/2026/Programma.

      Discussione e aggiornamenti sono disponibili anche sulla pagina del Bar di Wikipedia: https://w.wiki/Ruo9.

      Le borse di partecipazione a itWikiCon 2026

      È inoltre aperta la fase di candidatura per le borse di partecipazione, offerte da Wikimedia Italia e Wikimedia CH, che permettono di richiedere un sostegno economico per coprire spese di viaggio e alloggio.

      Le candidature resteranno aperte dal 29 giugno al 31 luglio 2026. Maggiori informazioni sono disponibili qui: https://meta.wikimedia.org/wiki/ItWikiCon/2026/Borse.

      Il link al form per richiedere la borsa è il seguente: https://survey.itwikicon.org/index.php/663533.

      Partecipazione e contatti

      Le iscrizioni al convegno apriranno a settembre, ma è già possibile pre-iscriversi all’evento inserendo il proprio nome utente nella sezione corrispondente presente a questo link: https://meta.wikimedia.org/wiki/ItWikiCon/2026/Partecipanti.

      Per domande o suggerimenti è possibile contattare l’organizzazione tramite la pagina di discussione o via e-mail all’indirizzo info@itwikicon.org.



      Immagine in evidenza: ItWikiCon 2025 – Group photos 03 (cropped) di Niccolò Caranti, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

      Le voci più lette su Wikipedia a maggio 2026

      Wednesday, 24 June 2026 08:09 UTC

      Tra gli argomenti che hanno maggiormente catturato l’attenzione dei lettori e delle lettrici dell’enciclopedia libera nel mese scorso troviamo la scomparsa di Alex Zanardi, i nuovi sviluppi del delitto di Garlasco e i successi di Jannik Sinner. Non mancano, inoltre, temi legati a cinema, televisione e musica. Grazie al contributo dei volontari Oltrepier, Paul Gascoigne e Ashoppio, vi presentiamo le dieci voci più lette su Wikipedia in italiano nel mese di maggio 2026.

      Alex Zanardi (824.339 visite)


      Il mese di maggio si è aperto con l’improvvisa scomparsa dell’ex pilota e paraciclista a soli 59 anni. Nato a Bologna e appassionato di motori fin dall’infanzia, negli anni novanta Zanardi gareggiò in Formula 1 al volante delle monoposto di Jordan, Minardi, Lotus e Williams, per poi passare alla CART americana, dove si confermò due volte campione. Nel 2001, durante una gara al Lausitzring in Germania, fu vittima di un terribile incidente che gli causò l’amputazione di entrambe le gambe. Tuttavia, dopo una lunga riabilitazione, Zanardi riuscì a tornare alle competizioni automobilistiche con vetture adattate, per poi passare all’handbike, disciplina in cui raggiunse risultati eccezionali, vincendo quattro medaglie d’oro e due d’argento ai Giochi Paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016. In parallelo, si dedicò ad altri progetti, conducendo per Rai 3 i programmi E se domani e Sfide, in cui diede prova dell’animo bonario e riflessivo che lo aveva reso amato da molti, in Italia e all’estero. A seguito di un incidente stradale in handbike, Zanardi non apparse più pubblicamente a partire dal 2020. I suoi funerali sono stati celebrati il 5 giugno, alla Basilica di Santa Giustina a Padova, dove viveva con la famiglia.

      Delitto di Garlasco (545.100 visite)

      Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nell’agosto 2007, sembrava chiuso nel dicembre 2015 con la condanna definitiva dell’ex fidanzato Alberto Stasi, proclamatosi sempre innocente. Tuttavia, un colpo di scena è sopraggiunto nel marzo dello scorso anno, quando la procura di Pavia e il Nucleo Investigativo di Milano hanno aperto una nuova indagine sulle tracce di DNA rinvenute sul corpo della vittima, che ha portato al coinvolgimento di Andrea Sempio, già chiamato in causa nel 2016 dopo una perizia genetica, prima che le accuse contro di lui venissero archiviate. Ma, nel novembre del 2025, la perizia aveva stabilito che il nuovo campione di DNA analizzato era compatibile con quello di Sempio. Nel corso di quest’anno gli accertamenti sono proseguiti, fino alla decisione della procura di Pavia, arrivata lo scorso 8 maggio, di chiudere le indagini su Sempio e procedere con la revisione del processo di Stasi. Quest’ultimo è stato poi rilasciato dal carcere di Bollate il 14 giugno, su decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano, venendo affidato ai servizi sociali.

      Jannik Sinner (542.367 visite)

      Per il secondo mese consecutivo, il tennista altoatesino entra nella nostra classifica, stavolta grazie al successo agli Internazionali di Roma, che lo ha reso il primo italiano ad aggiudicarsi il trofeo a 50 anni esatti dall’ultima volta, in cui prevalse Adriano Panatta. Con questa vittoria, Sinner è diventato anche il più giovane giocatore (e il secondo in assoluto, dopo Novak Đoković) a completare il Career Golden Masters, avendo vinto tutti i nove tornei ATP Masters 1000. È diventato anche l’unico giocatore a conquistare il titolo dei primi cinque Masters 1000 stagionali e il secondo, dopo Rafael Nadal nel 2010, a vincere tutti e tre i tornei Masters 1000 su terra battuta nella stessa stagione, avendo trionfato anche a Monte-Carlo e a Madrid.

      Michael Jackson (507.997 visite)

      
Il successo del nuovo biopic Michael, uscito nelle sale lo scorso 22 aprile e dedicato alla vita del “Re del Pop”, ha fatto sì che anche questo mese si riposizionasse nella classifica delle voci più lette. Il film, diretto da Antoine Fuqua e con protagonista Jaafar Jackson, nipote del cantante, racchiude tutti i momenti chiave della prima fase della carriera dell’artista, dall’esordio con i Jackson 5 fino all’apice del successo con il Bad World Tour. Tuttavia, nonostante l’enorme riscontro al botteghino (che è valso il miglior esordio di sempre per un film biografico), la pellicola ha ricevuto anche diverse critiche, venendo considerato come l’ennesimo tentativo della Estate di Jackson di riabilitarne l’immagine dalle accuse di abusi su minori che hanno segnato gli ultimi anni della sua vita, come ad esempio, quelle formulate nel 1993 dalla famiglia di Jordan Chandler, inizialmente previste nel film, ma poi escluse per motivi legali.

      Banda della Uno bianca (331.427 visite)


      La Banda della Uno Bianca è stata una delle organizzazioni criminali più feroci della storia italiana e lo scorso mese è tornata al centro dell’attenzione mediatica per via di alcune interviste ai fratelli Savi, ex componenti di spicco del gruppo. Lo scorso 5 maggio, durante un’intervista a Belve Crime (Rai 2), Roberto Savi ha sostenuto che la Banda della Uno Bianca avrebbe ricevuto protezione da persone vicine ai servizi segreti e ad apparati dello Stato, affermando che alcune azioni sarebbero state compiute su richiesta di soggetti esterni. Le sue dichiarazioni hanno portato la Procura di Bologna ad aprire nuove indagini, ma sono state poi smentite da Fabio Savi che, intervistato da Francesca Carollo per lo speciale “Carceri” di Quarto grado (Rete 4), ha smentito le dichiarazioni del fratello, sostenendo invece che il gruppo agì sempre in autonomia e per un movente esclusivamente economico.



      Luciano Darderi (325.184 visite)

      Oltre a Sinner, gli ultimi Internazionali di Roma hanno visto come protagonista anche il tennista nato in Argentina naturalizzato italiano, che ormai da alcuni anni rientra tra i 30 migliori tennisti al mondo, grazie alle numerose vittorie sulla terra rossa. A Roma, Darderi è riuscito a spingersi sino alle semifinali, dopo aver superato la testa di serie n.2 Alexander Zverev e la giovane promessa spagnola Rafael Jódar, prima di essere sconfitto dal norvegese Casper Ruud. A rendere più amara la sconfitta sono state le critiche a seguito di un filmato che mostrava il tennista entrare in campo dimenticandosi di tenere la mano alla bambina che lo avrebbe dovuto accompagnare. Nonostante le scuse di Darderi, il video ha generato forti polemiche tra i fan.

      Eurovision Song Contest 2026 (307.256 visite)

      Dal 12 al 16 maggio di quest’anno, si è tenuta a Vienna la 70a edizione della celebre kermesse canora europea, un’edizione segnata da ampie contestazioni e dal boicottaggio di Islanda, Spagna, Paesi Bassi, Irlanda e Slovenia, in segno di protesta contro la partecipazione di Israele alla competizione, nonostante il suo coinvolgimento nei conflitti a Gaza e in Iran. La vittoria è andata alla cantante bulgara Dara, con il brano Bangaranga, proprio davanti al cantante israeliano Noam Bettan, classificatosi secondo tra le polemiche per presunti brogli nel televoto. L’Italia è stata invece rappresentata da Sal Da Vinci, vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo con Per sempre sì, che ha concluso l’ESC al quinto posto.

      Il diavolo veste Prada 2 (281.364 visite)

      Uscito nelle sale il 29 aprile scorso, il sequel del celebre film del 2006 è stato uno dei maggiori successi cinematografici dell’anno sia a livello internazionale, sia in Italia, dove ha incassato oltre 30 milioni di euro, diventando uno dei pochi film del periodo post-pandemico a superare questo traguardo. Il film ha riportato sul grande schermo l’iconico personaggio di Miranda Priestly, interpretata da Meryl Streep, affiancata ancora una volta da Andrea “Andy” Sachs, interpretata da Anne Hathaway. Questa volta, le due si trovano a confrontarsi con un’industria della moda profondamente trasformata, in cui il declino dell’editoria tradizionale e l’ascesa dei social media, degli influencer e delle piattaforme digitali stanno ridefinendo le regole del settore, costringendo anche Runway ad adattarsi ai nuovi equilibri del fashion system.



      Rai (255.557 visite)


      Anche la televisione di Stato italiana, come Sinner, è ormai una presenza abituale di questa classifica. A maggio, oltre all’Eurovision Song Contest, è spiccato il successo della miniserie Buonvino – Misteri a Villa Borghese, trasmessa su Rai 1, che ha superato i 3 milioni di telespettatori e il 20% di share in alcune serate. Come di consueto, le reti RAI hanno trasmesso tutte le tappe del Giro d’Italia, vinto dal danese Jonas Vingeegard, oltre ad altri importanti eventi sportivi, come le regate preliminari dell’America’s Cup, svoltesi a Cagliari e vinte da Luna Rossa, e anche le partite finali della Serie A femminile, in cui ha prevalso di nuovo la Roma.



      Episodi di The Boys (quinta stagione) (250.372 visite)


      La serie di Prime Video, conclusasi con la quinta stagione, è stata uno dei maggiori successi di critica e pubblico degli anni Venti del Duemila. Basata sull’omonimo fumetto creato da Garth Ennis e Darick Robertson, The Boys ha ribaltato i cliché classici del genere supereroistico, raccontando un mondo distopico in cui i supereroi, anziché essere esempi di giustizia e altruismo, sono figure corrotte, violente e manipolate dal potere politico ed economico. A contrastarli c’è il gruppo dei The Boys, una squadra di vigilanti guidata da Billy Butcher (Karl Urban), determinata a smascherare e fermare gli abusi della squadra dei “Sette”. L’ultima stagione culmina nello scontro finale contro Patriota, mettendo in scena l’epilogo del conflitto che ha attraversato l’intera serie e portando a compimento le vicende dei suoi protagonisti.



      Immagini in evidenza:

      Alex Zanardi in Gara alle Paralimpiadi (cropped) di Roberto Serratore, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

      Press conference for the film “The Devil Wears Prada 2” – 55194504803 (cropped) di Ministry of culture, sports and Tourism- Lee Jeong-woo, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

      Si è da poco concluso ad Acireale l’evento organizzato dai volontari di OpenStreetMap in Sicilia “Mappiamo le Aci”. L’iniziativa, finanziata da Wikimedia Italia, ha visto la collaborazione logistica del CAI (Club Alpino Italiano) di Acireale, della FIAB di Acireale e della Pro Loco di Acireale, con il patrocinio del Comune di Acireale.

      Due giorni per mappare Acireale

      “Mappiamo le Aci” si è svolto in due giornate:

      • Pre-mapping Day (16 maggio), durante il quale Antonino Faro, Coordinatore regionale della Sicilia per OpenStreetMap, ha illustrato agli enti partecipanti cos’è OpenStreetMap e come si contribuisce alla piattaforma;

      • Mapping Day (17 maggio), durante il quale è stato mappato il centro storico di Acireale, utilizzando strumenti come StreetComplete ed Every Door.
      Presentation of OSM and mapping party by the Sicily local group in Acireale, May 2026 01 di Auregann, CC BY 4.0, da Wikimedia Commons

      La mappatura

      I mappatori coinvolti si sono concentrati sul centro cittadino, ottenendo un livello di precisione altissimo e modificando complessivamente oltre 470 elementi.
       
       L’attenzione si è focalizzata sull’aggiunta e sull’aggiornamento delle attività commerciali del centro storico – in alcuni casi inserendo fino a 21 parametri di dettaglio per un singolo negozio – oltre a una mappatura dettagliata della Villa Belvedere e di Piazza Garibaldi.

      Mappa alla mano, sono stati registrati l’ordine e la posizione degli stalli, la tipologia di raccolta differenziata dei cassonetti e persino la presenza degli schienali sulle panchine.

      Informazioni libere, gratuite e alla portata di tutti

      Tutte le informazioni raccolte sono completamente libere, gratuite e accessibili a chiunque voglia farne uso, dai cittadini ai turisti, fino agli sviluppatori che desiderano creare nuove applicazioni per il territorio.

      Questi dati verranno inoltre condivisi con il Comune di Acireale per fornire uno strumento prezioso a beneficio della collettività e degli uffici tecnici.

      A seguire riportiamo la testimonianza del CAI Giovani, che riflette sull’importanza dell’evento:

      “Il Club Alpino Italiano, Sezione di Acireale, ha partecipato all’evento OSM ‘Mappiamo le Aci’, organizzato da Wikimedia Italia, a cui ha dato con piacere supporto logistico e organizzativo, offrendo per la giornata di pre-mapping la propria sede.

      Grande è stata la partecipazione, in particolare del CAI Giovani Acireale, che ha contribuito attivamente alle attività della piattaforma di mappatura libera.

      Per il CAI è stata un’attività prolifica, importante e soddisfacente. Molti sono i vantaggi che il Club Alpino può trarre da OSM. Oltre alla mappatura di ambienti urbani, extraurbani, montani e naturali, rappresenta un ottimo supporto come mappa digitale e strumento di orientamento durante le attività in ambiente.

      Inoltre, può rivestire grande importanza come contributo tecnico per la SOSEC, il gruppo di soci CAI che si occupa della manutenzione e della tracciatura dei sentieri di tutta Italia. In particolare, sono numerosi i chilometri di percorsi curati dalla Sezione di Acireale nel territorio siciliano.

      Il CAI Acireale, grato per questo ammirevole evento, è pronto ad accogliere in futuro altre iniziative simili per continuare a promuovere la formazione e l’utilizzo di OSM.”

      Immagine: Foto di fine evento – Mappiamo le Aci (Acireale) (cropped) di Antonino Faro, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

      Si è concluso il laboratorio Wikimedia collegato all’insegnamento di Archeologie postclassiche dell’Università degli Studi di Padova, tenuto dalla prof.ssa Alejandra Chavarría Arnau e seguito da Marco Chemello in qualità di tutor Wikimedia.

      Il percorso ha coinvolto 29 studenti ed è stato suddiviso in più fasi: un incontro di presentazione iniziale, un corso online dedicato alle linee guida di Wikipedia, un periodo di attività di contribuzione autonoma e una revisione finale con pubblicazione delle voci.

      La struttura del laboratorio

      Durante il primo incontro, sono stati introdotti gli strumenti di lavoro e le principali regole della piattaforma, tra cui il rispetto del diritto d’autore, i cinque pilastri di Wikipedia e l’importanza delle fonti. Gli studenti hanno poi seguito un corso online per apprendere in modo più approfondito le modalità di contribuzione all’enciclopedia libera.

      Nelle settimane successive si è svolta la fase di lavoro autonomo, con la redazione dei contenuti in gruppi e la creazione delle voci nelle pagine di prova, sotto revisione dei tutor e della docente. Il percorso si è concluso con un incontro finale di revisione e la pubblicazione delle voci nel namespace principale.

      Il risultato finale

      Il risultato finale è stato il lavoro su 15 voci dedicate a palazzi, chiese, porte e architetture medievali di Padova: 9 voci sono state ampliate e 6 nuove voci sono state create. Tra queste figurano Palazzo Montorsi, Casa della Dogana, Palazzo dei Podestà Forestieri, Casa Olzignani, Torre dei Dotto e Porta delle Torricelle.

      Il progetto ha inoltre arricchito Wikimedia Commons con oltre 100 immagini, tra fotografie realizzate dagli studenti e materiali storici utili a documentare il patrimonio architettonico cittadino.

      L’iniziativa ha permesso agli studenti di sperimentare un uso pubblico e verificabile della ricerca universitaria, contribuendo al tempo stesso a migliorare la qualità delle informazioni disponibili online sul patrimonio storico di Padova, in linea con la terza missione dell’ateneo.

      Maggiori dettagli sono disponibili alla pagina seguente: https://it.wikipedia.org/wiki/Progetto:Coordinamento/Universit%C3%A0/UNIPD/Archeologie_postclassiche_2025-26.

      Immagine: Padova – Oratorio San Michele (cropped) di YukioSanjo, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

      Tra i vincitori del bando MAB 2026 di Wikimedia Italia c’è l’Istituto Italiano di Studi Germanici (IISG), con un progetto volto a valorizzare materiali rari conservati nel Fondo Giuseppe Gabetti. Il fondo documenta le esplorazioni groenlandesi dei primi del Novecento e le relazioni scientifiche tra l’Italia e i Paesi nordici.

      Il nucleo progettuale include cartografie e tavole, anche legate a doni e presentazioni istituzionali, documentazione fotografica, riproduzioni di ritratti di personalità – esploratori, geografi, scienziati, autorità – e acquerelli di paesaggi. Tra essi, rientrano la cartografia della Groenlandia in edizione dedicata a Gabetti (Danish Geodetic Institute, 1932), donata da Lauge Koch e connessa al ciclo di spedizioni 1917-1923; l’album Erik Werenskiold – Tegninge (Gyldendal Norsk Forlag, 1937), con 24 tavole di riproduzioni di disegni: ritratti – tra cui Ibsen e Bjørnson – e illustrazioni per “Familien på Gilje” di Jonas Lie, esemplare raro, unico in Italia e presente in sole due biblioteche europee (Copenaghen e Oslo).

      L’obiettivo è quello di pubblicare il corpus su Wikimedia Commons, con licenze libere. I materiali saranno inoltre accompagnati da metadati descrittivi e da dati strutturati collegati a Wikidata.

      Gli eventi organizzati dall’IISG nel mese di maggio

      Nel mese di maggio sono state svolte due attività collegate al progetto Wikimedia:

      • 7 maggio: giornata di studi sulla Groenlandia in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma. Una parte dell’incontro è stata dedicata alla presentazione e alla promozione del progetto Wikimedia.
      • 25 maggio: presso l’IISG si è tenuto un incontro con Camillo Pellizzari e Alessandro Marchetti, membri italiani del working group DH Wiki di DARIAH. L’iniziativa è stata dedicata a Wikidata e al data round-tripping (la sincronizzazione reciproca dei dati tra Wikidata e altri database, in modo che le correzioni e i miglioramenti possano viaggiare in entrambe le direzioni), rivolta anche a ricercatori e studiosi dell’Istituto.

      
Le testimonianze

      Di seguito le testimonianze della dott.ssa Eleonora De Longis, Responsabile della Biblioteca e degli Archivi storici dell’IISG, e di Alessandro Marchetti, membro italiano del working group DH Wiki di DARIAH, in merito agli eventi.

      Eleonora De Longis

      “La giornata del 7 maggio – Global North, Global South, Global Arctic. History and Present Shocks – ha offerto una cornice preziosa per situare il progetto Wikimedia dell’Istituto Italiano di Studi Germanici dentro un dibattito più ampio sull’Artico nel nuovo ordine mondiale. Il mio intervento – The Wikimedia Project and Italy-Arctic Relations – ha provato a fare due cose insieme: spostare lo sguardo all’indietro di un secolo e in avanti, verso l’open access.

      All’indietro, mostrando che il rapporto culturale e scientifico tra l’Italia e la Groenlandia non nasce con le scosse di questi ultimi anni: ha almeno un secolo, e ha avuto in Giuseppe Gabetti uno dei suoi snodi più importanti. Il cuore della comunicazione è stato il Map of North Greenland di Lauge Koch, l’imponente cartografia in diciotto tavole che il geologo danese dedicò personalmente a Gabetti nel novembre 1932 – pochi mesi dopo la fondazione dell’IISG, e nel pieno della contesa di sovranità tra Danimarca e Norvegia per la Groenlandia orientale.

      In avanti, illustrando il progetto che IISG e Wikimedia Italia stanno costruendo grazie al bando MAB 2026-2028: la pubblicazione su Wikimedia Commons di una selezione organica del Fondo Gabetti – oltre duecento file in alta risoluzione, metadati strutturati su Wikidata e prosecuzione su OpenStreetMap per i toponimi storici.

      Quello che emerge è una vocazione doppia. Da un lato, riportare in pubblico dominio digitale un patrimonio quasi invisibile, che raccontauna rete di scambi scientifici densissima. Dall’altro, riconoscere che quelle stesse mappe – battezzate in danese, con i toponimi indigeni Inuit spesso assenti – sono state strumento di sovranità, e che l’open access può diventare oggi un piccolo gesto di restituzione verso le comunità rappresentate.

      La collaborazione con Wikimedia Italia è molto più di un sostegno: è un’infrastruttura culturale di democrazia del sapere.

      Alessandro Marchetti

      “L’intervento presentato con Camillo Pellizzari nasce dal lavoro sviluppato negli ultimi anni nel contesto delle attività di Wikimedia Svizzera e del working group DHWiki di DARIAH. È in questo quadro che siamo entrati in contatto con l’Istituto Italiano di Studi Germanici, e l’attività è stata proposta anche come occasione di restituzione e ringraziamento per l’ospitalità.

      Abbiamo svolto una formazione con particolare attenzione ai temi di Wikidata, Wikibase e del cosiddetto data round-tripping, cioè il raffinamento reciproco dei dati tra piattaforme Wikimedia e authority file o database esterni.

      Durante l’incontro sono state presentate quindi sia un’introduzione pratica all’ecosistema Wikimedia per il patrimonio culturale – con esempi relativi a Wikidata e Wikimedia Commons – sia alcune riflessioni sulle prospettive del data round-tripping e sull’interazione tra knowledge graph Wikimedia e sistemi di autorità bibliografica e archivistica.”

      Immagine: Copepoda (1915) (20672486936) (cropped) di With, Carl;Hansen, H. J. (Hans Jacob), 1855-1936, No restrictions, via Wikimedia Commons

      La comunità italiana di OpenStreetMap dispone da qualche anno di un punto di riferimento condiviso: un portale online dedicato, osmit.it, che si arricchisce oggi di una nuova funzionalità molto attesa.
       

      Il sito si rivolge sia ai contributori già attivi, sia a chi si avvicina per la prima volta al progetto, con l’obiettivo di diventare il punto di accesso comune alle attività della comunità OSM italiana.
       
      Il portale è frutto di un importante lavoro collettivo di sviluppo e revisione, che ha coinvolto volontarie e volontari della comunità.

      La nuova mappa interattiva con due stili di visualizzazione

      La principale novità riguarda la mappa interattiva integrata, ora disponibile con due stili di visualizzazione. Il primo è uno stile cartografico italiano, pensato per la consultazione generale del territorio, con i toponimi disponibili in italiano. Il secondo è uno stile escursionistico, dedicato a chi utilizza i dati OpenStreetMap per attività outdoor, escursioni e percorsi sul territorio.
       
      Questa doppia modalità rende il portale utile non solo alla comunità dei mappatori, ma anche a chi usa concretamente i dati OSM nella vita quotidiana o nelle proprie attività all’aperto.
       
      Le tile utilizzate dalla mappa sono erogate dal servizio tile.osmit.it, gestito da Wikimedia Italia e finanziato tramite donazioni. Le “tile” sono piccole porzioni della mappa che vengono caricate di volta in volta per consentirne la visualizzazione e la navigazione. Chi volesse integrare queste tile in propri progetti o applicazioni, è invitato a consultare la politica di utilizzo, che definisce i requisiti tecnici, le condizioni di attribuzione e i limiti d’uso per tutelare il servizio a beneficio di tutta la comunità.
       
      Clicca qui per consultare la politica di utilizzo

      Gli strumenti della comunità in un’unica interfaccia

      osmit.it raccoglie in un unico spazio i principali strumenti utilizzati dalla comunità italiana: WikiOSM, LearnOSM, il Tasking Manager Italia, Estratti OSM Italia e uMap, insieme a sezioni dedicate ai nuovi mappatori, al controllo qualità della mappa e alle applicazioni mobili basate su dati OpenStreetMap.

      Centralizzare strumenti e risorse abbassa le barriere per i nuovi contributori e rende più agevole l’attività quotidiana della comunità.

      Un hub per tutta la comunità

      Con questo aggiornamento, osmit.it consolida il suo ruolo di hub centrale per OpenStreetMap in Italia. Il portale non è solo una raccolta di link e risorse: è uno spazio comune che riflette la vitalità e la collaborazione della comunità italiana, impegnata ogni giorno a migliorare la mappa libera del mondo.
       
      Chiunque voglia esplorare OpenStreetMap, iniziare a contribuire o semplicemente trovare gli strumenti giusti può partire proprio da osmit.it.

      Sostieni la comunità italiana di OpenStreetMap

      Dal 2016 Wikimedia Italia è il capitolo italiano ufficiale della OpenStreetMap Foundation e sostiene la crescita della comunità italiana di OpenStreetMap, sviluppando e mantenendo gli strumenti tecnici che rendono possibile la mappatura libera.

      OpenStreetMap viene utilizzata ogni giorno da cittadini, enti, associazioni e organizzazioni umanitarie: con la tua donazione, potremo mantenere attivi i servizi di mappatura, sostenere le attività dei volontari, i quali continueranno a rendere disponibili dati geografici liberi e accessibili a tutti.

      Immagine in evidenza: Leaflet | © OpenStreetMap contributors. Stile dei tasselli di OSM escursionistico ospitato da Wikimedia Italia.

      Il Wikimedia Hackathon, ospitato quest’anno per la prima volta a Milano, ha rappresentato un momento particolarmente significativo per l’intero movimento Wikimedia.

      Più di 200 partecipanti provenienti da tutto il mondo si sono incontrati per lavorare a progetti tecnici, strumenti e soluzioni a beneficio della conoscenza libera, in un clima di collaborazione, scambio e innovazione. Tra i momenti più caratteristici dell’edizione milanese anche il viaggio a bordo di uno storico tram cittadino, che ha accolto 60 wikimediani in un viaggio insolito e informale attraverso la città.

      WikiTram at Wikimedia Hackathon di Francesca Pinto (WMIT), CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

      Per l’occasione, Wikimedia Italia ha collaborato con la Wikimedia Foundation nell’organizzazione dell’evento, rafforzando ulteriormente la sinergia tra comunità locale e rete globale.

      Le testimonianze dei partecipanti italiani al Wikimedia Hackathon

      Wikimedia Italia ha reso disponibili sei borse di partecipazione destinate a volontarie e volontari interessati a prendere parte all’evento e a rafforzare il proprio contributo tecnico ai progetti Wikimedia, portando l’esperienza della comunità italiana in un contesto internazionale. Di seguito sono riportate alcune testimonianze di borsisti e volontari che hanno partecipato all’Hackathon.

      Piergiovanna Grossi

      È stato il mio primo Hackathon e l’esperienza mi ha lasciato davvero entusiasta. Ho apprezzato moltissimo l’atmosfera di collaborazione creata da persone molto diverse tra loro, provenienti da tante parti del mondo. Mi ha colpito la gentilezza e la disponibilità che ho ricevuto da tanti/e partecipanti.

      Mi è piaciuto poter contribuire in modo concreto ai progetti Wikimedia e vivere un’esperienza in cui la condivisione della conoscenza e la collaborazione erano davvero al centro. Sono uscita dall’Hackathon con una sensazione molto positiva e con la consapevolezza di quanto possa essere bella l’umanità quando le persone lavorano insieme con apertura, rispetto e obiettivi comuni.

      Wikimedia Hackathon, Milano 2026, giorno 3 (00836) di Francesco Tosoni, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

      Giovanni Pennisi

      Sono molto grato a Wikimedia Italia per l’opportunità che ho avuto – grazie alla borsa di partecipazione – di partecipare ancora una volta ad un importante evento internazionale, che molto fieramente era ospitato dal nostro capitolo. Queste occasioni sono perfette per conoscere nuove persone e rivedere persone con le quali si va instaurando (o si è già instaurato) un magnifico rapporto, sviluppando nuove competenze e approfondendo aspetti sia (molto) tecnici, che strettamente wiki ma anche extra e trasversali di grande impatto nella vita di tutti i giorni e sui progetti. Contribuisco quotidianamente all’universo Wikimedia e OpenStreetMap, ma farlo nella stessa stanza insieme ad altre 200 persone di tutto il mondo è una sensazione impagabile, che mi dà la carica per continuare a impegnarmi per la conoscenza libera e nell’organizzare eventi locali sul territorio, aumentando il coinvolgimento anche di esterni.

      Super nabla

      Un mio risultato principale durante l’hackathon è stato lo sviluppo e il dispiegamento su Toolforge di MediaWiki Accessibility Checker (accessibility-checker), uno strumento per valutare l’accessibilità delle pagine HTML, inclusi i progetti (come le voci di Wikipedia). Il tool guida gli sviluppatori e i contributori affinché i contenuti digitali siano navigabili e accessibili a tutti, in particolare agli utenti che si avvalgono di tecnologie assistive. […] Inoltre, una delle esperienze migliori è stata l’incontro con gli altri membri del mio gruppo di utenti di Indic MediaWiki Developers. Sono l’unico membro del gruppo non indiano (videśī). Ho consegnato loro alcune confezioni di Gianduiotti – dall’Italia del nord – e di cioccolato di Modica – dall’Italia del sud: chiaramente, i primi ai nordindiani; i secondi ai sudindiani.

      Abbiamo scattato molte foto, alcune delle quali sono state caricate in https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Wikimedia_Hackathon_2026_by_day.

      Ho consegnato al gruppo una copia di un’edizione in lingua bengalese del Giornalino di Gian Burrasca, edito da Samatat Snstha (Calcutta), una casa editrice specializzata nell’istruzione infantile e nella letteratura per l’infanzia. 
[…] Il libro era stato tradotto grazie a un finanziamento dell’Unione Europea dall’esperanto al bengalese. Ringrazio Wikimedia Italia per l’opportunità, alla prossima!

      Wikimedia Hackathon, Milano 2026, giorno 1 (00673) di Francesco Tosoni, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

      Michele Lavazza

      La mia partecipazione come volontario all’Hackathon si è limitata all’accoglienza dei partecipanti alla stazione di Bovisa la sera del 30 aprile e al presidio dell’help desk nei tre giorni successivi. È sempre molto piacevole e stimolante partecipare a un evento Wikimedia in presenza. Ho conosciuto molte persone, compresi diversi membri dello staff della Wikimedia Foundation, che mi hanno raccontato cose interessantissime sul loro lavoro, ad esempio nell’ambito Trust and Safety, di cui non sapevo nulla. Trovo impressionante che, nella galassia di MediaWiki e delle sue estensioni, così tanto lavoro e di così alta qualità venga fatto in larga parte da persone che collaborano da remoto, ma è molto bello e penso utile che ogni tanto si tengano eventi in presenza come questo.

      Il valore dell’hackathon

      L’Hackathon 2026 di Milano conferma il valore di questi appuntamenti come spazi in cui la collaborazione tecnica si intreccia con la dimensione umana e comunitaria del movimento Wikimedia: un’esperienza resa ancora più significativa dalla partecipazione internazionale e dalla collaborazione tra Wikimedia Italia e Wikimedia Foundation.

      Immagine in evidenza: Wikimedia Hackathon 2026 group photo 01 di Mike Peel, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

      La voce su di me in Wikipedia

      Tuesday, 7 April 2026 02:51 UTC

      la voce su di me in it.wiki Sono più di vent’anni che edito Wikipedia. Ma come sapete faccio tante cose, e ogni tanto qualcuno pensa che almeno Wikipedia in lingua italiana dovrebbe avere una voce su di me. (C’è da una vita un Maurizio Codogno, ma è un ex calciatore e allenatore mio omonimo). Io non sono per nulla d’accordo, e ho cancellato più volte la voce su di me: l’ultima lo scorso settembre. Probabilmente sono uno dei pochi che di avere una voce biografica non se ne fa nulla: tanto c’è già fin troppa roba che ho scritto e di me si può sapere praticamente tutto.

      Purtroppo però la scorsa settimana un utente di Wikipedia ha scoperto che io sono automaticamente “enciclopedico”, vale a dire rilevante, secondo le regole di Wikipedia, in qualità di scrittore. Per la precisione uno scrittore è ritenuto enciclopedico se lo è almeno un suo libro, e un libro è enciclopedico se è stato tradotto almeno in tre lingue, cosa che è vera per Matematica in pausa caffè. A questo punto non posso fare nulla: ok, potrei far cancellare la voce per minacce legali, ma non mi sembra il caso. Quindi la voce c’è. (Quella nel link è la versione di venerdì scorso, un giorno dopo la (ri)creazione e la segnalazione delle traduzioni di Matematica in pausa caffè; nel frattempo è stata aggiunta una mia foto)

      Peccato che per fare una cosa così tanto valeva non farla, a partire dalla definizione di “scrittore” nel titolo. Ovvio, bisogna specificare in qualche modo di quale Maurizio Codogno si parla, e la mia rilevanza deriva da un libro che ho scritto: ma direi che non sono uno scrittore, al più un divulgatore. Ma tutto il corpo della voce non funziona. Ecco alcuni esempi:

      • Del resto quell’elenco è sbagliato, c’è una lingua per cui sono stati venduti i diritti di traduzione ma non è mai stato tradotto il testo.
      • Anche senza considerare i libri autopubblicati – di cui non vedrei il problema, essendo un di più irrilevante per l’enciclopedicità ma comunque esistente – mancano vari testi che ho pubblicato con case editrici vere (e per cui non ho pagato, anzi…)
      • Se guardate le altre biografie di scrittori contemporanei (quelli veri) noterete come la bibliografia non si limita a mettere titolo e anno di pubblicazione, ma aggiunge editore e ISBN. Qui niente.
      • La “biografia” scritta così è una barzelletta: a parte tutte le cose interessanti che ho fatto nella mia vita e che a questo punto si potevano anche citare, mancano almeno tre cose che ho fatto come scrittore.
      • Mancano i link ad altre parti del mondo wiki dove c’è roba mia. (Non di sola Wikipedia vive l’uomo.) I cosiddetti “interwiki” sono alla base di un’enciclopedia multimediale.

      Ieri pomeriggio era finalmente stato tolto il “matematico” nella mia descrizione: che avrei fatto di rilevante in matematica? Ieri sera è stato rimesso, con la motivazione che il famigerato testo enciclopedico è di matematica. Lasciamo stare.

      Burocraticamente potrei editare io stesso la voce e correggerla: basta che io indichi di essere in conflitto di interessi (e ovviamente non faccia modifiche promozionali), e usi fonti terze e non il mio sito. Il punto è che io per principio non intendo toccare quella voce che ritengo assolutamente inutile né dire quali sono le cose che mancano e quali errori ci sono: è tutto materiale che si può trovare in rete, mica sono segreti di stato. Questo è del resto uno dei più grandi guai di Wikipedia, soprattutto con le biografie di persone viventi. Anche ammettendo che una voce non venga scritta con l’unico scopo di fare o farsi pubblicità, quello che sembra l’unica cosa importante è dire “ho messo una nuova voce nell’enciclopedia!” senza darsi la pena di renderla almeno un minimo decente. Non lo si vede molto spesso perché in genere il lavoro è fatto alla rovescia, partendo da un testo prolisso e promozionale a cui qualche anima pia toglie le parti inutili e dannose: ma togliere è molto più facile che aggiungere, dato che nel secondo caso bisogna fare delle ricerche per recuperare il materiale e non è detto che la cosa sia banale. Controprova? La mia enciclopedicità è legata a quella di Matematica in pausa caffè. C’è una voce sul libro? Ovviamente no, per farla bisognerebbe come minimo cercare i dati e qualche recensione, se proprio non lo si vuole leggere. Avete presente la fatica necessaria?

      PS: Non ho nessuna pregiudiziale contro l’essere presente nei siti dei progetti wiki. Per dare un’idea, quando riottenni i diritti di Matematica in relax chiesi a chi frequentava Wikisource se fossero interessati ad avere il testo: ricevuta risposta positiva (essendo il libro stato pubblicato da un editore non a pagamento esso era idoneo) ho provveduto a caricarlo e quindi da qualche anno c’è una voce su di me in Wikisource. Ma lì appunto la mia presenza come autore ha un senso: su Wikipedia, no.

      Ultimo aggiornamento: 2026-04-07 11:58

      Un paio di cose su Wikipedia

      Thursday, 2 April 2026 02:51 UTC

      È un po’ che non scrivevo di Wikipedia: il tempo è poco e le cose da fare sono molte. Dovrei anche parlare della chiusura di Wikinews, ma sarà per un’altra volta. Per il momento segnalo due articoli piuttosto diversi ma che fanno capire come 25 anni sono un bel peso per l’enciclopedia.

      Il primo articolo, pubblicato su Link, è in realtà fuorviante e lo segnalo solo perché è un classico esempio di una traduzione che non ha davvero molto senso. È vero che la Wikipedia in lingua inglese ha voci francamente bizzarre per non dire peggio, ma ogni edizione linguistica ha le sue regole interne e in quella italiana queste voci sono generalmente eliminate, così come quelle di eventi che probabilmente tra una settimana saranno dimenticati. Questo non vuol dire che non ci siano voci che uno non si aspetterebbe in un’enciclopedia, come per esempio “igiene anale” (la voce sull’orientamento dei rotoli di carta igienica è stata assorbita da quella sulla carta igienica su Wikipedia in lingua italiana, ma rimane in quella in inglese e in altre 19 edizioni linguistiche). Diciamo che molto spesso gli articoli di costume su Wikipedia sono semplici traduzioni e quindi essenzialmente anglocentrici.

      Più interessante quest’altro articolo di Dariusz Jemielniak (uno che di Wikipedia ne sa, oltre che essere un accademico.) Il suo punto di vista è che Wikipedia è nata venticinque anni fa da nerd ventenni, massimo trentenni (io avevo già passato i quaranta, ma si sa che sono anzyano) e ora ci sono sempre loro, diventati ormai cinquantenni e quindi pompieri da incendiari che erano. Tutte le modifiche proposte per “semplificare” fruizione e contribuzione a Wikipedia sono così state bloccate, e questo sarebbe un male. Ora, posso assicurarvi che la prima versione del Visual Editor che si voleva rendere obbligatoria per modificare le voci era una cosa del tutto inusabile. (Ora funziona abbastanza bene, ma sono passati tredici anni…) Dal mio punto di vista il problema è appunto che le nuove feature introdotte dagli sviluppatori sono spesso in versione alfa, e sono introdotte nella speranza che vengano debuggate “sul campo”: ma gli editor abituali non hanno voglia di perdere tempo, e gli utenti casuali si trovano ancora più persi. Più interessante l’altro punto portato da Dariusz, e che riguarda direttamente i lettori. Visto che ormai le nuove generazioni non sono in grado di leggere direttamente un testo complesso ma hanno bisogno di un riassuntino, così come i capi e capetti, l’idea della Wikimedia Foundation era stata quella di creare i “Simple Article Summaries”, generati per mezzo dell’IA. La comunità anglofona ha avuto una reazione contraria così violenta che dopo un giorno la feature è stata eliminata.

      Parliamone un po’. Sul fatto che un riassunto breve e semplice, almeno per le voci più lette, sarebbe utile penso che tutti siamo d’accordo. E del resto la Wikipedia delle origini era molto più ruspante. E possiamo anche immaginare che un LLM bene addestrato non farebbe molte allucinazioni e soprattutto possiamo sperare che userebbe solo il testo della voce per fare il riassunto, e non aggiungerebbe altre informazioni prese chissà dove. Ma siamo sicuro di volere passare a un modello IA, quando il valore aggiunto di Wikipedia è che nel bene o nel male il materiale è generato da utenti reali? Io potrei al più accettare un pulsante che ti porti fuori da Wikipedia (anche se su un server della Wikimedia Foundation) e mi creasse lì il riassunto: ma voglio che due cose essenzialmente diverse siano in posti essenzialmente diversi. Sono anch’io un vecchio bacucco? Probabile. Ma non ce lo ordina il dottore di usare Wikipedia: possiamo sempre andare da Elonio e dalla sua Grokipedia, se proprio vogliamo essere moderni.

      Wikipedia e l’IA

      Monday, 3 November 2025 03:51 UTC

      L’altro giorno, parlando di Grokipedia, ho accennato al fatto che Wikipedia deve per forza fare i conti con l’intelligenza artificiale. Qui provo a spiegare come io vedo la situazione. Premetto che tutto quello che scrivo riflette esclusivamente il mio pensiero, non quello della comunità di Wikipedia in lingua italiana, di Wikimedia Italia o tanto meno della Wikimedia Foundation.

      Il primo punto da considerare è capire perché usare l’IA. Attenzione: non sono luddista, e non ho nulla a priori contro il suo uso. Spero però che nessuno creda davvero che gli LLM siano creativi, riuscendo quindi a scrivere qualcosa di davvero nuovo e non rimasticato (pur molto bene): d’altra parte se ci riuscissero il testo sarebbe considerato una ricerca originale (RO) che in Wikipedia è assolutamente vietata, perché tutto deve essere verificato indipendentemente. (Nota: mentre sto scrivendo c’è una curiosa convergenza tra utenti destrorsi e sinistrorsi che stanno cercando di far passare il concetto che le ricerche originali si possono usare). E taciamo sul fatto che le “ricerche originali” degli LLM sono spesso cose che non stanno né in cielo né in terra: ultimamente abbiamo avuto l’utente LugAIno che scriveva testi più o meno casuali sulla città di Lugano. Aggiungiamo poi che c’è il gtrande rischio che il testo generato, specialmente se si parla di un argomento di nicchia, potrebbe essere troppo simile alla fonte originale e pertanto essere una violazione di copyright. Non sapere quali siano le fonti non ci permette nemmeno di scoprirlo.

      Da qui si passa al secondo punto: Wikipedia richiede di inserire le fonti delle affermazioni indicate, cosa che di solito non si ha con gli LLM: ci sono delle eccezioni, come Copilot e Perplexity, ma anche se loro affermano di indicare da dove hanno preso le informazioni questo non significa molto. L’altra settimana per esempio, chiedendo a Perplexity quando una chiesa milanese era stata eretta come basilica minore, Perplexity mi “citò una fonte” secondo cui il decreto relativo era stato emesso nel luglio 2025… da papa Francesco.

      Ciò detto, non c’è nessuna ragione intrinseca per vietare tout court l’uso dell’IA per migliorare le voci: quello che serve è che non si copincolli il testo creato ma lo si controlli e lo si corregga dove necessario. Alcuni esempi di uso dell’IA? Il recupero di fonti (reali…) che possono utilmente ampliare quanto già scritto; la revisione di un testo in modo che sia più scorrevole; la traduzione di quanto già presente in un’altra edizione linguistica di Wikipedia (ma in questo caso ricordatevi di citarla come fonte!). L’IA è molto brava a fare il lavoro sporco, proprio perché in pancia ha una quantità enorme di informazioni. L’importante è appunto non dimenticarsi che l’intervento umano continua a essere necessario.

      Ultimo aggiornamento: 2025-12-29 18:46

      Il Codice Urbani vale solo in Italia

      Monday, 14 July 2025 02:51 UTC

      La corte di appello di Stoccarda ha confermato che il Codice Urbani vale solo all’interno dell’Italia. Il codice Urbani è quello che afferma che un’opera anche fuori copyright perché vecchia di secoli può essere soggetta a “una tutela”; questo significa che se io voglio usare un’immagine dell’uomo vitruviano di Leonardo devo chiedere a chi gestisce l’immagine il permesso, e presumibilmente pagare per il diritto di usarlo. Bene: Ravenburger aveva prodotto un puzzle con l’uomo vitruviano, il ministero della Giustizia e le Gallerie dell’Accademia di Venezia hanno fatto causa, Ravensburger ha fatto una controcausa, e il risultato è che il puzzle può essere venduto tranquillamente al di fuori dell’Italia. La Corte non si è espressa sulla legalità del codice Urbani ripetto alla direttiva copyright, né poteva farlo; in pratica ha detto “non ci curiamo di cosa fate in Italia, affaracci vostri”.

      Non credo che il nostro governo cambierà posizione: questo significa che noi italiani saremo cornuti e mazziati. Chissà se chiederanno anche di oscurare le immagini di Wikipedia se ci si connette dall’Italia…

      Davvero tutte le foto sono artistiche?

      Thursday, 22 May 2025 02:51 UTC

      È in corso di discussione alla Camera la proposta di legge 2224, presentata da due deputati di Fratelli d’Italia e due di Forza Italia, avente titolo “Modifiche alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di tutela del diritto d’autore relativo alle fotografie”. Cosa dice questa proposta? Facciamo prima un passo indietro, e vediamo cosa dice attualmente la legge sul diritto d’autore.

      Ci sono due tipi di tutela delle fotografie (il termine è da intendersi in senso molto lato: ovviamente non c’è più bisogno di avere pellicola o simili per avere una foto, pensate alle foto fatte con il furbofono). Da un lato ci sono le fotografie artistiche, dove si sottintende un atto di creatività del fotografo: queste fotografie sono equiparate ai libri, nel senso che hanno la stessa tutela (il copyright scade settant’anni dopo la morte dell’autore). Dall’altro ci sono le fotografie che non hanno creatività e sono semplicemente di tipo descrittivo: questa categoria comprende anche i singoli fotogrammi cinematografici e le foto di opere d’arte. Queste immagini hanno una protezione che dura vent’anni. La proposta di legge si occupa solo di quest’ultimo tipo di fotografie, e porta da venti a settanta anni la loro protezione. In altre parole, non potremmo per esempio usare per altri sette-otto anni una foto che mostra una strada cittadina nei primi anni ’60 per mostrare come i centri storici erano intasati dalle auto.

      Ribadisco: stiamo parlando di foto che per definizione del legislatore non hanno alcuna creatività, che dovrebbe essere il concetto su cui si basa tutto il diritto d’autore. A questo punto mi sa che il prossimo passo sarà la tutela degli scatti automatici, perché si dirà che c’è comunque l’autorialità di chi ha posizionato la fotocamera in quel punto e poi ha definito l’algoritmo che decide il momento in cui la foto viene scattata…

      Ma c’è una cosa ancora più ironica. L’unico motivo che io vedo alla base di questa proposta di legge è che qualcuno ritiene che in questo modo i fotografi potrebbero guadagnare tanti soldi con i diritti di queste foto, che adesso possono essere usati dopo vent’anni che non sono pochi ma nemmeno troppi: come ho detto, le foto creative sono già tutelate dalla legge. Bene. Pensateci un attimo. Stiamo parlando di foto puramente descrittive, senza nulla di artistico. Se io avessi bisogno di un’illustrazione di questo tipo e dovessi pagare per usarla, farei molto prima a generare un’immagine con l’intelligenza artificiale. Il fatto stesso che questa immagine è una mera descrizione elimina a priori i problemi di una possibile violazione di copyright, e in questo modo non solo non pago nessuno ma non devo neppure aggiungere una didascalia indicante l’autore. Non so che ne pensiate voi, ma per me una legge come questa sembra solo un boomerang.

      Doxxing su Wikipedia

      Monday, 10 February 2025 03:51 UTC

      Leggo su Slate che la Heritage Foundation, il think tank americano che sta gestendo il famoso Project 2025 che tanto piace a Trump, vuole “identificare e prendere di mira” gli utenti di Wikipedia che secondo loro “abusano della loro posizione” su Wikipedia. Il motivo del contendere dovrebbe essere il fatto che quegli utenti sono filopalestinesi.

      Non entro sulla neutralità o meno delle voci in questione, che non ho nemmeno guardato. Sono almeno quindici anni che affermo che Wikipedia non può dare la verità, ma al più la verificabilità di quello che scrive (e sì, lo so che a volte non riesce nemmeno a fare quello). Quello che è proccupante è l’intimidazione degli utenti. Come sapete, anche quando nell’enciclopedia non si scrive come anonimi quello che si legge come autore è solo il nickname scelto: nel mio caso per esempio io mi firmo “.mau.”, con scarsissima fantasia. Il nickname, oltre che essere figlio della cultura di rete degli anni ’90, serve anche nel caso di testi che potrebbero generare reazioni anche sulla persona: chi scrive su argomenti delicati potrebbe quindi decidere di farlo sotto pseudonimo, cosa che non dovrebbe nuocere a Wikipedia perché si immagina che le affermazioni inserite abbiano le fonti a supporto e altrimenti verrebbero tolte, nome vero o falso che abbiano.

      Io indico esplicitamente sulla mia pagina utente il mio nome e cognome, ma io non scrivo su temi caldi. Inoltre io sono da così tanti anni in rete e ho scritto pubblicamente così tante cose che trovare informazioni su di me è banale, e comunque parto sempre dal principio che tutto quello che scrivo potrà essere usato contro di me, e quindi sto attento a quello che scrivo. Ma appunto non è troppo difficile trovare informazioni su qualunque persona scriva in rete, se si cerca con sufficiente sforzo: tutto questo è il doxxing, e ne vediamo esempi tutti i momenti. Anche nel nostro piccolo circola una lista di “veri nomi di amministratori di Wikipedia in italiano” (con alcuni errori), tanto per dire.

      Il fatto è che il doxxing è MOLTO pericoloso, sicuramente molto più della boutade di Musk che offre un miliardo di dollari a Wikipedia se cambierà il nome in Dickopedia. (Poi uno si può chiedere perché rosica così tanto, ma la gente è spesso strana). Io preferisco una Wikipedia poco perfetta a una Wikipedia ingessata, anche se la Heritage Foundation avesse ragione sulla mancata imparzialità di quelle voci: si comincia così e non si sa mai dove si finisce, anzi lo si sa benissimo.

      L’arte s’ha da pagare

      Friday, 1 November 2024 03:51 UTC

      l'aceto balsamico con l'immagine del duca d'Este Bisogna dire che i giudici italiani sono coerenti. Anche nella causa per l’uso non autorizzato dell’immagine del duca d’Este su un aceto balsamico, la corte d’appello di Bologna ha dato ragione al ministero della Cultura: non importa se le immagini sono di opere ovviamente fuori copyright, e non importa nemmeno se sono semplici immagini e non gli originali: se la vuoi usare per scopi commerciali, devi avere l’autorizzazione relativa (e immagino sganciare soldi, che ce n’è sempre bisogno). Per fortuna io non ho scopi commerciali né diretti né indiretti, quindi posso lasciare l’immagine incriminata.

      Avrei forse capito se l’autorizzazione fosse necessaria per evitare usi distorti, anche se si potrebbe partire con una discussione sulla possibilità o meno di parodia. Ma non pare il caso, visto che si afferma che questi beni, una volta usati per lucro, perderebbero il loro valore come beni riconosciuti e protetti dalla legge. Ma questo, almeno a mio parere, dovrebbe allora valere anche per gli usi non a fini di lucro. Peggio ancora, il Codice dei Beni Culturali nasce (lo dice esso stesso) per “preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e promuovere lo sviluppo della cultura”, in accordo all’articolo 9 della Costituzione.

      Continuo a pensare che se questa è l’idea del MiC almeno siano coerenti e vietino tutti gli usi pubblicitari del patrimonio culturale italiano, a partire dai loro. Mi chiedo solo quando qualcuno verrà a bloccare l’uso di quelle immagini su Wikipedia, visto che la licenza prevede il riuso commerciale e – fatto salvo per le opere fotografate per Wiki Loves Monuments – non mi pare proprio sia stata richiesta un’autorizzazione e qiundi non importa se quelle immagini sono solo per motivi di studio e ricerca.

      Ci sono giornalisti e giornalisti

      Sunday, 8 September 2024 17:03 UTC

      L'IP che ha eliminato la data di morte di Schillaci Purtroppo pare che Totò Schillaci abbia avuto una recidiva del tumore al colon che l’aveva colpito. Purtroppo la mamma dei cretini è sempre incinta, e un utente anonimo oggi alle 15 aveva modificato la voce di Wikipedia sul protagonista di Italia 90, indicandone la morte. La falsa notizia è stata tolta un paio d’ore dopo da un altro utente anonimo, non prima che Repubblica scrivesse ” Addirittura il profilo di Wikipedia, come spesso accade, aveva proposto un aggiornamento di pessimo gusto annunciando la scomparsa nel 59enne proprio in data 8 settembre 2024.” (sì, la frase non ha senso: se il vandalo ha scritto oggi e l’articolo è di oggi, specificare la data non serve a nulla).

      L’utente che ha inserito la morte di Schillaci è un siciliano non meglio identificabile, almeno con le informazioni pubbliche che io come tutti voi ho a disposizione. Invece si sa qualcosa di più dell’utente che ha tolto la data di morte, come potete vedere dall’immagine: si connetteva dalla sottorete pubblica del Messaggero, e presumibilmente è un giornalista. Per quel poco che può valere, voglio ringraziarlo pubblicamente.

      Ultimo aggiornamento: 2024-09-08 19:03

      Un’app per Wiki Loves Monuments Italia

      Wednesday, 10 June 2020 22:29 UTC

      Giocando con Appcelerator Titanium, un framework open source e rilasciato con licenza Apache per lo sviluppo di applicazioni mobile native a partire da una sola codebase, ho realizzato un’applicazione per il concorso Wiki Loves Monuments Italia. Trovate il codice sorgente su https://github.com/ferdi2005/monumenti.

      In una settimana, è stato possibile implementare la possibilità di trovare monumenti tramite geolocalizzazione e mostrarli su una mappa, sia qualla di cercare una determinata località italiana (per esempio, Roma) e vedere i monumenti ivi presenti. In più, c’è anche una bellissima scheda per ogni monumento e un simpatico tasto refresh da premere quando ci si sposta, per esempio durante una wikigita.

      La documentazione dell’API qui riportata è ferma a qualche versione fa per quanto riguarda il contenuto della risposta, ora c’è qualche parametro in più.

      Backend

      Ebbene, quando scrivi un’app mobile ti serve anche un backend! Ho deciso quindi di riutilizzare il mio progetto wlm.puglia.wiki ed ho esposto quindi alcune nuove simpatiche API in alcune delle nuove versioni. Quella piccola webapp prima aveva solamente la stessa funzione dell’app e dava la possibilità di trovare i monumenti vicino a sé con Leaflet + OSM, mentre ora svolge anche da backend dell’app. Per ragioni tecniche (non c’era un framework per Appcelerator Titanium), non ho potuto utilizzare OSM anche sull’applicazione mobile, quindi troverete su Android le mappe di Google e su iOS quelle di Apple, ma tutto il lavoro di geocoding è fatto da OSM, precisamente da Mapbox con OSM.

      È stato duro anche trovare il modo di far funzionare l’URL di caricamento del monumento, che ora viene restituito insieme alle informazioni del monumento ed è generato miscelando informazioni dalla query SPARQL e dall’esecuzione tramite l’API parse di MediaWiki del Modulo:WLM su Wikipedia!

      Trovare i monumenti

      Il primo endpoint che ho messo a disposizione, un bel po’ di tempo fa già prefigurandomi l’app, è /monuments.json, che accetta come parametri sia latitude e longitude che city, per cercare invece i monumenti vicino ad una città.

      La risposta è di questo tipo, il secondo array rappresenta il centro della mappa, cioé il punto al centro di tutti i risultati o, in caso di città, la localizzazione della città:

      [[{"id":34746,"item":"Q61905499","wlmid":"16A6620042","latitude":"41.132779","longitude":"16.838713","itemlabel":"Non creiamo precedenti","image":null,"created_at":"2020-06-07T22:54:03.906Z","updated_at":"2020-06-07T22:54:03.906Z","itemDescription":"Scultura presso lo Stadio della Vittoria","distance":0.69212135568994,"bearing":"109.201534968318"}], [41.13698328712448,16.826640973289223]]

      Più informazioni sul singolo monumento

      A vostra disposizione c’è anche l’endpoint /show.json che accetta il parametro id corrispondente all’id del monumento che si ottiene attraverso la prima richiesta API. La risposta corrisponderebbe, visitando wlm.puglia.wiki/show.json?id=34746, a:

      {"id":34746,"item":"Q61905499","wlmid":"16A6620042","latitude":"41.132779","longitude":"16.838713","itemlabel":"Non creiamo precedenti","image":null,"created_at":"2020-06-07T22:54:03.906Z","updated_at":"2020-06-07T22:54:03.906Z","itemDescription":"Scultura presso lo Stadio della Vittoria","distance":0.69212135568994,"bearing":"109.201534968318"}

      Notare che gli ID cambiano ad ogni risincronizzazione del database e questo endpoint è stato creato esplicitamente per fornire le informazioni dall’app.

      Indirizzo

      Dato che il geocoding a quanto pare non funziona benissimo su iOS, ho predisposto un endpoint API del tipo /address.json che accetta il parametro id, sempre corrispondente all’id del monumento ottenuto sempre nel primo endpoint.

      Per esempio wlm.puglia.wiki/address.json?id=34746 risponde:

      Piazzale Vittorio Emanuele Orlando, Bari, Bari, 70132, Italy

      Ringraziamenti

      Siamo ormai giunti alla versione 1.1.3. 😁 Per il raggiungimento di questo risultato mi preme ringraziare i miei fidi beta tester anticipati Yacine Boussoufa e Stupeficium, ma anche il carissimo sviluppatore Titanium Michael Gangolf, che mi ha dato alcuni importanti consigli per l’applicazione

      Download

      Siete convinti adesso? Mentre risolvo i problemi con la burocrazia per pubblicare su iOS (magari ottenendo lo sconto della quota per il no profit), vi lascio i link per scaricare l’applicazione su Android. Notate che per utilizzare l’app è necessario avere i Google Play Services attivi.

      Non dimenticate di lasciare una recensione o un commento, o di scrivermi se avete qualche dubbio!

      Giù le mani da Wikipedia

      Tuesday, 7 April 2020 18:09 UTC

      Repubblica oggi ritorna sulle minacce di morte arrivate domenica via Twitter a Carlo Verdelli in maniera peculiare. Cito dall’articolo:

      L’ultima minaccia è, se possibile, ancora più inquietante delle precedenti. Mostra lo screenshot della pagina Wikipedia relativa a Carlo Verdelli, manipolata da una mano ignota. Accanto alla data di nascita, è stata inserita quella di morte: 23 aprile 2020. E la sintesi della bio recita: “È stato un giornalista italiano, direttore del quotidiano la Repubblica”. Declinata al passato. E rilanciata su Twitter da un profilo anonimo che, nonostante le segnalazioni, risulta tuttora attivo e vomitante insulti.

      (per la cronaca, oggi pomeriggio quell’account Twitter era stato cancellato). Qualcuno, leggendo l’articolo, avrà sicuramente pensato che la persona in questione aveva modificato la voce dell’enciclopedia per poi fare la schermata e pubblicarla. Bene, non è successo nulla di tutto questo, come potete vedere voi stessi guardando la pagina con l’elenco delle modifiche sulla voce. Per i curiosi, è possibile per i sysop cancellare versioni della voce che contengano insulti o bestemmie, in modo che sia impossibile vedere cosa c’è scritto: ma l’esistenza di una modifica rimane comunque visibile, con la modifica in questione con una riga sopra (strikethrough) per ricordare che qualcosa c’era stato.

      Giulio Cesare è ancora vivo e lotta insieme a noi!

      Una volta i più ingenui detrattori di Wikipedia facevano una modifica, scattavano l’immagine e poi si lanciavano a denunciare gli errori dell’enciclopedia — errori che magari erano stati corretti un paio di minuti dopo, alle due del mattino. Ora evidentemente queste persone si sono un po’ più evolute, e hanno scoperto come creare una voce fasulla senza lasciare nessuna traccia. Ci ho provato io, e in cinque minuti ho prodotto uno screenshot simile a quello ora non più visibile: solo che mi sembrava macabro far morire qualcuno e ho preferito rendere ancora vivo Giulio Cesare, come vedete qui sopra. Segnalo anche ai giornalisti di Repubblica che leggere la voce del loro direttore “declinata al passato” è un semplice sottoprodotto dell’avere inserito una data di morte; avendola io tolta dalla voce sul Divus Iulius, essa è magicamente passata al presente.

      Detto in altri termini, quello che è successo è l’equivalente di una busta contenente un proiettile e recapitata con la posta; con il lockdown probabilmente è in effetti più semplice mettersi al computer e falsificare una schermata. Al massimo si può chiedere alla Polizia postale di andare dal signor Twitter e chiedere i dati sulla connessione dell’utente che aveva postato lo screenshot, dati che immagino non verranno consegnati, ma nulla di più. Eppure, leggendo l’articolo, Twitter pare semplicemente essere un complice neppure tanto importante del vero sito perpetratore, il che la dice lunga sulla capacità di “leggere” un testo in rete.

      (Per la cronaca, che io sappia non è stato chiesto a nessun esperto wikipediano cosa poteva essere successo. Eppure a me continuano ad arrivare richieste di persone che pretendono che io aggiusti un danno fatto a loro su Wikipedia… Si vede che non ne valeva la pena).

      Scrittura collettiva a Barbiana

      Thursday, 13 February 2020 11:59 UTC

      Lettera ad una professoressa fu scritto collettivamente, dall’intera Scuola di Barbiana di Don Milani – e, infatti, è proprio la Scuola intera l’autore che firma il libretto.

      Noi dunque si fa così: per prima cosa ognuno tiene in tasca un notes. Ogni volta che gli viene un’idea ne prende appunto. Ogni idea su un foglietto separato e scritto da una parte sola. Un giorno si mettono insieme tutti i foglietti su un grande tavolo. Si passano uno a uno per scartare i doppioni. Poi si riuniscono i foglietti imparentati in grandi monti e son capitoli. Ogni capitolo si divide in monticini e son paragrafi. Ora si prova a dare un nome ad ogni paragrafo. Se non si riesce vuol dire che non contiene nulla o che contiene troppe cose. Qualche paragrafo sparisce, qualcuno diventa due. Coi nomi dei paragrafi si discute l’ordine logico finché nasce uno schema. Con lo schema si riordinano i monticini. Si prende il primo, si stendono sul tavolo i foglietti e se ne trova l’ordine. Ora si butta giù il testo come viene viene. Si ciclostila per averlo davanti tutti eguale. Poi forbici, colla e matite colorate. Si butta tutto all’aria. Si aggiungono foglietti nuovi. Si ciclostila un’altra volta. Comincia la gara a chi scopre parole da legare, aggettivi di troppo, ripetizioni, bugie, parole difficili, frasi troppo lunghe, due concetti in una frase sola.
      Si chiama un estraneo dopo l’altro. Si bada che non siano stati troppo a scuola. Gli si fa leggere a alta voce. Si guarda se hanno inteso quello che volevamo dire. Si accettano i loro consigli purché siano per la chiarezza. Si rifiutano i consigli di prudenza.

      Wikipedia “before it was cool”, nel 1967.

      È proprio l’algoritmo a essere impazzito?

      Sunday, 22 September 2019 16:26 UTC

      Certo, gli algoritmi possono essere scritti male e dare risultati del tutto sbagliati e perniciosi.. Ma proviamo a non personificarli.

      Scuola, trasferimenti di 10mila docenti lontano da casa. Il Tar: L’algoritmo impazzito fu contro la Costituzione”
      eh sì, povera Costituzione…

      La colpa? È come al solito “dell’algoritmo impazzito”. Così scrive la Repubblica raccontando dell’ultima sentenza del Tar del Lazio a riguardo dell’assegnazione delle cattedre ai vincitori del concorso scolastico nel 2016. A dire il vero non sono riuscito a trovare il testo della sentenza (per i curiosi, dovrebbe essere la 06606/2019 della terza sezione bis del Tar del Lazio), e la mia sensazione è che in realtà quello scritto da Repubblica sia una silloge di varie sentenze sul tema, visto che la sentenza principale arriva a fine maggio. Ma non è questo il punto importante: quello che mi preoccupa è leggere affermazioni, presumo scritte da periti (cioè “esperti”), che non stanno né in cielo né in terra. Ecco alcune di queste affermazioni con i miei commenti. Una precisazione: io sono convinto che quell’algoritmo fosse malfatto. Ma sono anche certo che le ragioni addotte per cassarlo giuridicamente non abbiano senso. Vediamo come alcune delle frasi riportate da Key4biz — che sono prese da una sentenza precedente, la n. 9224/2018 che deve semplicemente essere stata confermata da quest’ultima — vengono lette da chi ha un po’ di conoscenza del tema. Cominciamo subito:

      “[…] un procedimento amministrativo, ancorché difficile o complicato, non può essere devoluto ad un “meccanismo informatico o matematico del tutto impersonale e orfano di capacità valutazionali delle singole fattispecie concrete, tipiche invece della tradizionale e garantistica istruttoria procedimentale che deve informare l’attività amministrativa, specie ove sfociante in atti provvedimentali incisivi di posizioni giuridiche soggettive di soggetti privati e di conseguenziali ovvie ricadute anche sugli apparati e gli assetti della pubblica amministrazione.”

      Traduciamo dal burocratese (particolarmente pesante, come capita spesso quando non si vuole che traspaia il vero significato): occorre che qualcuno decida il risultato finale. Se siamo buoni, potremmo pensare a una verifica che sia andato tutto bene: questo è sicuramente qualcosa che deve essere fatto, ma dubito che in quel caso fosse davvero fattibile. Spero che non ci sia il retropensiero “se ci sono delle persone che controllano, loro possono aggiustare quello che serve”. Ma pensateci: cosa diavolo sarebbero le “capacità valutazionali delle singole fattispecie concrete”? Detto in altri termini, quali sono le valutazioni che non possono proprio essere fatte da un algoritmo ma necessitano un giudizio umano? E in effetti, continuando a leggere, troviamo

      “un algoritmo, quantunque, preimpostato in guisa da tener conto di posizioni personali, di titoli e punteggi, giammai può assicurare la salvaguardia delle guarentigie procedimentali che gli artt. 2, 6,7,8,9,10 della legge 7.8.1990 n. 241 hanno apprestato, tra l’altro in recepimento di un inveterato percorso giurisprudenziale e dottrinario…. gli istituti di partecipazione, di trasparenza e di accesso, in sintesi, di relazione del privato con i pubblici poteri non possono essere legittimamente mortificati e compressi soppiantando l’attività umana con quella impersonale, che poi non è attività, ossia prodotto delle azioni dell’uomo, che può essere svolta in applicazione di regole o procedure informatiche o matematiche. […]”

      Beh, sì: un algoritmo farebbe molta fatica a leggere un testo del genere, mi sa. Ma non capisco quali siano i problemi per cui un algoritmo non possa assicurare la partecipazione (vengono eliminati a priori tutti quelli che non hanno un R nel loro cognome?), trasparenza (non vengono elencati i punteggi ottenuti dai vari candidati?) e l’accesso (ci vuole una password per vedere i risultati?). Ma proseguiamo.

      “non è conforme [alla Costituzione e alla legge sulla semplificazione normativa] […] affidare all’attivazione di meccanismi e sistemi informatici e al conseguente loro impersonale funzionamento, il dipanarsi di procedimenti amministrativi, sovente incidenti su interessi, se non diritti, di rilievo costituzionale, che invece postulano, onde approdare al corretto esito provvedimentale conclusivo, il disimpegno di attività istruttoria, acquisitiva di rappresentazioni di circostanze di fatto e situazioni personali degli interessati destinatari del provvedimento finale, attività, talora ponderativa e comparativa di interessi e conseguentemente necessariamente motivazionale, che solo l’opera e l’attività dianoetica dell’uomo può svolgere.”

      Lo confesso. Ho dovuto aprire il De Mauro per scoprire cosa significasse “dianoetico”. Cosa volete, Ron Hubbard non mi ha mai detto molto. Ad ogni buon conto, il De Mauro snocciola “agg. TS filos. — discorsivo, razionale”. Insomma, l’essere umano è un animale razionale, lo diceva già Aristotele; l’algoritmo no, e infatti Aristotele nulla affermò al riguardo. Ma poi quali sarebbero le “situazioni personali” di cui si parla? Un banale “tengo famiglia”? Offerte che non si possono rifiutare? Una consapevolezza olistica? Io ero convinto che — pur con tutte le difficoltà oggettive possibili — un concorso dovrebbe essere il più asettico possibile, perché si cercano le persone migliori. Invece a quanto pare non è così. Il “funzionario persona fisica […] deve seguitare ad essere il dominus del procedimento stesso”. Qui in realtà c’è il primo punto condivisibile della sentenza: il funzionario-dominus infatti deve operare

      “all’uopo dominando le stesse procedure informatiche predisposte in funzione servente e alle quali va dunque riservato tutt’oggi un ruolo strumentale e meramente ausiliario in seno al procedimento amministrativo e giammai dominante o surrogatorio dell’attività dell’uomo.”

      Su questo invece non c’è nulla da eccepire, a parte l’ampollosità della prosa. Se tu, umano funzionario, non capisci un tubo di come funziona l’algoritmo che stai usando allora non stai facendo bene il tuo lavoro. Qui si apre un mondo totalmente diverso, però! Non entriamo nel merito degli algoritmi di deep learning il cui funzionamento dettagliato è inconoscibile persino da chi li ha sviluppati, e per cui ci vorrebbe un saggio a parte. Il caso in questione è infatti molto più semplice, per fortuna, e si suppone che l’umano funzionario, in qualità di animale ragionevole, possa comprendere il funzionamento dell’algoritmo. Se non ci riesce di chi è la colpa? Il tutto naturalmente a meno che il suddetto non debba semplicemente verificare a mano che le decine di migliaia di vincitori fossero stati assegnati ai posti corretti, a meno che non si chiami Marco Bussetti. Beh, no, questa è cattiveria. Se leggete l’intervista vedete che Bussetti ha dato gli onori a una funzionaria del ministero.

      Ma seriamente il punto è un altro. Se la storia raccontata dall’ex ministro è vera, che l’algoritmo fosse bacato era evidente a chiunque, e pertanto bene ha fatto il Tar ad annullare i risultati della procedura e stigmatizzare chi ha preso i risultati e li ha inviati senza nemmeno dare loro un’occhiata. E non poteva allora dire semplicemente questo? Evidentemente no. Occorreva personificare l’algoritmo in modo da dare la colpa, o almeno un concorso di colpa, ad esso. Perché sono gli algoritmi a impazzire, non i programmatori che non li sanno scrivere e correggere o i funzionari che non hanno voglia di vedere cosa è successo. Troppo facile così. Alla fine è più onesta la chiusa dell’articolo di Repubblica: «A questo baco [dell’algoritmo che premiava la geografia] si sarebbero aggiunti, poi, diversi errori nell’immissione dei dati. Errori umani, non solo orwelliani.» Appunto. È troppo facile nascondersi dietro l’algoritmo per non tirare fuori le vere colpe, in questo caso di chi l’ha scritto e di chi (non) l’ha testato…

      Alessandro Baricco e il suo Game

      Wednesday, 29 May 2019 02:16 UTC

      Uno sguardo molto personale alla filosofia di Baricco nascosta all’interno del suo ultimo saggio

      Baricco avrà cominciato a giocare a Space Invaders, io sono più anzyano e parto da Pong. (Immagine: Wikimedia Commons, File:Pong.png)

      Ho deciso di leggere l’ultimo libro di Baricco. Avevo saltato I barbari, esattamente come ho saltato tutta la sua produzione editoriale. In realtà leggevo la rubrica che teneva sulla Stampa qualche decennio fa, e ai tempi avevo stabilito che mi era bastata questa esposizione. Succede però che il tema di The Game si intreccia con altre cose su cui sto cercando di trovare una quadra. È vero che “ars longa, vita brevis”, come diceva (in greco) Ippocrate e dice (in latino) Douglas Hofstadter; però è anche vero che non è bello eliminare pregiudizialmente qualcosa, e quindi ho pensato di dedicare qualche ora della mia vita a vedere come Baricco ha voluto trattare il tema. (Spoiler: pensavo molto peggio. Non consiglierei il libro come unica voce in capitolo, ma vale la pena di leggerlo se si ha già un’idea di quello di cui si parla: se lo si prende senza preconcetti, si scopre che non tutto quello che diamo per scontato è vero).

      Qui però non voglio parlare tanto del contenuto del libro — una mia recensione più o meno decente la trovate qua — quanto piuttosto della “baricchitudine”. Mi interessa insomma raccontare come io ho decodificato il suo pensiero, perché ci sono varie cose che secondo me rimangono nascoste. Per prima cosa, Baricco scrive dannatamente bene. Su questo non c’è storia. Le sue frasi si snocciolano senza sforzo, e il lettore plana amabilmente su di esse senza sforzo alcuno. (Sono molto invidioso, sì). Questo è bellissimo, ma nel caso di un saggio c’è un piccolo problema: il lettore in questione si beve tutto senza porsi alcuna domanda sulla verità di quanto scritto. Come sappiamo bene, una bugia ben proposta funziona meglio di una verità nuda e cruda. Sto dicendo che Baricco ha scritto una serie di fregnacce? No. Ne ha scritte, intendiamoci: ma andando avanti nella lettura mi sono accorto che spesso — qualche decina di pagine dopo quello che avevo rubricato come cazzata — Baricco scriveva esattamente l’opposto. L’idea che mi sono fatto è che è una palla che lui abbia scritto il libro buttando giù man mano il testo. Lì dietro c’è un lavoraccio, e la cosa mi fa incavolare ancora di più, perché sono convinto che lui abbia messo apposta buona parte degli erroracci per far fare al lettore il giro che lui voleva. Non è bello. Verso la fine lo ammette anche tra le righe, anche se non ha il coraggio di dire che i primi due capitoli sono in buona parte fregnacce e se ne esce con “è preistoria” con il consiglio di non rileggere quel testo.

      Baricco è un filosofo: quindi per lui il Game ha una filosofia sottostante. Io non sono filosofo e anzi sono sempre stato una capra in filosofia: però non mi bevo il suo professarsi cartesiano con tanto di esempi, e preferisco fermarmi alla lettera. Il Game è Movimento — lo dice lui — quindi è eracliteo. Il problema è che se si parte da questo assunto occorre portarlo avanti coerentemente, cosa che Baricco del resto fa. Questo va benissimo quando concludi che la caratteristica fondamentale di questi “oltremondi” digitali sia la velocità e la leggerezza, che fanno portare a galla l’essenza delle cose anziché nasconderla in fondo come fa il nostro mondo analogico. (“Analogico” e “digitale” sono traduzioni mie, Baricco non usa mai questa terminologia, e anche questo secondo me è un segno: vuole spostare il terreno di gioco, e per farlo coglie una caratteristica diversa da quella tipicamente usata. Ottima mossa, perché costringe il lettore a rivedere tutti i suoi pre-giudizi). Questo però va molto meno bene quando decide di rinominare la post-verità “verità-veloce”, definendola come «una verità che per salire alla superficie del mondo — cioè per diventare comprensibile ai piú e per essere rilevata dall’attenzione della gente — si ridisegna in modo aerodinamico perdendo per strada esattezza e precisione e guadagnando però in sintesi e velocità». Baricco scrive molto meglio di me, ma il concetto è lo stesso che ho scritto nel capoverso precedente: «una bugia ben proposta funziona meglio di una verità nuda e cruda». L’esempio che fa, quello dei “vinili che hanno venduto più del digitale”, è paradigmatico: usa varie pagine per mostrare come quell’affermazione sia l’equivalente delle barzellette su Radio Erevan, perché quello che è successo è che nel Regno Unito in una specifica settimana le vendite di vinile hanno superato il fatturato della pubblicità collegata al download gratuito in digitale, e conclude che sì, la frase non rappresenta i fatti, ma permette però di scoprire tante cose. Palle. Le cose le scopri solo se stai ancora pensando come una persona pre-Game e vai a sfrucugliare. Anche la sua affermazione che in fin dei conti il termine “post-truth” esisteva già nei casi delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein e nel doping di Armstrong non funziona: nel secondo caso non è nemmeno post-verità ma semplice negazione, e ai tempi della scenetta di Colin Powell il termine era stato usato una sola volta dieci anni prima in un libro che non era stato filato praticamente da nessuno. (Il secondo libro, che aveva anche il termine nel titolo, uscì l’anno successivo, e fu comunque filato poco).

      Questa difesa baricchiana della post-verità, che funziona indipendentemente dai fatti, ha ovviamente una sua origine ben precisa, che si riassume in una parola: narrazione. (“Storytelling”, se siete molto anglofoni. Però questo è uno dei pochi casi in cui il termine italiano è riuscito a mantenere una certa qual forza). Baricco è un campione di narrazione, per negarlo occorre avere davvero una bella faccia tosta. Ha anche ragione quando afferma che non è necessario partire dai fatti per ottenere una bella narrazione: millenni di epica dovrebbero averlo reso chiaro. Però non può incrociare i flussi e applicare al mondo gli stessi schemi di un oltremondo ante litteram qual è la narrativa! Ok, l’ha fatto, e sono ragionevolmente certo che giocasse sul fatto che non se ne sarebbe accorto nessuno, né tra i suoi fan che si sarebbero bevuti tutto né tra i detrattori che invece l’avrebbero stroncato a priori e quindi senza un vero confronto sul testo. Ecco: forse questa sì che è verità-veloce!

      Un’ultima nota, tecnica ma anche personale. Baricco ha cinque anni più di me, quindi siamo praticamente della stessa generazione. Però abbiamo vissuto una vita diversissima. È vero che io non sono un nativo digitale, ma sono attaccato a una tastiera da quando avevo quindici anni: faccio quasi parte del gruppo dei pionieri del digitale — attenzione: non dell’élite di cui lui parla: al più, esagerando, dei tecnici nascosti dietro le quinte . Baricco ha fatto un bel lavoro per entrare “da vecchio” nell’oltremondo: ma qualcosa rimane sempre. Ho sorriso quando ho letto «È la postura in cui sto scrivendo questo libro. [Non quella in cui, probabilmente, lo state leggendo: onore al libro cartaceo, che ancora resiste a qualsiasi mutazione].» Stavo naturalmente leggendo il libro nella postura uomo-schermo, quello del furbofono dove ho la copia in formato ePub. Possiamo poi dibattere se la versione elettronica di questo libro sia o no una mutazione e se le note che ho preso sullo smartphone siano la stessa cosa di quelle che una volta si scrivevano a matita sulle pagine: però quell’inciso è la prova che forse non tutto è ancora così liscio come lui cerca di convincerci…

      È sempre colpa di Wikipedia

      Thursday, 16 May 2019 10:58 UTC

      Per esempio, Wikipedia non spiega che informazione e conoscenza sono due cose distinte.

      Informazione e conoscenza non sono necessariamente correlate (da https://en.wikipedia.org/wiki/File:DIKW_(1).png )

      Grazie (?) ad Antonio Pavolini ho scoperto questo articolo di Linkiesta: «La generazione Wikipedia è ignorante. E vota politici ignoranti». Occhei: solito titolo acchiappaclic che poi viene declinato nel corpo dell’articolo con l’ormai onnipresente effetto Dunning-Kruger e la citazione di Wikipedia come simbolo del male. Di per sé nulla per cui varrebbe la pena passare una mezz’oretta a scrivere un commento, nemmeno per rimarcare come con ogni probabilità la gente non guardi nemmeno Wikipedia per farsi la propria opinione totale definitiva, ma prenda qualcosa di orecchiato qua e là. Come dicevo sopra, la parola “Wikipedia” è semplicemente usata come acchiappaclic.

      C’è però un passaggio dell’articolo che a mio parere è molto più interessante per comprendere come l’intelligencija si ponga davanti alla cultura. Cito:

      Sono questi gli effetti, anch’essi paradossali, dell’età dei social e di Wikipedia. La disponibilità immediata di informazioni a vantaggio di chiunque non ha portato, come si credeva, a un generale accrescimento della cultura e della capacità critica. Al contrario, ha favorito il conformismo e la chiusura intellettuale e ha reso disponibile non una conoscenza diffusa ma una nociva infarinatura un tanto al kilo.

      Ecco. Una frase come quella mostra un fraintendimento tipico, di cui ho scritto con Paolo Artuso nel nostro Scimmie digitali. Perché mai avere più informazione dovrebbe portare a una maggiore cultura? Se la cosa vi pare sensata, provate a pensare alla quantità di informazione contenuta nei computer. Direste forse che essi siano acculturati? La piramide DIKW spiega molto bene il concetto. La conoscenza si basa sull’informazione, ma è separata da essa. Le informazioni sono i mattoni che noi dobbiamo prendere e assemblare per formare la nostra “casa della conoscenza”, più o meno sgarrupata a seconda delle nostre capacità e del materiale che troviamo. Ma i mattoni da soli non bastano: come minimo ci vuole della malta per tenerli insieme. Fuori di metafora, la malta è la nostra materia grigia che deve essere messa in moto per comprendere le informazioni che vediamo, confrontandole magari tra di loro per avere un’idea di quali probabilmente sono errate — per tutta una serie di ragioni, dal basarsi su dati errati all’essere state create apposta per confondere. Naturalmente azionare la materia grigia è sempre un’operazione costosa: semplicemente un tempo si tendeva a essere conformisti seguendo quello che diceva il prete o il segretario del partito, mentre adesso ci sono più conformismi tra i quali scegliere… no, il verbo “scegliere” non funziona bene, perché richiede comunque fatica. Meglio “prenderne uno”.

      Quello che forse potremmo dire è un’altra cosa: che la generazione Wikipedia pensa di dover avere una propria opinione su tutto, cosa che in effetti in passato non capitava, o almeno non capitava pubblicamente. Ma anche su questo io ho dei dubbi. Mi pare che più che esprimere opinioni ci si limiti a rilanciare pedissequamente quello che si trova in giro e piace, dai gattini agli insulti contro Laura Boldrini, dalle frasi leziose in stile Baci Perugina alla foto della prima pagina del libro su Matteo Salvini. Non parlerei nemmeno di infarinatura di conoscenza, insomma: non si sta superando il livello “conoscenza”. Io sono pessimista e temo che dovremo convivere con questo nuovo modo di agire, ma in ogni caso la disponibilità o meno di informazioni è irrilevante in questo contesto. Cultura capacità critica, se proprio le volete, ve le dovete gestire da voi.

      P.S.: L’articolo originale di Justin Kruger e David Dunning è del 1999: prima che nascesse Wikipedia, ma soprattutto prima che Internet diventasse così pervasiva. Non diamo proprio tutte le colpe alla rete.

      Un applauso ad Axel Voss

      Wednesday, 27 March 2019 21:34 UTC

      Facciamo tutti un applauso al nostro caro amico Axel Voss (su forza, vi voglio sentire forte), che dopo anni di lavoro, ieri è riuscito a far approvare la sua tanto sognata direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale europeo!

      Gli intenti della riforma non sono così malvagi: aveva lo scopo di riordinare il diritto d’autore in modo uniforme in tutta Europa, che però è stato già mancato perché si tratta di una direttiva e non regolamento, soggetta all’interpretazione dei singoli stati, che cambierà irrimediabilmente qualche cosa (piccola o grande) rispetto ai contenuti iniziali.

      Wikipedia si è oscurata ben due volte contro la riforma, ma è servito solo a sensibilizzare l’opinione pubblica, perché il vero problema di questa riforma sono gli articoli 11 e 13 (ora hanno cambiato numerazione, ma non è importante). Wikipedia potrebbe esserne anche esclusa, ma il problema è costituito proprio dal contenuto di questi articoli. 

      L’art. 13 parla di censura coff coff filtro preventivo per la verifica delle violazioni di copyright sulle piattaforme che contengono materiali caricati dagli utenti (in pratica è stata fatta per colpire Youtube, ma dato che Youtube questo tipo di filtro ce l’ha già e comunque non ha problemi a procurarsene uno, andrà a colpire solamente i provider più piccoli che non hanno a disposizione questo tipo di sistemi).

      L’articolo da cui non si salva nessuno, neanche Wikipedia, è l’11. Non sono ancora riuscito a capire come abbiano fatto a sognarsi un’idiozia del genere, eppure siamo qui a discuterne, purtroppo. L’art. 13 parla di “link tax” e mira, praticamente, a chiedere una tassa ai servizi come Google News, pretendendo un pagamento per i piccoli, brevi estratti degli articoli giornalistici che vengono visualizzati. Ovviamente Google ci guadagna miliardi di miliardi di miliardi di euro su quei brevi snippet. Sono così tanti i soldi che guadagna che ha già chiuso Google News in Spagna (a causa di una legge simile approvata qualche tempo fa dal parlamento spagnolo) e spero che lo chiuda in tutta Europa, in modo che le lobby dell’editoria che hanno voluto questa riforma (perché, non illudiamoci, pressione c’è stata da entrambe le parti) possano raggiungere il loro scopo ed invece di riempirsi le tasche, si ritrovino con il -60% di visualizzazioni dei loro articoli. 

      Ciò che spetta ai creatori dei contenuti deve essere assolutamente versato, ma questa è un’esagerazione da cui (al massimo, ma credo proprio no) guadagneranno pochi e guadagneranno poco, per perderci tutti insieme. 

      Io ho già i popcorn pronti.


      Che poi, dicono mercato unico digitale europeo, ma internet è mondiale…

      Wiki Loves Monuments in Chiesa

      Friday, 22 February 2019 18:21 UTC

      Qualcuno (e ho in mente anche qualche nome) starà storcendo il naso leggendo questo titolo. Invece, è proprio così, la mostra di Wiki Loves Monuments ha fatto tappa presso la parrocchia Santissimo Sacramento di Bari.

      I ragazzi della parrocchia hanno fatto un lavoro splendido: non solo hanno allestito i pannelli senza chiedere nessun aiuto, ma hanno partecipato all’incontro di presentazione della mostra dimostrando di essere molto interessati all’argomento.

      L’incontro è servito a due cose. La prima parte è stata dedicata a Wiki Loves Monuments, la seconda invece sul lato più morale che c’è dietro la filosofia dei progetti Wiki, parlando anche del valore del sentimento cristiano della condivisione che si può ritrovare in Wikipedia. Ha partecipato anche l’assessora alle politiche giovanili Paola Romano.

      Il web non è cattivo. Internet ha usi buoni ed usi cattivi. Uno di questi usi, all’insegna della condivisione con gli altri, è Wikipedia e porta davvero giovamento a tutti. Il valore del tempo che si usa sul web è determinato da cosa effettivamente si fa e si possono fare cose molto cattive e molto buone.

      Assessora Paola Romano

      Tutto si è chiuso con una visita alla mostra, anche da parte dei parrocchiani, e la promessa di organizzare a Marzo un corso su Wikipedia per i ragazzi dalla 2ª media in poi. Non trovate che sia stupendo quando mondi che possono sembrare lontani si intrecciano?

      Bari aderisce a Wiki Loves Monuments

      Sunday, 17 February 2019 11:43 UTC

      Nuntio vobis gaudium magnum, da febbraio 2019 l’amministrazione comunale cittadina aderirà al concorso Wiki Loves Monuments, rilasciando un’autorizzazione come previsto dal Codice dei Beni Culturali.

      Sono tanti i monumenti che non possono partecipare al concorso a causa di queste limitazioni burocratiche. Da oggi, però, ci sono sessanta monumenti partecipanti in più. Eh, già! Mi toccherà inserire su Wikidata, il progetto che ospita i dati dei monumenti partecipanti e non al concorso, tutte le statue, i busti e gli altri tipi di monumenti censiti dal comune di Bari all’interno della catalogazione generale, andando ad individuare le coordinate e spesso anche l’indirizzo preciso di ogni singolo monumento.

      Questi sacrifici però si possono fare, perché dal 2019 consentiranno alle bellezze della nostra città di essere diffuse nel mondo o almeno durante le mostre itineranti con il premio locale Puglia 😀

      Speriamo anche che servano a convincere quelle cape toste (non è latino ma dialetto barese) del Polo Museale della Puglia a partecipare a questa bellissima iniziativa che dal 2012 diffonde il patrimonio culturale italiano a livello internazionale.

      Nel frattempo il buon Afnecors ha disegnato il nuovo logo di Wiki Loves Puglia.

      Direttiva europea sul copyright: fatti e opinioni

      Tuesday, 10 July 2018 19:12 UTC

      Smontiamo un po’ di luoghi comuni

      Copywrong, di GDJ — https://openclipart.org/detail/219802

      Ora è terminato tutto il cancan sulla votazione all’Europarlamento per decidere se la direttiva per il copyright sul mercato unico digitale era a posto così e pronta per il trilogo, oppure sarebbe stato opportuno discuterla in plenaria. È arrivato forse il momento di mettere qualche puntino sulle i, presentando i temi del contendere in modo spero chiaro. Ho scelto esplicitamente di separare la prima parte (i fatti, scritti nel modo più neurto possibile) dalle mie opinioni, che sono personali e non necessariamente condivisibili. In questo modo spero possiate farvi un’idea un po’ più chiara dei temi della contesa.

      Cominciamo da una premessa, anzi due. È doveroso che il lavoro creativo sia giustamente rimunerato: nessuno tra coloro che hanno espresso il loro parere contrario alla direttiva afferma che si può copiare liberamente materiale prodotto da altri senza il loro esplicito permesso (ed eventualmente pagando i diritti d’autore: sono due cose distinte). In generale, quando parliamo di copyright ammettiamo implicitamente che ci debba essere stato lavoro creativo. Ricordo però che almeno in Italia gli autori non hanno quasi mai il copyright sulle proprie opere. Se non ci credete, prendete un libro, un disco o un film e vedete cosa c’è scritto vicino alla ©. Naturalmente il titolare dei diritti (quello dopo il ©, appunto) paga l’autore per avere il diritto di pubblicare l’opera: sono le royalties, il compenso per la cessione dei diritti economici d’autore (per la legge italiana, i diritti morali — vale a dire la cosiddetta proprietà intellettuale — è inalienabile). E anche nel caso in cui i diritti siano pagati a forfait una volta per tutte e non in percentuale sugli acquisti, è vero che se l’editore non guadagna abbastanza poi non potrà più pubblicare; quindi in futuro ci perderà anche l’autore. Ricordiamoci però che non è vero che il copyright è degli autori. Ah: ricordiamoci anche che “copyright” è una parola ombrello, e ci sono tantissimi diritti, economici e no, che possono essere gestiti ognuno separatamente. In Italia per esempio il diritto morale — quello che dice “quest’opera è mia” — è inalienabile: la proprietà intellettuale rimane a te e basta. Invece in teoria uno potrebbe cedere a un editore i diritti per la pubblicazione della propria opera in versione cartacea ma non elettronica, oppure tenersi quelli per un’eventuale trasposizione cinematografica o teatrale (tecnicamente “opere derivate”; anche la traduzione lo è, il che significa che non si può tradurre un libro senza che il detentore dei diritti sia d’accordo).

      Passando agli articoli della direttiva, notiamo che rispetto alla sua formulazione iniziale è stata rimossa l’eliminazione di un diritto di copyright. Il cosiddetto diritto di panorama dà la possibilità a tutti (e quindi toglie al creatore dell’opera il copyright relativo) di fotografare monumenti e palazzi sulla pubblica via e fare un uso commerciale di queste foto (gli usi personali erane già ammessi). Ora il diritto di panorama è possibile solo in alcune nazioni europee — l’Italia non è uno di questi; inizialmente era stato concesso, nel testo finale non se ne parla piú. L’articolo 11 invece aggiunge un nuovo diritto di copyright (“ancillary copyright”). Lo spirito della direttiva è che un aggregatore di notizie (si prendono titolo e un pezzetto di testo su un certo tema da più fonti) cadrebbe sotto il copyright di chi ha scritto le notizie originali, anche se ciascuno dei vari pezzi può essere usato singolarmente per il diritto di citazione. In informatica esiste già qualcosa di simile, i diritti sulle basi di dati, cioè sul lavoro fatto da chi ha messo insieme un certo numero di informazioni in modo creativo. Ricordo comunque che gli articoli presenti nell’aggregatore non possono già ora contenere il testo originale completo o comunque oltre il diritto di citazione perché in tal caso si violerebbe il copyright, e che il semplice hyperlink — la stringa che comincia con http:// e che una volta cliccata porta al sito remoto — sarebbe rimasto liberamente usabile. Infine l’articolo 13 non modifica la normativa sul copyright: ciò che è lecito o vietato continuerebbe a esserlo allo stesso modo. Quello che cambia è il modo in cui il copyright viene verificato. Ora lo è a posteriori: se io titolare di copyright trovo che tu sito hai un’opera sotto copyright ti ordino di toglierla. Con la direttiva sarebbe stato per default a priori: chi riceve dei contenuti deve verificare preventivamente che non siano sotto copyright, stringendo accordi con i vari detentori di diritti. La regola avrebbe previsto varie eccezioni, tra cui Wikipedia e GitHub, anche se la sua formulazione non era così chiara: Wikipedia è sì un progetto non-for-profit ma permette l’uso commerciale del materiale in essa contenuto, e quindi non è detto che l’eccezione sarebbe stata valida.

      Fin qui i fatti. Spero che su di essi possiamo tutti essere d’accordo. Da qui in poi arrivano le mie opinioni, che potete accettare o no ma vi prego di leggere lo stesso. Cominciamo dal fondo, cioè dall’articolo 13. Ho forti dubbi che un controllo a priori funzioni su tutto il materiale sotto copyright, a meno naturalmente che si parli di Google che si memorizza tutto e se lo tiene in pancia. Come è possibile per un piccolo titolare di copyright fare accordi con tutti i siti che accettano file caricati dagli utenti? Consegna il materiale preventivamente, sperando che non vada in giro? (No, non basta avere una firma digitale sui contenuti. Basta sostituire un singolo frame del film oppure aggiungere un decimo di secondo di silenzio o ancora modificare leggermente la copertina per avere una checksum diversa senza modificare in pratica il contenuto). Viene chiesto di fare un controllo sui metadati? Vale la stessa cosa che ho detto qui sopra: semplicemente i motori di ricerca per recuperare i file piratati (ce ne sono, ce ne sono…) mostreranno anche i file che hanno leggere variazioni sul nome. Si chiederà ai piccoli siti di pagare Google per il servizio di controllo copyright? Spero proprio che non si voglia dare loro i soldi per pagare la Google Tax. Resto insomma dell’idea che sarebbe molto meglio far funzionare meglio la regolamentazione attuale a posteriori. Se io con un semplice Google Alert trovo ogni settimana nuovi siti che hanno una copia piratata dei miei libri, che ci vuole a un editore per fare la stessa cosa? Un’ultima cosa: immagino che i nostri giornali elimineranno tutte le foto “prese da Internet” nelle loro gallerie, il che in effetti non sarebbe un male… oppure pagheranno Facebook per il diritto di usare il nostro materiale. Ho controllato le condizioni d’uso: «Quando l’utente condivide, pubblica o carica un contenuto coperto da diritti di proprietà intellettuale (ad es. foto o video) in relazione o in connessione con i nostri Prodotti, ci concede una licenza non esclusiva, trasferibile, conferibile in sottolicenza, non soggetta a royalty e globale per la trasmissione, l’uso, la distribuzione, la modifica, l’esecuzione, la copia, la pubblica esecuzione o la visualizzazione, la traduzione e la creazione di opere derivate dei propri contenuti». Se non lo sapevate, sapevàtelo. (Se volete il mio parere, le frasi in grassetto non dovrebbero esserci. Ma visto che ci sono mi guardo bene dal pubblicare su Facebook qualcosa che valga davvero la pena. Per quanto riguarda questo specifico post, l’ho lasciato apposta con una licenza libera che permette anche l’uso commerciale, quindi non ci sono problemi di sorta.)

      Ah già, questa non era la direttiva contro le fake news, quindi un testo come questo non sarebbe comunque stato toccato

      Per l’articolo 11, io ritengo idiota che una raccolta automatica di brani di news senza nessuna creatività — è fatta automaticamente, in fin dei conti… — sia considerata un’opera protetta da copyright e quindi si vogliano chiedere soldi a Google News. Presumo che a questo punto Google farebbe come in Spagna e saluterebbe tutti, ma questo non è un mio problema. Detto questo, non ho nulla in contrario a priori al fatto che gli editori cerchino di farsi dare qualche soldo dagli Over The Top per concedere loro il privilegio di mandare traffico verso i loro siti. Sappiamo tutti che lo spirito della direttiva era questo. Bene. Allora scrivete questa direttiva in modo più specifico, e soprattutto indicando specificatamente cos’è un aggregatore di notizie e non dicendo “non si può fare nulla tranne queste nostre benigne eccezioni” (vedi il testo dell’articolo 13). Per quanto mi riguarda un aggregatore (a) contiene qualcosa in più di titolo e catenaccio della notizia stessa — quindi tutti i giornali che vivono di clickbait possono tirare un sospiro di sollievo — e (b) non contiene un testo originale. Quest’ultima parte serve per distinguere una rassegna stampa di approfondimento (per me ok) da una mera raccolta (che è sì fuori copyright, ma per cui gli editori possono chiedere soldi all’aggregatore). Poi resto dell’idea che se Google e amici dessero metadati invece che soldi saremmo tutti più felici, ma questa è un’altra storia.

      Resta il punto più spinoso e proprio per quello generalmente messo sotto il tappeto dai media: il diritto di panorama. Io non riesco davvero a capire perché se c’è un edificio pubblico che tutti possono vedere mentre passano per la strada non sia possibile fotografarlo, quindi farne un’immagine a scopo didascalico e non artistico, senza il permesso di chi ha progettato quell’edificio. Come direbbe Magritte, “Ceci n’est pas un palais”, non foss’altro che perché è a due dimensioni e non tre —è qualcosa di diverso da un modellino, tanto per dire, e la foto ha comunque un contesto. Eppure non è così. Bontà loro, i nostri governanti al momento permettono le foto senza fini di lucro, di cui però Wikipedia non se può fare nulla. Altre nazioni sono molto più generose e ammettono il diritto di panorama, anche se a dire il vero l’europarlamentare Jean-Marie Cavada e i suoi amici avevano già tentato nel 2015 di abolirlo ovunque nell’UE, per evitare «che i monopoli americani come Facebook e Wikimedia sfuggano al pagamento dei diritti ai creatori» (lo ha detto lui, al limite potete lamentarvi della mia traduzione fatta ad occhio senza che io parli francese). Detto in altri termini, il concetto di diritto d’autore per queste persone è qualcosa del tipo “se vuoi regalare il tuo lavoro creativo, fa’ pure, non te lo impediamo; ma devi avere la possibilità di impedire qualunque riuso anche indiretto del tuo materiale senza che ti paghino per il disturbo”. Il mio concetto, e credo quello della maggior parte dei wikipediani, è “il lavoro creativo è sacro, ed è giusto che chi lo faccia abbia il diritto di farsi pagare per il riuso; ma la documentazione del lavoro creativo dovrebbe essere libera per chiunque, e se qualcuno riesce a farci dei soldi buon per lui”. (Nota a margine: Arnaldo Pomodoro ha dato a Wikipedia una licenza esplicita per postare immagini di una qualunque sua opera esposta in un ambiente pubblico. Presumo che abbia compreso che è tutta pubblicità). Per la cronaca, il concetto degli Over The Top dovrebbe essere qualcosa tipo “regalaci il tuo materiale: a te non serve, ma noi sappiamo come farci dei soldi su, soldi che ci teniamo tutti noi”.

      Se siete arrivati fin qui, dovrebbe esservi chiaro che il problema per me non è il concetto copyright, ma la sua applicazione attuale, che non è più a favore dell’autore salvo in pochi casi eccezionali. Sarebbe per esempio interessante sapere quanti iscritti alla SIAE ricavino più di 13000 euro l’anno (mille al mese più tredicesima, come un operaio specializzato) di royalties. Il guaio è che la narrazione è nelle mani di chi in effetti sul copyright ci guadagna eccome, anche se autore non è, e quindi non vuole che si stia a pensare a cosa succede davvero. Ecco, cercate invece di azionare il cervello.

      Wikipedia, l’enciclopedia libera, si è auto-oscurata nella sua edizione italiana per protestare contro la riforma del copyright nel mercato unico digitale europeo

      Il 5 luglio 2018 il Parlamento europeo in seduta plenaria deciderà se accelerare l’approvazione della direttiva sul copyright. Tale direttiva, se promulgata, limiterà significativamente la libertà di Internet.

      Anziché aggiornare le leggi sul diritto d’autore in Europa per promuovere la partecipazione di tutti alla società dell’informazione, essa minaccia la libertà online e crea ostacoli all’accesso alla Rete imponendo nuove barriere, filtri e restrizioni. Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere.

      La proposta ha già incontrato la ferma disapprovazione di oltre 70 studiosi informatici, tra i quali il creatore del web Tim Berners-Lee (qui), 169 accademici (qui), 145 organizzazioni operanti nei campi dei diritti umani, libertà di stampa, ricerca scientifica e industria informatica (qui) e di Wikimedia Foundation (qui).

      Per questi motivi, la comunità italiana di Wikipedia ha deciso di oscurare tutte le pagine dell’enciclopedia. Vogliamo poter continuare a offrire un’enciclopedia libera, aperta, collaborativa e con contenuti verificabili. Chiediamo perciò a tutti i deputati del Parlamento europeo di respingere l’attuale testo della direttiva e di riaprire la discussione vagliando le tante proposte delle associazioni Wikimedia, a partire dall’abolizione degli artt. 11 e 13, nonché l’estensione della libertà di panorama a tutta l’UE e la protezione del pubblico dominio.

      https://meta.wikimedia.org/wiki/SaveYourInternet

      La comunità italiana di Wikipedia

      Questo è il testo integrale del comunicato, unica pagina visibile su Wikipedia in lingua italiana. Tutto quanto viene riportato è a parere non solo mio veritiero (checché ne dicano gli editori) e l’unica cosa da fare è agire per evitare che tutto il web subisca gravi danni. Proposte come la link tax hanno creato solo danni ovunque siano state approvate.

      È possibile dunque contattare il proprio rappresentante all’europarlamento e far sentire la propria voce e la propria opinione.

      Aggiornamento: Ecco come hanno votato i vari europarlamentari.

      Il grande giornalismo d’inchiesta

      Tuesday, 8 May 2018 07:42 UTC

      Tutto pur di pubblicare qualcosa di diverso

      Ieri Valentino Di Giacomo ha scritto sul Mattino, vale a dire uno tra i principali quotidiani italiani, un articolo il cui incipit è

      «Angelino Sempreinpiedi», ministro dei record. Il titolare della Farnesina, Alfano, con 1836 giorni consecutivi alla guida di un dicastero comanda infatti questa particolare classifica nella storia della Repubblica italiana. Mai nessuno ci era riuscito per così tanti giorni.

      Come capita spesso nel Belpaese, gli altri giornali si sono affrettati a copiare la notizia, perché vuoi mica rimanere dietro gli altri e perdere preziosi lettori: ecco così Il Giornale, TGCom, Tiscali News, Il Fatto Quotidiano, HuffPost, TodayTPI

      Quest’ultimo in realtà non deve fare parte di questa lista della vergogna: è l’unico infatti il cui redattore ha azionato il cervello e ha specificato “della seconda Repubblica”. Vi ricordate del divo Giulio? Andreotti è stato ministro nei seguenti governi (courtesy of Wikipedia, naturalmente):

      Totale: 4909 giorni consecutivi (4910 se contiamo anche l’ultimo), di cui 2565 consecutivi allo stesso ministero. (Angelino è passato dagli Interni agli Esteri con Gentiloni).

      Tra l’altro, già l’anno scorso Salvo Toscano sul Foglio scriveva

      Due certezze in questi anni: Alfano e la sua poltrona. Sempre al governo, ministro più longevo della Repubblica.

      La mia domanda a questo punto è molto semplice. Abbiamo un certo numero di italici giornalisti che non è capace di fare quello che sarebbe il suo mestiere, cioè scrivere notizie non dico importanti ma almeno suffragate da dati nemmeno poi difficili da trovare, oppure siamo solo di fronte a un banale caso di piaggeria nei confronti di Angelino Alfano?

      P.S.: mi segnalano che già venerdì scorso, su Propaganda Live (trasmissione de La 7) era stato segnalato questo “record”. Ci sarà bene un motivo perché da anni io non mi fido di qualunque cosa venga raccontato dai nostri media: per fortuna non sono un complottista e non credo che sia tutto un diabolico piano per rimbesuire i cittadini. Lo sono già lo stesso.