Castelseprio
| Castelseprio comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Silvano Martelozzo (lista Sepriese - Insieme possiamo) dal 27-5-2019[1] (2º mandato dal 10-6-2024) |
| Territorio | |
| Coordinate | 45°42′49.39″N 8°51′41.8″E |
| Altitudine | 310 m s.l.m. |
| Superficie | 3,75 km² |
| Abitanti | 1 332[2] (31-5-2026) |
| Densità | 355,2 ab./km² |
| Frazioni | Castel Seprio (scavi), Vico Seprio |
| Comuni confinanti | Cairate, Carnago, Gornate-Olona, Lonate Ceppino |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 21050 |
| Prefisso | 0331 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 012044 |
| Cod. catastale | C273 |
| Targa | VA |
| Cl. sismica | zona 4 (sismicità molto bassa)[3] |
| Cl. climatica | zona E, 2 572 GG[4] |
| Nome abitanti | sepriesi, vicosepriesi |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Castelseprio (arcaicamente Sìbrion, attualmente Visèvar in dialetto varesotto, e Visever in dialetto milanese[5]) è un comune italiano di 1 332 abitanti[2] della provincia di Varese in Lombardia. Il territorio comunale si affaccia sulla Valle Olona e si compone del capoluogo Vicoseprio e della zona archeologica di Castelseprio, costituita dai ruderi dell'abitato distrutto nel XIII secolo che è Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Idrografia
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio comunale si trova sul pianalto destro in affaccio sull'Olona. Corsi d'acqua minori sono il Tenore e il suo affluente Ronchee, il Refreddo e la Roggia Milinara. Il Tenore scorre nei boschi ad ovest del paese. Da Castelseprio scende nell'Olona il Refreddo, che raccoglie le acque di alcune sorgive. In Valle Olona, si trova lo stagno detto Buzonel, alimentato da alcune sorgive. L'Olona dà origine ad una Roggia Molinara che un tempo muoveva le pale dell'antico Mulino Zacchetto, struttura attualmente in avanzato stato di degrado.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Castelseprio è conosciuto per la zona archeologica, il borgo fortificato che fu capoluogo del Contado del Seprio. Abitato in epoca celtica e romana, si è ipotizzato che da Sibrium, nome latino, passava la via Novaria-Comum, strada romana che congiungeva Novaria (la moderna Novara) con Comum (Como). Il castrum si sviluppò intorno al IV secolo, in epoca romano-bizantina,[6] come postazione difensiva nell'epoca delle invasioni barbariche. In epoca alto-medievale divenne capitale amministrativa, giudiziaria e militare e mantenne la propria importanza fino a quando Milano e Como cominciarono a insidiarlo per impadronirsi del vasto territorio. I domini del Seprio andavano dal Lago di Lugano al monte Ceneri, a Parabiago, fino a Ponte Chiasso, alla valle d'Intelvi e al Ticino, al lago Maggiore. Il castello e il borgo furono distrutti definitivamente dai milanesi nel 1287 con il tradimento di alcuni alpigiani della valle dell'Ossola. Ottone Visconti, arcivescovo di Milano, decretò che la roccaforte non venisse mai più ricostruita.[6][7] Vennero risparmiati solo gli edifici sacri.
Per cinque secoli la vegetazione ricoprì i resti di Castelseprio, mentre la località Vicoseprio continuò a esistere. Nel 1751 al comune di Vicoseprio risultavano aggregati sia il comune di Castelseprio, sostanzialmente inabitato, sia il comunello detto de’ Castiglioni. Il territorio non risultava infeudato. Nel 1786 i comuni di Vicoseprio e Castelseprio entrarono a far parte della provincia di Gallarate [8]. Nel 1816 l comuni appaiono di fatto unito con la denominazione di Castel Seprio con Vico Seprio. Con l'unità d'Italia il comune venne denominato Castelseprio, mantenendo la sede comunale a Vico Seprio, e rimase autonomo se non durante il periodo tra il 1928 e il 1947 quando fu aggregato al comune di Carnago.
La riscoperta dei ruderi di Castelseprio avvenne progressivamente a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Le ricerche e gli scavi portarono il castrum a essere presto considerato un sito archeologico di importanza europea. I siti scavati e aperti al pubblico includono gli Affreschi nella chiesa di Santa Maria foris portas, il rudere della basilica di San Giovanni e quello di San Paolo. Dello stesso unicum archeologico è il monastero di Torba, gestito dal FAI.
Il 26 giugno 2011 la zona archeologica è stata dichiarata Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, quale parte del complesso di siti archeologici legati al dominio dei Longobardi in Italia ("Longobardi in Italia: i luoghi del potere (568-774)").
Simboli
[modifica | modifica wikitesto]Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR del 10 maggio 1972.[9] Lo stemma comunale è: partito controfasciato di rosso d'argento; alla bordura di azzurro. Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di rosso.
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]- 301 nel 1751
- 364 nel 1771
- annessione a Carnago nel 1809
- 466 nel 1853
- 491 nel 1859
- annessione a Carnago nel 1928
Abitanti censiti[10]

Amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]Castelseprio fu in provincia di Como dal 1801 al 1927.
Monumenti e luoghi di interesse
[modifica | modifica wikitesto]Dopo la distruzione dell’antica Castelseprio, l’abitato fu ricostruito a Vicoseprio intorno alla Chiesa dei Santi Nazaro e Celso.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Elezioni 2019 live Archiviato il 27 maggio 2019 in Internet Archive. - VareseNews, 27 mag 2019
- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- ↑ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani., Milano, Garzanti, 1996, p. 175, ISBN 88-11-30500-4.
- 1 2 Contino, Castello di Castelseprio.
- ↑ I luoghi dell'arte, vol. 2, p. 22, ISBN 9788863080131.
- ↑ Editto del 26 settembre 1786
- ↑ Castelseprio, su Archivio Centrale dello Stato. URL consultato il 21 febbraio 2025.
- ↑ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente - Serie storica, su esploradati.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Gian Piero Bognetti, Gino Chierici e Alberto de Capitani d'Arzago, Santa Maria di Castelseprio, Milano, Editrice Treccani, 1948.
- Matteo Colaone, Il Seprio. I luoghi, la storia, il mistero di una regione nascosta, Monza, Menaresta Editore, 2011, ISBN 978-88-96751-05-3.
- Carlo Perogalli, Enzo Pifferi e Angelo Contino, Castelli in Lombardia, Como, Editrice E.P.I., 1982.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni di o su Castelseprio
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su comune.castelseprio.va.it.
- Castelsèprio, su sapere.it, De Agostini.
- Castelseprio, su LombardiaBeniCulturali, Regione Lombardia.
- Sito ufficiale relativo alle informazioni storiche, su castelseprio.net.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 149020167 · SBN TO0L004382 · LCCN (EN) n87870204 · GND (DE) 4213561-8 · J9U (EN, HE) 987007559993805171 |
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