James Madison
| James Madison | |
|---|---|
| 4º Presidente degli Stati Uniti d'America | |
| Durata mandato | 4 marzo 1809 – 4 marzo 1817 |
| Vice presidente | George Clinton Elbridge Gerry |
| Predecessore | Thomas Jefferson |
| Successore | James Monroe |
| 5º Segretario di Stato degli Stati Uniti | |
| Durata mandato | 2 maggio 1801 – 3 marzo 1809 |
| Presidente | Thomas Jefferson |
| Predecessore | John Marshall |
| Successore | Robert Smith |
| Membro della Camera dei rappresentanti - Virginia, distretto n.15 | |
| Durata mandato | 4 marzo 1793 – 4 marzo 1797 |
| Predecessore | distretto creato |
| Successore | John Dawson |
| Membro della Camera dei rappresentanti - Virginia, distretto n.5 | |
| Durata mandato | 4 marzo 1789 – 4 marzo 1793 |
| Predecessore | distretto creato |
| Successore | George Hancock |
| Dati generali | |
| Partito politico | Democratico-Repubblicano |
| Firma | |
James Madison (Port Conway, 16 marzo 1751 – Contea di Orange, 28 giugno 1836) è stato un politico statunitense. È stato il 4º presidente degli Stati Uniti d'America dal 1809 al 1817, nonché uno dei maggiori esponenti, insieme a Thomas Jefferson, del Republican Party, poi ribattezzato dagli storici Partito Democratico-Repubblicano.
È considerato uno dei padri fondatori degli Stati Uniti e uno dei principali autori della Costituzione. Per la sua salute precaria non poté arruolarsi nell'esercito di George Washington, ma diede il suo contribuito alla causa delle colonie con l'attività di giurista. Partecipò alla stesura della Costituzione e si preoccupò anche di convincere i vari Stati ad accettarla. La convinzione che segnò maggiormente il pensiero politico teorico di Madison era che la nuova repubblica necessitasse di controlli ed equilibri di poteri onde tutelare i diritti individuali dalla tirannia della maggioranza. Come segretario di Stato di Jefferson (1801-1809), Madison seguì l'acquisto della Louisiana, che raddoppiò le dimensioni della nazione, e appoggiò lo sfortunato embargo del 1807. Come presidente, guidò la nazione nella guerra del 1812 contro la Gran Bretagna. Durante e dopo la guerra, Madison cambiò molte delle sue posizioni. Nel 1815 sostenne la creazione della seconda banca nazionale, una forte politica militare e alti dazi sui beni importati per proteggere le nuove fabbriche aperte durante la guerra.
Biografia e formazione
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James Madison Jr. nacque il 16 marzo 1751 (5 marzo 1750 secondo il calendario giuliano), nella piantagione di Belle Grove vicino a Port Conway nella colonia della Virginia, da James Madison Sr. ed Eleanor Madison. La sua famiglia viveva in Virginia dalla metà del XVII secolo.[1] Il nonno materno di Madison, Francis Conway, era un importante piantatore e commerciante di tabacco. Il suo bisnonno paterno, James Taylor, era un membro della Camera dei Burgesses.[2] Suo padre era un piantatore di tabacco cresciuto in una piantagione, allora chiamata Mount Pleasant, che ereditò al raggiungimento dell'età adulta. Con circa 100 schiavi e una piantagione di 5.000 acri (2.000 ettari), il padre di Madison era tra i maggiori proprietari terrieri del Piedmont della Virginia.[3]
Dagli 11 ai 16 anni, Madison studiò sotto la guida di Donald Robertson, precettore di diverse famiglie di spicco del Sud. Madison apprese matematica, geografia e lingue moderne e classiche, diventando eccezionalmente abile in latino. A 16 anni, Madison tornò a Montpelier, dove studiò sotto la guida del reverendo Thomas Martin per prepararsi all'università. A differenza della maggior parte dei virginiani dell'epoca che si preparavano per l'università, Madison non frequentò il College of William and Mary, poiché il clima di pianura di Williamsburg, ritenuto più propenso a favorire la diffusione di malattie infettive, avrebbe potuto nuocere alla sua salute. Invece, nel 1769, si iscrisse al College of New Jersey (in seguito Università di Princeton).[4]
I suoi studi universitari includevano latino, greco, teologia e le opere dell'Illuminismo, e ponevano particolare enfasi sull'arte oratoria e sul dibattito.[5] Madison era un membro di spicco della American Whig–Cliosophic Society, che era in competizione nel campus con una controparte politica, la Cliosophic Society.
Carriera politica
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1776 Madison fu eletto nel Parlamento del suo Stato, dove sostenne le tesi di Thomas Jefferson (del quale sarebbe divenuto amico e collaboratore) sulla completa libertà religiosa da attuare in Virginia. Successivamente, nel 1779, venne eletto al Congresso continentale, riunitosi a Filadelfia, che stava dirigendo le ultime fasi della Guerra d'indipendenza americana.
Qui Madison svolse un ruolo di grande fermezza, specie sulle questioni economiche: le colonie nordamericane si erano infatti indebitate pesantemente per sostenere la guerra di indipendenza, tanto che molti Stati non potevano più pagare le contribuzioni di guerra, finendo vittime dell'inflazione. Il rappresentante della Virginia, in netto contrasto con il Parlamento del suo Stato, propose di affidare al Congresso poteri più ampi, e di proibire ai singoli Stati l'ulteriore emissione di carta moneta: oltre a ciò, riuscì ad ottenere che tutti gli Stati autorizzassero il Congresso ad imporre per venticinque anni una tassa sulle importazioni. Un altro tema che preoccupò Madison fu la navigazione sul Mississippi, come quando si oppose alla proposta dell'ambasciatore statunitense a Madrid, John Jay, di rinunciare ai diritti di navigazione sul fiume, che la Spagna aveva garantito al Regno Unito; Madison sosteneva che la nuova entità, gli Stati Uniti, era l'erede naturale dei diritti britannici.
Madison rimase deputato al Congresso fino al 1783, per poi essere eletto l'anno successivo alla Camera dei delegati della Virginia, dove si batté su questioni religiose: fautore della completa libertà di culto, si oppose infatti alla concessione di privilegi alla Chiesa episcopale e nel 1785 riuscì a far approvare il piano di Jefferson che instaurava la completa libertà di culto nello Stato. Nel 1786 fu tra i promotori della Convenzione di Annapolis, riunitasi per decidere i rapporti commerciali tra i singoli Stati e stabilire le rotte commerciali fluviali. Da questa riunione si svilupparono gli eventi che portarono alla convocazione della Convenzione di Filadelfia.
La Costituzione Americana
[modifica | modifica wikitesto]Durante la convenzione di Filadelfia, in cui i 55 delegati si riunirono tra il 25 maggio e il 17 settembre 1787 nell'Independence Hall di Filadelfia allo scopo di riformare gli articoli della Confederazione, vennero presentate alcune proposte su cui si dovevano porre le basi per la creazione della Costituzione degli Stati Uniti. Il piano della Virginia fu redatto da Madison, a cui si oppose il piano del New Jersey, preparato da William Paterson: entrambi furono presentati e giudicati durante l'incontro.[6]
Nel 1788, durante un incontro con Alexander Hamilton e John Jay, si discusse sulla ratifica della Costituzione; Madison scrisse buona parte dei Federalist Papers, con cui espresse un pensiero che legava i termini di espansione, libertà e repubblicanesimo.[7] I suoi appunti avrebbero suscitato nuovamente interesse politico e filosofico nel XX secolo negli Stati Uniti[8][9].
Fra i pensieri innovativi, la contestazione dell'idea che una nazione piccola e con una popolazione omogenea fosse sinonimo di una repubblica con lunga prospettiva di durata e priva di quelle tirannie di eventuali maggioranze.
L'opposizione ad Hamilton
[modifica | modifica wikitesto]Alexander Hamilton cercò nel 1790 di trasformare in debito federale sia il debito interno sia quello estero che gli Stati della confederazione avevano contratto (quasi 56 milioni di dollari),[10] Madison osteggiò il processo per quanto riguardava il debito interno, in quanto i creditori maggiori avevano agito con metodi ai limiti della legalità e voleva fare un distinguo fra i vari casi, ma venne approvata l'idea di Hamilton. Proteste più forti riguardarono i debiti del Massachusetts, che nessuno voleva accollarsi; Madison convinse il Congresso durante il mese di aprile a respingere l'ulteriore addebito, ma Hamilton ad agosto riuscì a far cambiare di nuovo idea al Congresso. A portare all'approvazione delle proposte di Hamilton contribuì il cosiddetto "compromesso del 1790", che previde come contropartita l'instaurazione della capitale federale nel distretto di Columbia, da cui sorse Washington.
Anni dopo i due si trovarono nuovamente in disaccordo in occasione dell'istituzione della banca degli Stati Uniti. Hamilton aveva preso come modello quella inglese ed il capitale proposto era di 10 milioni di dollari[11]; Madison, al momento in cui venne proposta la legge di istituzione della banca, trovò che violasse i principi della Costituzione. Nello specifico, nella motivazione da lui addotta si leggeva che la Costituzione non avrebbe conferito alcun potere del genere (quello di dare statuto a una società) al Congresso. Dopo l'approvazione della legge, il presidente George Washington, prima di apporvi la firma, rifletté molto sulle parole di Madison. Nel 1797, scaduto il secondo mandato presidenziale di Washington, Madison si ritirò per quattro anni dalla vita politica, tornando nelle sue piantagioni di tabacco in Virginia.
Segretario di Stato di Jefferson
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Madison fu una delle due figure più influenti nel gabinetto di Jefferson, l'altra essendo il Segretario del Tesoro Albert Gallatin. Madison fu nominato Segretario di Stato nonostante la mancanza di esperienza in politica estera.[12][13] Individuo introspettivo, ricevette assistenza dalla moglie, affidandosi profondamente a lei per affrontare le pressioni sociali derivanti dall'essere una figura pubblica sia durante la sua nomina a Segretario di Stato che in seguito. Poiché l'ascesa di Napoleone in Francia aveva smorzato l'entusiasmo dei Democratico-Repubblicani per la causa francese, Madison cercò una posizione neutrale nelle guerre di coalizione in corso tra Francia e Gran Bretagna.[14] Sul piano interno, l'amministrazione Jefferson e il Congresso Democratico-Repubblicano smantellarono molte politiche federaliste; il Congresso abrogò rapidamente l'Alien and Sedition Act, abolì le tasse interne e ridusse le dimensioni dell'esercito e della marina. Gallatin, tuttavia, convinse Jefferson a mantenere la Prima Banca degli Stati Uniti.[15]
Jefferson era favorevole all'espansione verso ovest degli americani che si erano stabiliti fino al fiume Mississippi, spinto dalla preoccupazione per la scarsa densità demografica regionale nell'estremo ovest rispetto agli stati orientali più popolati, essendo l'estremo ovest abitato quasi esclusivamente da nativi americani. Jefferson promosse tale espansione verso ovest e sperava di acquisire il territorio spagnolo della Louisiana, a ovest del fiume Mississippi, per scopi espansionistici. All'inizio della presidenza di Jefferson, l'amministrazione apprese che la Spagna intendeva cedere il territorio della Louisiana alla Francia, suscitando timori di un'invasione francese del territorio statunitense. Nel 1802, Jefferson e Madison inviarono Monroe in Francia per negoziare l'acquisto di New Orleans, che controllava l'accesso al fiume Mississippi ed era quindi di immensa importanza per gli agricoltori della frontiera americana.
Nonostante la natura urgente dei negoziati con i francesi, Jefferson era preoccupato per la costituzionalità dell'Acquisto della Louisiana e, in privato, era favorevole all'introduzione di un emendamento costituzionale che autorizzasse esplicitamente il Congresso ad acquisire nuovi territori. Madison convinse Jefferson ad astenersi dal proporre l'emendamento e l'amministrazione presentò infine il Trattato sull'Acquisto della Louisiana per l'approvazione del Senato, senza un emendamento costituzionale di accompagnamento. A differenza di Jefferson, Madison non aveva dubbi sulla sua costituzionalità perché gli accordi tra nazioni (come l'Acquisto della Louisiana) sono trattati e i trattati sono specificamente autorizzati dalla Costituzione.
Elezioni presidenziali del 1808
[modifica | modifica wikitesto]Le speculazioni sulla potenziale successione di Madison a Jefferson iniziarono all'inizio del primo mandato di Jefferson. La posizione di Madison nel partito fu danneggiata dalla sua associazione con l'embargo, impopolare in tutto il paese e soprattutto nel Nord-Est. Con il crollo dei Federalisti come partito nazionale dopo il 1800, la principale opposizione alla candidatura di Madison provenne da altri membri del Partito Democratico-Repubblicano. Madison divenne bersaglio degli attacchi del deputato John Randolph, leader di una fazione del partito nota come i tertium quids.
Matrimonio e famiglia
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Il 15 settembre 1794, Madison sposò Dolley Payne Todd, la vedova ventiseienne di John Todd, un agricoltore quacchero morto durante un'epidemia di febbre gialla. All'inizio di quell'anno, Madison e Dolley Todd erano stati presentati formalmente su richiesta di Madison da Aaron Burr. Burr era diventato amico di lei quando alloggiavano nella stessa pensione di Filadelfia.[16] I due si fidanzarono rapidamente e si prepararono per un matrimonio quell'estate, ma Todd soffrì di malattie ricorrenti a causa della sua esposizione alla febbre gialla a Filadelfia. Alla fine si recarono a Harewood in Virginia per il loro matrimonio. Solo pochi membri stretti della famiglia parteciparono e il reverendo di Winchester Alexander Balmain presiedette.
Per tutta la vita, Madison mantenne uno stretto rapporto con suo padre, James Sr. All'età di 50 anni, Madison ereditò la grande piantagione di Montpelier e altri possedimenti, compresi gli schiavi di suo padre. Sebbene Madison non abbia mai avuto figli con Dolley, adottò il suo unico figlio sopravvissuto, John Payne Todd (noto come Payne), dopo il matrimonio della coppia.
La presidenza
[modifica | modifica wikitesto]Inaugurazione e gabinetto
[modifica | modifica wikitesto]L'insediamento di Madison ebbe luogo il 4 marzo 1809, nella Camera dei Rappresentanti del Campidoglio degli Stati Uniti. Il giudice capo Marshall amministrò il giuramento presidenziale a Madison mentre il presidente uscente Jefferson assisteva. Il vicepresidente George Clinton prestò giuramento per un secondo mandato, diventando il primo vicepresidente degli Stati Uniti a servire sotto due presidenti. A differenza di Jefferson, che godeva di un sostegno relativamente unanime, Madison incontrò l'opposizione politica di ex alleati politici come Monroe e Clinton. Inoltre, il Partito Federalista era in ripresa a causa dell'opposizione all'embargo. A parte la sua prevista nomina di Gallatin a Segretario di Stato, i restanti membri del Gabinetto di Madison furono scelti semplicemente per promuovere l'armonia politica e, secondo gli storici Ketcham e Rutland, erano in gran parte insignificanti o incompetenti.[17] A causa della resistenza di Monroe e Clinton, Madison dovette affrontare immediatamente l'opposizione alla sua prevista nomina del Segretario del Tesoro Gallatin a Segretario di Stato. Alla fine Madison decise di non nominare Gallatin, mantenendolo al Dipartimento del Tesoro.[18]
Madison optò invece per Robert Smith come Segretario di Stato. Tuttavia, per i due anni successivi, Madison svolse la maggior parte delle funzioni del Segretario di Stato a causa dell'incompetenza di Smith.
Post-presidenza
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Quando Madison lasciò la presidenza si ritrovò più povero di quando era entrato, a causa del crollo finanziario della sua piantagione, dovuto anche alla cattiva gestione del suo figliastro. Nel 1826, dopo la morte di Jefferson, Madison gli succedette come rettore dell'università della Virginia. Fu la sua ultima attività. Mantenne la carica per dieci anni, fino alla sua morte il 28 giugno 1836. Venne sepolto presso il cimitero di Montpelier, in Virginia.
Negli ultimi anni della sua vita Madison fu afflitto da problemi finanziari, che provocarono il deterioramento della sua salute fisica e mentale. Divenne estremamente preoccupato, inoltre, per la sua eredità storica: iniziò a modificare lettere e altri documenti in suo possesso, cambiando giorni e date, aggiungendo ed eliminando parole e frasi. Con il tempo questa sua mania di "rettificare" diventò un'ossessione. Non solo si preoccupò di sistemare documenti suoi originali, ma imitò anche la calligrafia di Jefferson e apportò cambiamenti ad alcune delle sue lettere.
"Durante gli ultimi sei anni della sua vita, in mezzo a un mare di problemi personali [finanziari] che minacciavano di travolgerlo, letteralmente malato d'ansia, cominciò a disperare della sua capacità di farsi capire dai suoi cittadini" (Garry Wills).
La personalità di Madison ci è fornita dal libro "Reminiscenze di un uomo di colore di James Madison", raccontato da un suo ex schiavo, Paul Jennings, che servì il presidente per molti anni, prima da valletto e poi come cameriere per il resto della vita di Madison. Jennings pubblicò il suo breve racconto nel 1865; in esso mostrò massimo rispetto per il presidente, parlando di lui come un uomo buono, che non colpì mai uno schiavo, né consentì ai sorveglianti di farlo. Jennings affermò nella sua opera che, se uno schiavo si comportava male, Madison preferiva incontrarlo in privato per parlare dell'errato comportamento e sistemare le cose con diplomazia.[19]
Morte
[modifica | modifica wikitesto]La salute di Madison peggiorò lentamente nel corso degli anni '30 del XIX secolo. Morì di insufficienza cardiaca congestizia a Montpelier la mattina del 28 giugno 1836, all'età di 85 anni. Secondo un racconto comune dei suoi ultimi momenti, gli fu offerta la colazione, che tentò di mangiare ma non riuscì a deglutire. La sua nipote preferita, Nellie Madison Willis, che gli sedeva accanto per fargli compagnia, gli chiese: "Che succede, zio James?".[20] Madison morì subito dopo aver risposto: "Nient'altro che un ripensamento, mia cara". Fu sepolto nel cimitero di famiglia a Montpelier.
Eredità
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Considerato uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti, Madison ebbe una vasta influenza sulla fondazione della nazione e sul primo sviluppo del governo costituzionale e della politica estera americana. Lo storico J.C.A. Stagg scrive che "per certi versi, poiché si trovò dalla parte vincente su ogni questione importante che la giovane nazione dovette affrontare dal 1776 al 1816, Madison fu il più efficace e forse il più influente di tutti i Padri Fondatori".[21] Sebbene abbia contribuito a fondare un importante partito politico e abbia ricoperto la carica di quarto presidente, la sua eredità è stata in gran parte definita dai suoi contributi alla Costituzione; persino in vita fu acclamato come il "Padre della Costituzione". Il professore di diritto Noah Feldman scrive che Madison "inventò e teorizzò l'ideale moderno di una costituzione federale ampliata che combina l'autogoverno locale con un ordine nazionale generale". Feldman aggiunge che il "modello di governo costituzionale a tutela della libertà" di Madison è "l'idea americana più influente nella storia politica mondiale".
Diversi storici hanno criticato il mandato di Madison come presidente.[22] Nel 1968, Henry Steele Commager e Richard B. Morris affermarono che la visione convenzionale di Madison era quella di un "presidente incapace" che "gestì male una guerra inutile". Un sondaggio del 2006 tra gli storici ha classificato il fallimento di Madison nel prevenire la guerra del 1812 come il sesto peggior errore commesso da un presidente in carica. Per quanto riguarda la coerenza e l'adattabilità di Madison nel processo decisionale politico durante i suoi molti anni di attività politica, lo storico Gordon S. Wood afferma che Lance Banning, come nel suo Sacred Fire of Liberty (1995), è "l'unico studioso contemporaneo a sostenere che Madison non cambiò le sue opinioni negli anni 1790".
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Ralph Ketcham, James Madison: A Biography, paperback, Charlottesville, Virginia, University of Virginia Press, 1990, ISBN 978-0-8139-1265-3.
- ↑ John M. Gresham Company, Biographical Cyclopedia of the Commonwealth of Kentucky, John M. Gresham Company, 1896.
- ↑ The Enslaved Community, su James Madison's Montpelier, Montpelier Foundation. URL consultato il 20 novembre 2016 (archiviato dall'url originale il 30 settembre 2011).
- ↑ Noah Feldman, The Three Lives of James Madison: Genius, Partisan, President, New York, New York, Random House, 2017, ISBN 978-0-8129-9275-5.
- ↑ Ralph Ketcham, James Madison, in Henry F. Graff (a cura di), The Presidents: A Reference History, Third, New York, New York, Charles Scribner's Sons, 2002, pp. 57–70, ISBN 978-0-684-31226-2.
- ↑ Roche, John P. (dicembre 1961). "The Founding Fathers: A Reform Caucus in Action". Dall'American Political Science Review 55.
- ↑ Mario Del Pero, Libertà e impero. Gli Stati Uniti e il mondo 1776-2006, Laterza, 2008, p. 49, ISBN 978-88-420-7438-0.
- ↑ Larry D. Kramer, "Madison's Audience," Harvard Law Review 112,3 (1999), da pag 611.
- ↑ Si veda ad esempio il testo:Lance Banning, The sacred Fire of Liberty: James Madison and founding of the Federal Republic, Cornell University Press, 1995, ISBN 9780786422487.
- ↑ A. Jones Maldwyn, Storia degli Stati Uniti d'America dalle prime colonie inglesi ai giorni nostri, Bompiani, 2007, p. 76, ISBN 978-88-452-3357-9.
- ↑ Ron Chernow, Alexander Hamilton, Penguin, 2004, pp. 347-349, ISBN 978-1-59420-009-0.
- ↑ Garry Wills, James Madison, New York, Times Books, 2002, ISBN 978-0-8050-6905-1.
- ↑ Forrest McDonald, The Presidency of Thomas Jefferson, Lawrence, Kansas, University Press of Kansas, 1976, ISBN 978-0-7006-0330-5.
- ↑ Andrew Burstein e Nancy Isenberg, Madison and Jefferson, New York, New York, Random House, 2010, ISBN 978-1-4000-6728-2.
- ↑ Gordon S. Wood, Empire of Liberty: A History of the Early Republic, Oxford, England, Oxford University Press, 2009, ISBN 978-0-19-983246-0.
- ↑ Irving Brant, James Madison: President, 1809-1812, Indianapolis, Bobbs-Merrill Company, Inc., 1956, p. 13.
- ↑ Robert A. Rutland, James Madison: The Founding Father, New York, New York, Macmillan Publishing Co., 1987, ISBN 978-0-02-927601-3.
- ↑ Robert A. Rutland, The Presidency of James Madison, Lawrence, Kansas, University Press of Kansas, 1990, ISBN 978-0-7006-0465-4.
- ↑ Paul Jennings, Documents of the American South, University of North Carolina, su docsouth.unc.edu, University of North Carolina, 2021. URL consultato il 19 febbraio 2017 (archiviato dall'url originale il 14 ottobre 2021).
- ↑ Myron Magnet, The Founders at Home: The Building of America, 1735–1817, New York, New York, W. W. Norton & Company, 2013, ISBN 978-0-393-24021-4.
- ↑ J.C.A. Stagg, James Madison: Impact and Legacy, su Miller Center, University of Virginia, 4 ottobre 2016. URL consultato l'8 febbraio 2019 (archiviato dall'url originale il 9 febbraio 2019).
- ↑ Max J. Skidmore, Presidential Performance : A Comprehensive Review, Jefferson, N.C., McFarland & Co., 2004, ISBN 978-0-7864-1820-6.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- A. Jones Maldwyn, Storia degli Stati Uniti d'America dalle prime colonie inglesi ai giorni nostri, Bompiani, 2007, ISBN 978-88-452-3357-9.
- Mario Del Pero, Libertà e impero. Gli Stati Uniti e il mondo 1776-2006, Roma-Bari, Laterza, 2008, ISBN 978-88-420-7438-0.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Madison, James, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Madison, James, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
- (EN) Irving Brant, James Madison, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN, FR) James Madison, su Enciclopedia canadese.
- Opere di James Madison, su MLOL, Horizons Unlimited.
- (EN) Opere di James Madison, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Audiolibri di James Madison, su LibriVox.
- (EN) Opere riguardanti James Madison, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) James Madison, su Goodreads.
- (EN) James Madison, su Comic Vine, Fandom.
- James Madison at MetaLibri, su metalibri.wikidot.com.
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