Noto (Italia)
| Noto comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Libero consorzio comunale | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Corrado Figura (lista civica) dall'11-10-2021 |
| Territorio | |
| Coordinate | 36°53′N 15°05′E |
| Altitudine | 152 m s.l.m. |
| Superficie | 554,99 km² |
| Abitanti | 24 646[1] (28-2-2026) |
| Densità | 44,41 ab./km² |
| Frazioni | Calabernardo, Castelluccio, Lido di Noto, Marzamemi,[2] Reitani, Rigolizia, San Corrado di Fuori, San Lorenzo, San Paolo, Santa Lucia, Testa dell'Acqua, Villa Vela |
| Comuni confinanti | Avola, Canicattini Bagni, Ispica (RG), Modica (RG), Pachino, Palazzolo Acreide, Rosolini, Siracusa |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 96017 |
| Prefisso | 0931 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 089013 |
| Cod. catastale | F943 |
| Targa | SR |
| Cl. sismica | zona 1 (sismicità alta)[3] |
| Cl. climatica | zona C, 952 GG[4] |
| Nome abitanti | netini |
| Patrono | san Corrado Confalonieri |
| Giorno festivo | 19 febbraio |
| Motto | (LA) Senatus PopulusQue Netinus (IT) Il Senato e il Popolo Netino |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Noto (Notu o Nuòtu in siciliano[5]) è un comune italiano di 24 646 abitanti[1] del libero consorzio comunale di Siracusa, in Sicilia.
È il primo comune siciliano per estensione territoriale, il quarto a livello nazionale. Sede episcopale, definita la "capitale del Barocco",[6] il 25 giugno 2002 il suo centro storico è stato dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, insieme con le altre città tardo-barocche del Val di Noto.
Geografia fisica
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Territorio
[modifica | modifica wikitesto]Noto è situata nella parte sud-orientale della Sicilia, nel settore meridionale del Libero consorzio comunale di Siracusa, dal cui capoluogo dista circa 31 km. Il centro abitato sorge sulle propaggini meridionali dei monti Iblei, a un'altitudine di 152 m s.l.m., in posizione dominante sulla pianura costiera che si estende fino al Mar Ionio.[7]
Con una superficie di 554,99 km², Noto è il comune più esteso della Sicilia e il quarto d'Italia per estensione territoriale.[8]
Dal punto di vista geomorfologico il territorio presenta una notevole varietà paesaggistica. La porzione settentrionale appartiene all'altopiano dei monti Iblei ed è caratterizzata da rilievi calcarei profondamente incisi da valloni e cave fluviali; procedendo verso sud il paesaggio degrada progressivamente nelle pianure alluvionali della valle del Tellaro e della piana di San Paolo, quest'ultima tradizionalmente destinata alle colture specializzate e tra le più importanti aree agricole della Sicilia sud-orientale.[9]
Il litorale, compreso tra i territori comunali di Avola e Pachino, si sviluppa lungo l'omonimo Golfo di Noto ed è caratterizzato da un'alternanza di spiagge sabbiose, dune costiere, falesie calcaree, zone umide e promontori rocciosi. Lungo la costa ricadono numerose aree di elevato interesse naturalistico, tra cui la Riserva naturale orientata Oasi Faunistica di Vendicari, istituita dalla Regione Siciliana nel 1984 e riconosciuta come uno dei principali siti di sosta dell'avifauna migratoria del Mediterraneo.[10]
Il comune confina a nord con Siracusa, Avola, Canicattini Bagni e Palazzolo Acreide, a ovest con Modica, Rosolini e Ispica, e a sud con Pachino. Del territorio comunale fa inoltre parte l'exclave della contrada Cipolla, situata tra i comuni di Rosolini e Ispica.[8]
La vegetazione è quella tipica dell'ambiente mediterraneo. Le aree collinari sono caratterizzate dalla presenza della macchia mediterranea, di oliveti e mandorleti, mentre nelle pianure costiere prevalgono agrumeti, vigneti e colture orticole intensive. Sui rilievi settentrionali permangono lembi di bosco mediterraneo con leccio, quercia, frassino e alloro, alternati a pascoli e arbusteti xerofili, che costituiscono alcuni degli ambienti di maggiore interesse ecologico della Sicilia sud-orientale.[11]
Idrografia
[modifica | modifica wikitesto]L'idrografia del territorio netino è caratterizzata dalla presenza di numerosi corsi d'acqua a regime prevalentemente torrentizio, appartenenti al versante ionico dei monti Iblei. I principali sono il Tellaro, l'Asinaro, il Cassibile e il torrente Gioi, ai quali si affianca una fitta rete di valloni e corsi d'acqua minori che incidono profondamente il tavolato calcareo ibleo.[12]
Il Tellaro, il principale corso d'acqua del territorio comunale, nasce nel settore occidentale dei monti Iblei e sfocia nel Mar Ionio presso la foce omonima, nei pressi dell'antica Eloro. Lungo il suo corso sorge la Villa del Tellaro, importante complesso residenziale di età romana noto per i mosaici pavimentali.[13]
L'Asinaro nasce nelle vicinanze di Noto Antica e attraversa il territorio comunale fino alla costa ionica. Presso la sua foce ebbero luogo le fasi conclusive della Spedizione ateniese in Sicilia (413 a.C.), terminate con la definitiva sconfitta dell'esercito ateniese da parte delle forze siracusane.[14]
Il Cassibile, che nel tratto superiore assume localmente il nome di Manghisi, ha inciso nel corso dei millenni il profondo canyon della Riserva naturale orientata Cavagrande del Cassibile, una delle principali emergenze geomorfologiche della Sicilia sud-orientale.[15]
Tra i corsi d'acqua minori riveste particolare interesse il torrente Santa Chiara, le cui acque hanno scavato nella roccia calcarea una serie di pozze naturali note come laghetti di San Corrado, meta di escursioni naturalistiche.[16]
Clima
[modifica | modifica wikitesto]Il clima è di tipo mediterraneo, con inverni generalmente miti e piovosi ed estati lunghe, calde e siccitose, fortemente influenzate dall'azione dell'anticiclone subtropicale africano. Le precipitazioni si concentrano prevalentemente tra l'autunno e l'inizio della primavera, mentre durante i mesi estivi risultano generalmente molto scarse.[17]
Le temperature medie annue sono tra le più elevate della Sicilia orientale; durante l'estate le massime possono frequentemente superare i 35°C, con punte superiori ai 40°C in occasione delle ondate di calore provenienti dall'entroterra africano, mentre i valori invernali si mantengono generalmente miti lungo la fascia costiera e più freschi nelle aree collinari dei monti Iblei.[18]
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro n. 412 del 26 agosto 1993, il comune appartiene alla zona climatica C.[19]
Sismicità
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio comunale ricade nella zona sismica 1, corrispondente al massimo grado di pericolosità previsto dalla classificazione sismica nazionale, in ragione della sua appartenenza al settore sud-orientale della Sicilia, storicamente interessato da intensa attività tettonica.[20]
Il territorio di Noto è stato interessato da numerosi terremoti storici, tra cui quelli del 1169 e del 1693, quest'ultimo responsabile della pressoché totale distruzione dell'antica città medievale e della successiva ricostruzione dell'attuale centro urbano sul colle Meti. Anche il terremoto di Messina del 1908 e il terremoto di Santa Lucia del 1990 furono distintamente avvertiti nel territorio comunale, provocando danni di diversa entità agli edifici.[21]
Origini del nome
[modifica | modifica wikitesto]L'etimologia del toponimo Noto non è stata definitivamente chiarita ed è oggetto di diverse interpretazioni formulate nell'ambito degli studi storici e linguistici sulla Sicilia antica.[22]
L'antico insediamento di Noto antica, frequentato sin dall'età del bronzo e riconducibile alla cultura di Castelluccio, precede infatti la colonizzazione greca della Sicilia, circostanza che ha indotto diversi studiosi a ritenere il toponimo di origine preellenica.[23]
Le fonti greche attestano la città con il nome di Νέητον (Néēton), successivamente latinizzato in Netum, denominazione utilizzata dagli autori romani e dalle fonti amministrative dell'età imperiale.[24] Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la forma greca derivi da un più antico toponimo indigeno, talvolta ricostruito come Neas, sebbene tale interpretazione non trovi unanime consenso nella letteratura specialistica.[22]
Durante la dominazione islamica della Sicilia il nome della città compare nelle fonti arabe in diverse varianti, tra cui Nūṭus, Nūṭuš e Nāṭus, probabilmente derivate dalla forma greco-bizantina Νέτος (Nétos).[25]
Nel XII secolo il geografo arabo Muhammad al-Idrisi, nella Nuzhat al-mushtāq fī ikhtirāq al-āfāq, descrisse Noto come una delle principali città della Sicilia sud-orientale, sottolineandone l'importanza strategica, la fertilità del territorio e l'antichità dell'insediamento:
La documentazione medievale conserva numerose forme romanze del toponimo, tra cui Noteo, Nothi e Notha, dalle quali si sviluppò progressivamente l'attuale forma italiana Noto e quella siciliana Notu, localmente anche Nuotu.[25]
Dal nome latino Netum deriva il gentiliccio italiano netino, mentre nella lingua siciliana gli abitanti della città sono denominati nuticiani, forma tradizionale sviluppatasi nel corso dell'età moderna.[22]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Periodo antico
[modifica | modifica wikitesto]Le origini dell'insediamento di Noto risalgono alla preistoria della Sicilia. Il sito di Noto antica, situato sul Monte Alveria, circa 8 km a nord dell'attuale città, risulta frequentato fin dall'età del bronzo antico (XXII-XV secolo a.C.), come attestano le necropoli rupestri, gli abitati fortificati e i numerosi reperti archeologici riconducibili alla cultura di Castelluccio. Le campagne di scavo condotte da Paolo Orsi tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, integrate dalle ricerche più recenti della Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Siracusa, hanno documentato una continuità insediativa protrattasi per oltre tre millenni.[23][27]
Secondo la tradizione tramandata dagli storici greci, l'antico abitato, indicato con il nome di Neas o Neaton, fu la patria del condottiero siculo Ducezio, protagonista della resistenza delle popolazioni indigene contro l'espansione di Siracusa nel V secolo a.C. Le fonti attribuiscono allo stesso Ducezio il trasferimento dell'abitato sul più facilmente difendibile Monte Alveria, naturalmente protetto da profonde gole scavate dai torrenti Asinaro e Carosello.[28][29]
Nel corso del V e del IV secolo a.C. la città entrò stabilmente nell'orbita politica e culturale di Siracusa, conservando tuttavia una propria autonomia amministrativa. L'ellenizzazione dell'insediamento è attestata dai resti dell'impianto urbano, dalle possenti mura in opera poligonale, dal ginnasio, dagli heroa monumentali e dall'acquedotto scavato nella roccia, tra i più significativi esempi di ingegneria idraulica della Sicilia greca.[30]
Le prime notizie storicamente documentate sulla città compaiono nelle opere di Polibio e di Tito Livio, che ricordano Neaton tra le città alleate di Siracusa durante il regno di Gerone II. Nel 263 a.C., all'inizio della prima guerra punica, la città fu riconosciuta da Roma quale civitas foederata, conservando una posizione privilegiata all'interno dell'ordinamento provinciale siciliano.[31][32]
Durante la seconda guerra punica, nel 214 a.C., Netum aprì le proprie porte alle truppe del console Marco Claudio Marcello, evitando così la sorte toccata ad altre città siciliane rimaste fedeli a Siracusa. La lealtà dimostrata nei confronti di Roma consentì alla città di mantenere il proprio status di civitas foederata, con un ordinamento municipale autonomo, un proprio senato cittadino e magistrature locali, privilegi che continuarono a caratterizzarne la vita amministrativa per tutta l'età repubblicana e imperiale.[33]
Nel I secolo a.C. anche Netum subì gli abusi del governatore Gaio Licinio Verre, denunciati da Marco Tullio Cicerone nelle Verrine, che costituiscono una delle principali testimonianze sullo stato economico e amministrativo delle città siciliane durante la tarda età repubblicana.[34]
L'importanza raggiunta da Netum in età romana è inoltre documentata dall'epigrafia e dai numerosi rinvenimenti archeologici, che testimoniano la presenza di edifici pubblici, complessi monumentali, necropoli e ville rustiche distribuite nell'intero territorio, confermando il ruolo della città quale uno dei principali centri dell'entroterra della Sicilia sud-orientale.[35]
Periodo tardoantico, bizantino e islamico
[modifica | modifica wikitesto]Tra il IV e il V secolo d.C. il territorio di Netum mantenne una notevole vitalità economica, favorita dalla fertilità della valle del Tellaro e dalla posizione lungo gli itinerari commerciali della Sicilia sud-orientale. A tale periodo risale la Villa del Tellaro, sontuosa residenza extraurbana di età tardo-romana, celebre per i raffinati mosaici policromi pavimentali, oggi considerata uno dei principali complessi residenziali romani dell'isola insieme alla Villa Romana del Casale.[36][37]
In seguito alla guerra gotica, la Sicilia fu riconquistata dall'Impero bizantino tra il 535 e il 536 per iniziativa dell'imperatore Giustiniano I. Anche Noto entrò a far parte della nuova organizzazione amministrativa bizantina, conservando un ruolo strategico quale presidio dell'entroterra siracusano e importante centro agricolo. Tra il VI e il IX secolo il territorio conobbe un'intensa diffusione del monachesimo basiliano, documentata dalla presenza di numerosi oratori rupestri, cripte, cenobi e piccoli insediamenti religiosi disseminati nelle cave e lungo le vallate fluviali.[38][39]
Fra le testimonianze monumentali di questo periodo figurano la basilica paleocristiana di Eloro, la Trigona di Cittadella dei Maccari, l'oratorio della Falconara, la cripta di San Lorenzo Vecchio, il cenobio di San Marco e numerosi complessi rupestri sorti nei pressi di Noto antica, che testimoniano la continuità dell'insediamento e la profonda diffusione del cristianesimo orientale nell'area iblea.[40]
Nel corso della conquista islamica della Sicilia, Noto fu espugnata nell'864 dalle truppe aghlabidi guidate da Khafāja ibn Sufyān ibn Sawāda, dopo una lunga resistenza delle fortezze bizantine dell'entroterra siracusano.[41] Sotto il dominio musulmano la città divenne uno dei principali centri amministrativi della Sicilia sud-orientale e fu elevata al rango di capovalle, assumendo un ruolo di primaria importanza nell'organizzazione territoriale dell'isola.[42]
L'età islamica coincise con una fase di significativo sviluppo economico e demografico. Furono introdotte nuove tecniche di irrigazione, perfezionati i sistemi di captazione delle acque e diffuse colture fino ad allora poco praticate, tra cui agrumi, gelso, cotone e canna da zucchero. Parallelamente si svilupparono l'allevamento del baco da seta e la produzione serica, destinata a mantenere un ruolo rilevante anche nei secoli successivi.[43]
Le fonti arabe descrivono Noto come una città ricca, fortificata e circondata da un territorio particolarmente fertile. Il geografo Muhammad al-Idrisi, nella Tabula Rogeriana, compilata nel XII secolo presso la corte normanna di Palermo, la definì «una delle città più belle della Sicilia», ricordandone la solidità delle fortificazioni, l'abbondanza delle acque, la fertilità delle campagne e l'antichità delle sue origini.[44]
Durante il periodo islamico è inoltre documentata la presenza di una fiorente comunità ebraica, dedita ai commerci, all'artigianato e alle professioni. La sua esistenza è attestata sia dalla documentazione medievale sia dai rinvenimenti archeologici effettuati nell'area di Noto antica, dove sono stati individuati ambienti interpretati come luoghi di culto e di riunione della comunità giudaica.[25][45]
Dai Normanni agli Aragonesi
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Nel febbraio del 1091, con la resa di Noto al Gran conte Ruggero I d'Altavilla, ebbe termine la conquista normanna della Sicilia, iniziata trent'anni prima con lo sbarco di Roberto il Guiscardo e dello stesso Ruggero a Messina nel 1061. La città, ultima grande roccaforte musulmana dell'isola insieme a Butera, si arrese dopo un lungo assedio, segnando la definitiva conclusione della presenza politica islamica in Sicilia.[46][47]
Entrata a far parte della Contea di Sicilia, Noto fu concessa in feudo da Ruggero I al figlio Giordano d'Altavilla, il quale avviò un vasto programma di rifortificazione dell'abitato e di riorganizzazione amministrativa. In questi decenni furono restaurate le difese urbane, ampliato il castello e fondate numerose chiese di rito latino, favorendo la progressiva latinizzazione religiosa e istituzionale del territorio, pur mantenendo una significativa presenza di popolazione grecofona e musulmana.[42]
Nel corso del regno di Federico II di Svevia la città consolidò il proprio ruolo quale principale centro amministrativo della Sicilia sud-orientale. Durante il XIII secolo sorsero numerosi edifici religiosi e assistenziali; tra essi il monastero cistercense di Santa Maria dell'Arco, attestato dalle fonti ecclesiastiche medievali quale uno dei principali complessi monastici del territorio netino.[48]
La città partecipò attivamente ai Vespri siciliani, l'insurrezione scoppiata il 30 marzo 1282 contro il dominio angioino. Negli anni successivi Noto fu coinvolta nelle vicende della guerra tra Carlo II d'Angiò e Federico III di Sicilia, assumendo un ruolo strategico per il controllo dell'estremità sud-orientale dell'isola.[49]
Nel 1299 il castellano Ugolino Callari consegnò temporaneamente la città alle truppe angioine guidate da Roberto d'Angiò, episodio che si inserisce nella complessa fase conclusiva della guerra del Vespro. Pochi anni dopo Noto tornò stabilmente sotto il controllo della monarchia aragonese, conservando il proprio ruolo di città demaniale e centro amministrativo di primaria importanza.[50]
Durante il XV secolo la città conobbe una fase di notevole prosperità economica, urbanistica e culturale. Sotto il regno di Alfonso V d'Aragona numerosi esponenti dell'aristocrazia netina ricoprirono importanti incarichi politici nel Regno di Sicilia, fra i quali il giurista e statista Niccolò Speciale, più volte presidente del Regno e viceré di Sicilia. Nello stesso periodo il duca Pietro d'Aragona promosse il rafforzamento delle difese del castello con la costruzione della Torre Maestra, ultimata nel 1431.[51]
L'Umanesimo trovò a Noto uno dei principali centri della Sicilia orientale. La città diede i natali a numerosi letterati, giuristi e umanisti, tra i quali Giovanni Aurispa, Antonio Cassarino, Antonio Corsetto, Andrea Barbazio e Matteo Carnalivari, protagonisti della vita culturale italiana del Quattrocento.[52]
In riconoscimento del prestigio raggiunto dalla città, il re Ferdinando II d'Aragona conferì nel 1503 a Noto il titolo onorifico di «Città ingegnosa», sottolineando il contributo offerto dai suoi cittadini allo sviluppo delle arti, delle lettere e delle discipline giuridiche nel Regno di Sicilia.[38]
Nel 1542 il viceré Ferrante Gonzaga dispose il potenziamento delle fortificazioni urbane nell'ambito del più ampio programma di difesa costiera del Regno di Sicilia contro le incursioni ottomane e barbaresche. Gli interventi interessarono le mura cittadine, il castello e le principali opere difensive, contribuendo a consolidare il ruolo militare di Noto fino alla distruzione provocata dal terremoto del Val di Noto del 1693.[53]
Il terremoto del 1693 e la ricostruzione
[modifica | modifica wikitesto]L'11 gennaio 1693 Noto fu quasi completamente distrutta dal disastroso terremoto del Val di Noto, il più violento evento sismico storicamente documentato nell'Italia sud-orientale, stimato di magnitudo superiore a 7 e responsabile della devastazione di gran parte della Sicilia orientale. Il sisma, preceduto da una forte scossa il 9 gennaio, provocò il crollo della quasi totalità degli edifici civili e religiosi di Noto antica, causando la morte di circa un migliaio di abitanti e rendendo inagibile la città medievale.[54][55]
L'entità delle distruzioni rese presto evidente l'impossibilità di ricostruire l'abitato sul sito del Monte Alveria, caratterizzato da un'orografia accidentata e da gravi dissesti provocati dal terremoto. Dopo un acceso dibattito tra i sostenitori della ricostruzione in situ e coloro che propugnavano il trasferimento della città, prevalse quest'ultima soluzione. Su disposizione del viceré di Sicilia furono incaricati di coordinare gli interventi di ricostruzione il duca di Camastra Giuseppe Lanza, nominato Vicario generale per le città terremotate, e le autorità civili ed ecclesiastiche locali.[56][57]
La scelta cadde sul colle Meti, circa otto chilometri più a sud rispetto all'antica sede urbana. Il nuovo sito offriva migliori condizioni geomorfologiche, un più agevole approvvigionamento idrico, maggiori possibilità di espansione urbanistica e collegamenti più rapidi con la fascia costiera e con le principali direttrici commerciali della Sicilia sud-orientale.[58]
La fondazione della nuova città diede origine a uno dei più significativi interventi urbanistici dell'Europa moderna. Il nuovo impianto, concepito secondo criteri di razionalità, monumentalità e rappresentanza, fu organizzato mediante una maglia viaria regolare adattata alla morfologia del pendio, con assi longitudinali orientati secondo le curve di livello e ampie strade trasversali collegate da scenografiche scalinate. Le piazze principali furono destinate a ospitare gli edifici del potere civile, religioso e aristocratico, conferendo all'insieme un forte carattere unitario.[56][58]
Sebbene la tradizione attribuisca il progetto della nuova città a personalità quali l'ingegnere militare olandese Carlos de Grunenbergh, il matematico Giovanni Battista Landolina, il gesuita Angelo Italia e l'ingegnere militare Giuseppe Formenti, gli studi più recenti hanno evidenziato come la ricostruzione sia stata il risultato dell'opera congiunta di amministratori, tecnici, ingegneri militari, architetti e capimastri, sviluppatasi nel corso di oltre un secolo piuttosto che secondo un unico piano elaborato da un solo progettista.[58][59]
Tra la fine del XVII e l'intero XVIII secolo la città fu progressivamente edificata secondo i canoni del barocco siciliano, divenendo uno dei suoi esempi più rappresentativi. Alla realizzazione dei principali edifici civili e religiosi contribuirono numerosi architetti e maestranze, fra cui Rosario Gagliardi, Paolo Labisi, Vincenzo Sinatra e Antonio Mazza, affiancati da una vasta schiera di scalpellini e capimastri locali, la cui attività conferì al tessuto urbano una notevole uniformità stilistica.[57][60]
La ricostruzione trasformò radicalmente l'assetto urbano e il ruolo della città, che divenne uno dei principali laboratori dell'urbanistica tardo-barocca europea. Per l'eccezionale valore storico, artistico e architettonico del suo centro monumentale, nel 2002 Noto è stata iscritta, insieme ad altre città della Sicilia sud-orientale ricostruite dopo il terremoto del 1693, nella Lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO quale parte del sito seriale Città tardo barocche del Val di Noto.[61]
L'Ottocento e l'Unità d'Italia
[modifica | modifica wikitesto]L'inizio del XIX secolo segnò una profonda trasformazione del ruolo politico e amministrativo di Noto. Con la riorganizzazione territoriale del Regno delle Due Sicilie, sancita dal Real decreto dell'11 ottobre 1817, la città cessò di essere il tradizionale capoluogo del Val di Noto, istituzione di origine medievale ormai priva di funzioni amministrative, entrando a far parte della nuova provincia di Siracusa, istituita nell'ambito della riforma amministrativa voluta da Ferdinando I delle Due Sicilie.[62]
In seguito ai moti del 1837 in Sicilia, che coinvolsero in particolare la città di Siracusa, il governo borbonico adottò un provvedimento punitivo nei confronti del capoluogo aretuseo. Con il Real decreto 23 agosto 1837, n. 4209, la sede dell'Intendenza provinciale fu trasferita a Noto, che assunse così il ruolo di capoluogo della provincia, mantenuto sino all'unificazione italiana, salvo la temporanea parentesi della Rivoluzione siciliana del 1848.[62]
Il nuovo prestigio amministrativo favorì anche il riconoscimento ecclesiastico della città. Con la bolla Gravissimum sane munus del 15 maggio 1844, papa Gregorio XVI eresse la Diocesi di Noto, ricavandone il territorio principalmente dall'Arcidiocesi di Siracusa. La chiesa di San Nicolò fu elevata al rango di cattedrale, coronando un'aspirazione perseguita dalla comunità netina fin dal XV secolo.[63]
Nel corso della Rivoluzione siciliana del 1848 la città aderì al movimento insurrezionale antiborbonico. Tra i protagonisti della vita politica emerse il giurista netino Matteo Raeli, che ricoprì l'incarico di ministro nel governo rivoluzionario siciliano. Dopo la restaurazione borbonica, nel 1849, Raeli fu costretto all'esilio a Malta, dove proseguì la propria attività politica in favore della causa liberale e dell'unità nazionale.[64]
Con la Spedizione dei Mille e la caduta del governo borbonico, Noto entrò a far parte del nascente Regno d’Italia. La città mantenne inizialmente il ruolo di capoluogo provinciale; tuttavia la legge 20 marzo 1865, n. 2248 dispose il trasferimento definitivo del capoluogo a Siracusa, sancendo la nascita dell'attuale provincia e riducendo Noto al rango di sede circondariale.[65]
Nonostante la perdita delle funzioni amministrative provinciali, Noto conservò un ruolo di primo piano nella vita politica e culturale della Sicilia sud-orientale. Lo stesso Matteo Raeli, rientrato dall'esilio, fu eletto deputato al Parlamento nazionale e ricoprì, tra il 1869 e il 1871, l'incarico di Ministro della grazia e giustizia e dei culti nel governo presieduto da Luigi Federico Menabrea, contribuendo all'elaborazione della Legge delle guarentigie.[64]
Nella seconda metà del secolo la città conobbe un progressivo sviluppo urbano e infrastrutturale. Nel 1870 fu inaugurato il Teatro comunale Tina Di Lorenzo, destinato a divenire uno dei principali centri culturali della Sicilia orientale, mentre negli anni Ottanta del XIX secolo l'apertura della stazione di Noto inserì definitivamente la città nella rete ferroviaria siciliana, favorendone gli scambi economici e commerciali con Siracusa, Modica e il resto dell'isola.[66]
La seconda guerra mondiale
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Durante la seconda guerra mondiale Noto costituì uno dei principali centri logistici e amministrativi della Sicilia sud-orientale. Allo scoppio del conflitto la città contava oltre 25.000 abitanti e ospitava numerosi uffici militari, assumendo un ruolo di rilievo nell'organizzazione difensiva del settore meridionale della provincia di Siracusa.[67]
Nell'estate del 1943, in occasione dell'Operazione Husky, Noto divenne il quartier generale del 146º Reggimento fanteria costiera, comandato dal colonnello Felice Bartimmo Cancellara. Dopo gli sbarchi alleati del 10 luglio, la città accolse numerosi sfollati provenienti dai centri vicini, in particolare da Palazzolo Acreide, duramente colpita dai bombardamenti, e ospitò centinaia di militari italiani feriti provenienti dal fronte costiero siracusano.[68]
La difesa dell'accesso meridionale alla città fu affidata anche a un reparto del 233º Battaglione semoventi equipaggiato con L40 da 47/32, che tentò di rallentare l'avanzata delle unità corazzate britanniche provenienti da Marzamemi e da Avola. Dopo alcuni scontri con i carri armati della 23rd Armoured Brigade, il comando italiano, preso atto dell'impossibilità di arrestare l'offensiva alleata e per evitare la distruzione del centro storico, dispose il ripiegamento delle proprie truppe verso l'interno dell'altopiano ibleo. La sera del 10 luglio 1943 Noto fu così occupata dalle forze britanniche senza che il tessuto monumentale della città subisse danni significativi.[68]
Dal secondo dopoguerra ai giorni nostri
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Nel secondo dopoguerra Noto fu interessata da un intenso fenomeno migratorio verso l'Italia settentrionale e diversi Paesi europei e americani, che determinò una sensibile diminuzione della popolazione residente e una fase di rallentamento economico comune a numerosi centri della Sicilia sud-orientale.[66]
Un primo momento di riscoperta del patrimonio storico e architettonico della città si ebbe nel 1977 con il Simposio sull'architettura di Noto, promosso dal regista Corrado Sofia e dall'amministrazione comunale. L'iniziativa richiamò studiosi italiani e stranieri, tra i quali Cesare Brandi e André Chastel, contribuendo a rilanciare l'interesse scientifico internazionale nei confronti del barocco netino e del processo di ricostruzione seguito al terremoto del 1693.[69]
Il 13 marzo 1996 la cattedrale di San Nicolò fu interessata dal crollo della cupola e di parte della navata centrale, determinato dalla combinazione di originari difetti costruttivi e dei danni prodotti dal terremoto di Santa Lucia del 1990. L'evento suscitò vasta eco internazionale e diede avvio a uno dei più complessi interventi di restauro monumentale realizzati in Italia nel secondo dopoguerra.
Nel 2002 il centro storico di Noto è stato inserito dall'UNESCO nella Lista dei patrimoni dell'umanità come parte del sito seriale delle Città tardo barocche del Val di Noto, riconosciuto quale eccezionale testimonianza dell'urbanistica e dell'architettura barocca sviluppatesi nella Sicilia sud-orientale dopo il terremoto del 1693.
Al termine di un articolato intervento di consolidamento e ricostruzione, condotto secondo criteri di rigoroso restauro filologico e con l'impiego di moderne tecnologie antisismiche, la cattedrale è stata riaperta al culto il 18 giugno 2007, divenendo uno dei principali simboli della rinascita culturale e monumentale della città.
Nel XXI secolo Noto ha consolidato il proprio ruolo quale uno dei principali poli turistici e culturali della Sicilia, grazie alla valorizzazione del patrimonio monumentale, all'incremento dei flussi turistici nazionali e internazionali e allo sviluppo di manifestazioni culturali di rilievo, tra cui la tradizionale Infiorata di Noto, che richiama annualmente migliaia di visitatori.
Simboli
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- Stemma
Le più antiche testimonianze araldiche della città di Noto risalgono all'età moderna, sebbene alcuni studiosi abbiano ipotizzato che già in età classica un toro costituisse il simbolo civico dell'antica Netum, sulla base dell'interpretazione di alcune emissioni numismatiche attribuite alla città e oggi note soltanto attraverso la letteratura antiquaria.[38][70]
Lo stemma storico documentato tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, in seguito al conferimento del titolo di urbs ingeniosa da parte del re Ferdinando II d'Aragona, era costituito da uno scudo troncato ai colori bianco e rosso, accompagnato dalla legenda latina Netum urbs ingeniosa et vallis caput, talvolta sostituita dall'acronimo S.P.Q.N. (Senatus Populusque Netinus), a richiamare la continuità ideale con le istituzioni municipali dell'antica città romana.[38]
Lo stemma rimase in uso per tutta l'età moderna e compare ancora oggi sui prospetti di numerosi edifici monumentali del centro storico, tra cui il Palazzo Ducezio e la Cattedrale di Noto, dove costituisce una delle principali testimonianze dell'identità civica della città prima dell'Unità d'Italia.[66]
Nella seconda metà del XIX secolo l'amministrazione comunale adottò un nuovo emblema ispirato all'araldica civica del Regno d'Italia, costituito dall'aquila coronata recante sul petto lo scudo storico cittadino. Alla fine dello stesso secolo, per iniziativa del marchese del Castelluccio, fu reintrodotto anche l'acronimo S.P.Q.N., destinato a ricordare la tradizione municipale della città e il suo antico ruolo di capitale del Val di Noto.[71]
- Gonfalone
Il gonfalone è un drappo di bianco bordato di rosso carminio.
- Bandiera
La bandiera è un drappo di rosso carminio, caricato al centro dello stemma cittadino.
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]| Città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud orientale) | |
|---|---|
| Tipo | architettonico |
| Criterio | C (i) (ii) (iv) (v) |
| Pericolo | no |
| Riconosciuto dal | 2002 |
| Scheda UNESCO | (EN) Late Baroque Towns of the Val di Noto (South-Eastern Sicily) (FR) Scheda |
Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]Tra le principali architetture religiose del centro storico figura la basilica cattedrale di San Nicolò, edificata tra il XVIII e il XIX secolo e compresa nel percorso monumentale del tardo barocco netino. Gravemente danneggiata dal crollo della cupola e di parte della navata centrale il 13 marzo 1996, è stata riaperta al culto il 18 giugno 2007 dopo un complesso intervento di ricostruzione e restauro.[73]
La chiesa del Santissimo Crocifisso, situata nella parte alta della città, è per dimensioni uno dei maggiori edifici religiosi netini. L'interno conserva opere provenienti in parte da Noto antica, tra cui sculture, reliquiari e manufatti devozionali legati alla tradizione religiosa cittadina.[66]
La chiesa di San Carlo al Corso, detta anche del Collegio per l'annesso complesso gesuitico, fu edificata nel XVIII secolo lungo l'asse principale della città. La facciata concava e l'articolazione interna a tre navate ne fanno uno degli esempi più rappresentativi della progettazione scenografica del barocco netino.[74]
La chiesa di San Domenico, realizzata per i padri domenicani su progetto di Rosario Gagliardi, è considerata una delle opere più compiute dell'architettura religiosa netina. La facciata convessa a due ordini e l'interno a pianta centrale allungata mostrano la piena maturità del linguaggio tardobarocco locale.[56]
Di particolare rilievo sono inoltre la chiesa di San Francesco d'Assisi all'Immacolata, la chiesa di Santa Chiara, la chiesa di Santa Maria del Carmelo e la chiesa di Santa Maria dell'Arco, tutte inserite nel sistema monumentale della città ricostruita dopo il 1693.[75]
Architetture civili
[modifica | modifica wikitesto]Il principale edificio civile della città è Palazzo Ducezio, sede del municipio, progettato da Vincenzo Sinatra nel XVIII secolo e completato in più fasi. La facciata, caratterizzata da un andamento leggermente convesso e da un portico ad arcate, costituisce uno degli esempi più significativi dell'architettura civile tardo-barocca di Noto.[76]
Tra gli edifici civili ottocenteschi si distingue il Teatro comunale Tina Di Lorenzo, già Teatro Vittorio Emanuele III, costruito nella seconda metà del XIX secolo su progetto degli ingegneri Francesco Cassone e Francesco Sortino. L'edificio presenta una facciata di gusto neoclassico e interni decorati secondo il modello del teatro all'italiana.[77]
La Porta Reale, detta anche Ferdinandea, fu eretta nel 1838 in occasione della visita di Ferdinando II delle Due Sicilie. Collocata all'ingresso del corso Vittorio Emanuele, costituisce il principale accesso monumentale al centro storico.[66]
Centro storico
[modifica | modifica wikitesto]Il centro storico di Noto costituisce uno degli esempi più rilevanti dell'urbanistica tardo-barocca europea. La città attuale fu ricostruita dopo il terremoto del Val di Noto del 1693 su un nuovo sito, secondo un impianto urbano regolare adattato alla morfologia del colle Meti, con strade principali, piazze, scalinate e terrazze prospettiche concepite in funzione scenografica.[74][78]
L'unitarietà del tessuto urbano è accentuata dall'uso della pietra calcarea locale, di tonalità dorata, impiegata nelle facciate di chiese, palazzi nobiliari e edifici pubblici. A differenza di altri centri barocchi siciliani, il linguaggio architettonico netino è caratterizzato da un equilibrio tra monumentalità, decorazione plastica e controllo compositivo, evidente nelle opere di Rosario Gagliardi, Vincenzo Sinatra e Paolo Labisi.[56][57]
Per il valore del suo impianto urbano e del patrimonio architettonico, Noto è compresa dal 2002 nel sito seriale UNESCO Città tardo barocche del Val di Noto, insieme a Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli.[78]
Palazzi nobiliari
[modifica | modifica wikitesto]I palazzi nobiliari costituiscono uno degli elementi più caratteristici del paesaggio urbano netino. Tra essi spicca Palazzo Nicolaci di Villadorata, noto per l'apparato decorativo della facciata e per i celebri balconi sorretti da mensoloni scolpiti con figure antropomorfe, animali fantastici e motivi grotteschi. Il palazzo ospita anche la Biblioteca comunale «Principe di Villadorata».[79]
Altri edifici aristocratici di rilievo sono Palazzo Landolina di Sant'Alfano, Palazzo Trigona di Cannicarao, Palazzo Rau della Ferla, Palazzo Modica di San Giovanni, Palazzo Astuto di Fargione, Palazzo Impellizzeri di San Giacomo e Palazzo Di Lorenzo del Castelluccio, che documentano il ruolo assunto dall'aristocrazia locale nella ricostruzione settecentesca della città.[80]
Nel territorio comunale si conservano inoltre ville, masserie e residenze aristocratiche suburbane, tra cui Villa Favorita, Villa Ruiz, Villa Elena, il borgo del Castelluccio e altre dimore rurali legate alla grande proprietà fondiaria tra XVIII e XIX secolo.[81]
Architetture militari
[modifica | modifica wikitesto]Tra le architetture militari e conventuali riadattate a uso pubblico figura l'ex caserma Cassonello, originariamente convento dei Padri Riformati e successivamente trasformata in edificio militare. La struttura, posta su un costone roccioso nella parte orientale della città, conserva l'impianto conventuale settecentesco, modificato nel corso dell'Ottocento.[66]
Nella parte alta del centro urbano si trova inoltre l'ex convento di San Tommaso, poi adibito a casa circondariale. Una delle sue facciate conserva elementi dell'architettura barocca attribuita all'ambito di Rosario Gagliardi, mentre altre parti dell'edificio furono rimaneggiate nel XIX secolo.[82]
Nel territorio comunale sono inoltre presenti manufatti militari del XX secolo, tra cui postazioni e rifugi risalenti alla seconda guerra mondiale e installazioni legate alla difesa antiaerea e al controllo radar.[67]
Siti archeologici
[modifica | modifica wikitesto]Noto antica, posta sul monte Alveria, conserva i resti della città distrutta dal terremoto del 1693. Il sito comprende tratti delle mura, porte urbiche, resti del castello, edifici religiosi, ambienti rupestri e infrastrutture idrauliche, documentando una continuità insediativa dalla preistoria all'età moderna.[74]
Sulla costa ionica si trova il sito archeologico di Eloro, antica città greca situata presso la foce del Tellaro, lungo la direttrice della via Elorina. L'area conserva resti delle mura, santuari, edifici pubblici, necropoli e strutture di età greca, romana e medievale.[83]
Nei pressi di Eloro sorge la Colonna Pizzuta, monumento funerario ellenistico costituito da rocchi calcarei sovrapposti, tradizionalmente datato alla seconda metà del III secolo a.C.[30]
Il sito di Castelluccio di Noto ha dato il nome alla cultura di Castelluccio, una delle principali facies dell'età del bronzo antico siciliana. L'area comprende i resti dell'abitato e una vasta necropoli a grotticelle artificiali, tra cui la cosiddetta «Tomba del Principe».[23]
La Villa del Tellaro, rinvenuta a partire dal 1971, è una residenza extraurbana di età tardo-romana nota per i mosaici pavimentali policromi. Il complesso, situato presso il fiume Tellaro, è oggi compreso nel sistema del Parco archeologico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai.[83]
Nel settore settentrionale del territorio comunale si trova infine il sito di Monte Finocchito, caratterizzato da resti di abitato e necropoli riferibili all'età protostorica e arcaica, già indagati da Paolo Orsi.[81]
Aree naturali
[modifica | modifica wikitesto]La principale area protetta del territorio comunale è la Riserva naturale orientata Oasi Faunistica di Vendicari, istituita con decreto dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente del 14 marzo 1984. La riserva, estesa per oltre 1.500 ettari tra Noto e Pachino, comprende pantani, dune, spiagge, garighe, ambienti rocciosi costieri e importanti aree di sosta per l'avifauna migratrice.[84]
All'interno della riserva si trovano alcune delle spiagge più note del territorio netino, tra cui Eloro, Marianelli, Calamosche, Vendicari e San Lorenzo, oltre a testimonianze archeologiche e storiche quali necropoli, resti di età bizantina, la Torre Sveva e la tonnara di Vendicari.[85]
Parte del territorio comunale ricade inoltre nella Riserva naturale orientata Cavagrande del Cassibile, istituita dalla Regione Siciliana nel 1990 e condivisa con i comuni di Avola e Siracusa. L'area tutela il grande canyon scavato dal fiume Cassibile, caratterizzato da pareti calcaree, laghetti naturali, ambienti rupestri e testimonianze archeologiche protostoriche e bizantine.[86]
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[87]

La popolazione residente di Noto ha conosciuto, nel corso del secondo Novecento, una progressiva contrazione dovuta soprattutto all'emigrazione verso l'Italia settentrionale e l'estero. Dopo il calo registrato tra gli anni 1960 e 1990, l'andamento demografico si è mantenuto relativamente stabile, con oscillazioni contenute attorno alle ventiquattromila unità.[88]
Etnie e minoranze straniere
[modifica | modifica wikitesto]Noto ospita una delle principali comunità siciliane dei camminanti, gruppo tradizionalmente seminomade diffuso soprattutto nella Sicilia sud-orientale e stabilmente presente nel territorio comunale dalla seconda metà del Novecento. Secondo lo studio IREF sulle popolazioni rom, sinte e camminanti nelle regioni dell'obiettivo Convergenza, la comunità netina costituiva una delle concentrazioni più consistenti dell'isola, con una presenza stimata in alcune migliaia di persone.[89][90]
Al 1º gennaio 2025 i cittadini stranieri residenti a Noto risultavano 1 090, pari al 4,4% della popolazione comunale. Le comunità numericamente più rappresentate provenivano principalmente dall'Europa orientale e dal Nord Africa, con una presenza significativa di cittadini rumeni, polacchi, tunisini e marocchini.[91]
Lingue e dialetti
[modifica | modifica wikitesto]Accanto all'italiano, nel territorio di Noto è tradizionalmente parlata la lingua siciliana, nella varietà sud-orientale dell'area iblea. Il dialetto netino presenta caratteristiche fonetiche comuni ad altre parlate della Sicilia sud-orientale, tra cui esiti palatali di alcuni nessi consonantici latini e tratti lessicali riconducibili alla stratificazione greca, araba, latina, normanna e iberica propria della storia linguistica siciliana.[92][93]
Come in gran parte della Sicilia contemporanea, l'uso del dialetto convive con l'italiano regionale, soprattutto nei contesti familiari e informali, mentre l'italiano standard è prevalente negli ambiti scolastici, amministrativi e professionali.[94]
Tradizioni e folclore
[modifica | modifica wikitesto]Tra le principali ricorrenze religiose cittadine vi sono i riti della Settimana Santa, la festa patronale di san Corrado Confalonieri e la festa della Madonna della Scala, patrona della diocesi e compatrona della città.[95]
La festa di san Corrado si celebra il 19 febbraio, giorno della morte del santo, con solenni funzioni religiose e la processione dell'urna argentea contenente le reliquie del patrono. Una seconda festa, detta estiva, si svolge tradizionalmente nel mese di agosto.[96]
La manifestazione più nota è l'Infiorata di Noto, nata nel 1980 dall'incontro tra gli infioratori netini e quelli di Genzano di Roma. Si svolge annualmente, generalmente nel mese di maggio, con la realizzazione di grandi tappeti floreali articolati in riquadri tematici.[97]
Istituzioni, enti e associazioni
[modifica | modifica wikitesto]La principale istituzione religiosa cittadina è la Diocesi di Noto, eretta da papa Gregorio XVI con la bolla Gravissimum sane munus del 15 maggio 1844, ricavandone il territorio dall'allora diocesi di Siracusa. Suffraganea dell'arcidiocesi di Siracusa, comprende comuni appartenenti ai liberi consorzi comunali di Siracusa e Ragusa; nel 2023 contava circa 210 000 battezzati su 215 082 abitanti; è retta dal vescovo Salvatore Rumeo.[98][99]
Tra gli enti culturali attivi nel territorio figura l'Istituto per lo studio e la valorizzazione di Noto Antica, dedicato alla ricerca, alla tutela e alla divulgazione del patrimonio storico e archeologico dell'antica città sul monte Alveria.[100]
Nel settore sanitario il principale presidio cittadino è l'ospedale «R. Trigona», facente parte dell'ASP di Siracusa e situato in contrada di san Giovanni Lardia. La struttura ospita servizi sanitari territoriali e ospedalieri, tra cui il pronto soccorso cittadino.[101]
Cultura
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Musei
[modifica | modifica wikitesto]Il sistema museale cittadino comprende istituti civici, ecclesiastici, archeologici ed etnoantropologici. Tra le principali sedi figurano il Museo civico, la Galleria d'arte contemporanea «Elvira Emilia Pirrone Resso», il Museo civico archeologico di Noto, il Museo diocesano, il Museo della cattedrale, il Convitto delle arti Noto Museum, il Museo del mare di Calabernardo, il Museo antropologico di Testa dell'Acqua e il Museo della civiltà contadina.[102]
Nel territorio comunale rientra inoltre la Villa del Tellaro, residenza extraurbana di età tardo-romana nota per i mosaici pavimentali policromi e compresa nel sistema del Parco archeologico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai.[83]
Biblioteche
[modifica | modifica wikitesto]La Biblioteca comunale «Principe di Villadorata» costituisce la principale biblioteca pubblica cittadina. Fondata nel XIX secolo grazie al nucleo librario donato da Corrado Nicolaci, principe di Villadorata, conserva un rilevante patrimonio bibliografico moderno e antico ed è collegata alla storia culturale della città e della famiglia Nicolaci.[103]
Presso il seminario vescovile ha sede la Biblioteca diocesana, che conserva fondi librari di carattere teologico, storico, liturgico e umanistico, comprendenti anche edizioni antiche, manoscritti e materiali documentari relativi alla storia della Diocesi di Noto.[98]
Istituzioni scientifiche
[modifica | modifica wikitesto]In contrada Monte Renna, a circa 15 km dal centro abitato, ha sede la Stazione radioastronomica di Noto, struttura osservativa dell'Istituto nazionale di astrofisica gestita dall'Istituto di radioastronomia. La stazione ospita un'antenna parabolica a superficie attiva del diametro di 32 m, impiegata per osservazioni radioastronomiche e geodetiche, anche nell'ambito delle reti interferometriche a lunghissima base.[104]
Scuole
[modifica | modifica wikitesto]Noto è sede di istituti scolastici di ogni ordine e grado. L'istruzione primaria e secondaria di primo grado è organizzata attraverso istituti comprensivi, mentre l'istruzione secondaria superiore comprende indirizzi liceali, tecnici e professionali, tra cui il liceo classico, il liceo scientifico, il liceo delle scienze umane, il liceo artistico e percorsi tecnici e professionali legati al turismo, alla moda, alle costruzioni e ai servizi.[105]
Università
[modifica | modifica wikitesto]La città ospita il Consorzio universitario mediterraneo orientale (CUMO), istituito nel 2001 e attivo in convenzione con l'Università degli Studi di Messina. Il consorzio ha sede nei locali dell'ex istituto «Giavanti» e svolge attività didattiche universitarie rivolte prevalentemente agli studenti della Sicilia sud-orientale.[106]
Presso il CUMO è presente una biblioteca con fondi moderni e antichi, costituiti sia da acquisizioni del consorzio sia da donazioni private e religiose, tra cui il fondo proveniente dal Cenacolo domenicano.[107]
Cinema
[modifica | modifica wikitesto]Per il carattere scenografico del centro storico, Noto è stata utilizzata come set cinematografico e televisivo da numerosi registi italiani e stranieri. Tra le opere girate, in tutto o in parte, nella città figurano Anni facili di Luigi Zampa, L'avventura di Michelangelo Antonioni, Viva l'Italia di Roberto Rossellini, Il viaggio di Vittorio De Sica, Storia di una capinera di Franco Zeffirelli, L'uomo delle stelle e Malèna di Giuseppe Tornatore, nonché Cyrano di Joe Wright.[108]
Il rapporto tra Noto e la rappresentazione cinematografica è legato soprattutto all'immagine della città come spazio urbano unitario e teatrale, qualità già riconosciuta dalla critica letteraria e artistica del Novecento e spesso richiamata negli studi sul barocco netino.[109]
Geografia antropica
[modifica | modifica wikitesto]Urbanistica
[modifica | modifica wikitesto]L'impianto urbano di Noto è il risultato della ricostruzione seguita al terremoto del Val di Noto del 1693, che rese impraticabile la rifondazione della città sul sito medievale del Monte Alveria. La scelta del nuovo insediamento sul colle Meti consentì di progettare un centro urbano conforme ai principi dell'urbanistica tardo-barocca, con assi viari regolari, ampie piazze, prospettive scenografiche e una più razionale distribuzione delle funzioni civili, religiose e residenziali.[74]
La tradizione storiografica attribuisce un ruolo nella definizione del nuovo impianto urbano a diverse personalità, tra cui l'ingegnere militare Carlos de Grunenbergh, il matematico netino Giovanni Battista Landolina, il gesuita Angelo Italia e l'architetto militare Giuseppe Formenti. Gli studi più recenti hanno tuttavia evidenziato come la forma definitiva della città sia stata il risultato di un processo collettivo e progressivo, nel quale operarono amministratori, tecnici, architetti, capimastri e maestranze locali lungo tutto il XVIII secolo.[57][74]
Il nuovo centro fu impostato secondo una maglia sostanzialmente ortogonale, adattata però alla pendenza del colle. Gli assi principali, disposti lungo le curve di livello, furono destinati agli edifici monumentali e alle residenze aristocratiche, mentre le strade secondarie e le aree interne degli isolati accolsero l'edilizia minore e popolare. Questa struttura produsse una peculiare compresenza tra ordine urbanistico barocco e tessuto residenziale più minuto, con cortili, vicoli e percorsi interni non sempre percepibili dagli assi monumentali principali.[74]
Il nucleo monumentale si sviluppò soprattutto lungo l'attuale corso Vittorio Emanuele, dove si concentrano la cattedrale, Palazzo Ducezio, il monastero del Santissimo Salvatore, la chiesa di San Carlo al Corso, la chiesa di San Francesco all'Immacolata e altri edifici pubblici e religiosi. La parte alta, gravitante intorno alla chiesa del Santissimo Crocifisso, mantenne invece una funzione più legata alla residenza aristocratica e agli istituti religiosi, mentre la parte bassa si sviluppò progressivamente come area di accesso e di espansione urbana.[66]
Tra XVIII e XIX secolo il disegno urbano subì adattamenti e completamenti: alcune piazze furono ridimensionate dall'edificazione di nuovi palazzi, alcuni spazi previsti dal piano originario non furono realizzati e l'area dell'ingresso orientale fu sistemata progressivamente fino a divenire il principale accesso alla città e poi giardino pubblico.[110]
Nel secondo Novecento l'espansione urbana interessò soprattutto i settori occidentale e meridionale, inglobando progressivamente aree rurali e contrade prossime all'abitato, tra cui San Giovanni Lardia e Santa Croce. Tale crescita, in parte discontinua rispetto all'impianto settecentesco, ha prodotto nuovi quartieri residenziali e servizi periferici, mantenendo tuttavia il centro storico come principale nucleo monumentale e identitario della città.[111]
Frazioni
[modifica | modifica wikitesto]Il vasto territorio comunale comprende numerose frazioni, borgate marine, insediamenti rurali e contrade, distribuiti tra la fascia costiera, la pianura agricola e l'altopiano ibleo.[112]
Tra le principali frazioni vi è San Corrado Fuori le Mura, posta a pochi chilometri dal centro urbano, presso la cava dei Pizzoni e l'eremo legato alla memoria di Corrado Confalonieri. La località, sviluppatasi come area residenziale e di villeggiatura, conserva una forte connotazione religiosa per la presenza del santuario e dei luoghi tradizionalmente associati alla vita eremitica del patrono.[96]
Lido di Noto costituisce la principale località balneare del comune. Situata lungo la costa ionica, è caratterizzata da insediamenti turistici, strutture ricettive e seconde case, con una popolazione fortemente variabile tra la stagione invernale e quella estiva.
Calabernardo, anticamente nota come Balata, è un borgo marinaro sorto lungo la costa rocciosa prossima alla foce dell'Asinaro. La località conserva un piccolo approdo e mantiene una fisionomia legata alla tradizione marinara e alla villeggiatura costiera.
Testa dell'Acqua è una frazione montana situata nel settore settentrionale del territorio comunale. Il toponimo richiama la presenza di sorgenti e risorse idriche storicamente utilizzate per l'approvvigionamento della città. Il borgo è legato alle attività agricole dell'altopiano e ospita manifestazioni connesse alla cultura rurale, tra cui l'Agrifiera.[113]
Altre frazioni e nuclei abitati sono Castelluccio, area legata all'antico feudo omonimo e al vicino sito archeologico della cultura di Castelluccio, San Lorenzo, località balneare prossima a Marzamemi, Rigolizia e Santa Lucia di Mendola, poste nel settore interno del territorio comunale.
Fino alla metà del XX secolo appartenevano al territorio di Noto anche alcune località oggi comprese nei comuni di Modica e Ragusa. Con la legge regionale 24 ottobre 1950, n. 77, parte del territorio netino posto alla destra del fiume Tellaro fu aggregata a Modica, mentre la contrada San Giacomo fu attribuita a Ragusa.[114]
Contrade
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio rurale di Noto è storicamente articolato in numerose contrade, legate alla grande estensione del comune, alla distribuzione delle masserie e delle aziende agricole e alla presenza di antichi feudi, sorgenti, valloni, trazzere e nuclei abitativi sparsi.
Tra le principali contrade si ricordano Arco, Aguglia, Astrico, Baronazzo, Baulì, Belliscala, Bochini, Bommiscuro, Bove Marino, Bucachemi, Bufalefi, Buonivini, Burgio, Burlò, Busulmone, Cannalisi, Cappello, Carpinteri, Case Cugni, Case Lanteri, Cava Secca, Cipolla, Coda Lupo, Commaldo, Conca d'Oro, Cozzolino, Cozzotondo, Eloro-Pizzuta, Falconara, Faldino, Fiumara, Fondo Morte, Granieri, Guardiola, Lenzavacche, Madonna Marina, Mezzogregorio, Mezzogricoli, Niura, Pantano Longarini, Passo dei Buoi, Passo Abbate, Pianette, Pirainito, Reitani, Renna, Romanello, San Giovanni Lardia, San Lorenzo Vecchio, San Marco, San Nicola, Santa Caterina, Santa Croce, Scala, Sciubbia, Serravetrana, Spaccazza, Stallaini, Tre Fontane, Vaddeddi, Volpiglia, Zisola e Zupparda.[115]
Economia
[modifica | modifica wikitesto]L'economia di Noto è storicamente fondata sull'agricoltura, favorita dall'estensione del territorio comunale e dalla varietà dei suoi ambienti produttivi, dalla pianura costiera alle aree collinari dell'altopiano ibleo. A partire dagli anni successivi all'iscrizione del centro storico nella Lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, avvenuta nel 2002, il turismo culturale ha assunto un ruolo crescente, sostenuto dalla valorizzazione del patrimonio barocco, dalla presenza di aree naturalistiche costiere e dall'offerta enogastronomica locale.[78][116]
Il comparto turistico si concentra soprattutto nel centro storico, nelle frazioni marine e nelle aree protette del territorio comunale, tra cui la Riserva naturale orientata Oasi Faunistica di Vendicari, la spiaggia di Calamosche, il litorale di Lido di Noto, Calabernardo e San Lorenzo. L'incremento dei flussi turistici ha favorito la diffusione di strutture ricettive, attività di ristorazione, servizi culturali e iniziative legate alla fruizione del patrimonio architettonico, archeologico e naturalistico.[117]
L'agricoltura mantiene un peso significativo, con produzioni legate alla viticoltura, all'olivicoltura, alla mandorlicoltura, agli agrumi e alle colture orticole. Il territorio rientra in diverse denominazioni vitivinicole, tra cui la DOC Noto, già riconosciuta come «Moscato di Noto» con Decreto del Presidente della Repubblica Giovanni Leone del 14 marzo 1974 e successivamente modificata con l'introduzione di ulteriori tipologie produttive, e la DOC Eloro, che comprende anche vini a base di Nero d'Avola.[118][119]
La viticoltura netina è particolarmente legata al Nero d'Avola e al Moscato bianco, coltivati nelle aree tradizionalmente vocate dell'agro, tra cui Buonivini, Bufalefi, Maccari e Zisola. Accanto alla produzione vinicola, l'olivicoltura rientra nell'area della DOP Monti Iblei, nella sottozona «Val Tellaro», che interessa parte del territorio sud-orientale siciliano.[120]
Tra i prodotti agricoli più caratteristici figura la mandorla di Noto, tutelata come presidio Slow Food. Il presidio comprende antiche cultivar diffuse nel territorio della Val di Noto, tra cui la Romana, la Pizzuta d'Avola e la Fascionello, utilizzate soprattutto nella pasticceria tradizionale siciliana e nella produzione di confetti, torroni, granite e latte di mandorla.[121]
Infrastrutture e trasporti
[modifica | modifica wikitesto]Strade
[modifica | modifica wikitesto]Noto costituisce uno dei principali nodi viari della Sicilia sud-orientale ed è collegata ai principali centri della regione attraverso una rete composta da autostrade, strade statali e provinciali.
Il territorio comunale è servito dall'autostrada A18 Siracusa-Gela, che collega la città con Siracusa, Avola, Rosolini, Modica e gli altri centri della fascia ionica e della Sicilia sud-orientale. Attraverso il raccordo con l'autostrada A18 Messina-Catania e con la autostrada Catania-Siracusa, Noto è inoltre collegata con Catania e con il sistema autostradale regionale.[122]
La città è attraversata dalla strada statale 115 Sud Occidentale Sicula, principale arteria costiera della Sicilia meridionale, che unisce Trapani a Siracusa attraversando le province di Trapani, Agrigento, Caltanissetta, Ragusa e Siracusa. Essa rappresenta il principale collegamento con Avola, Rosolini, Modica, Ragusa e gli altri centri della Sicilia sud-orientale.[123]
Dal centro urbano si diramano inoltre la strada statale 287 di Noto, che collega la città con la strada statale 124 Siracusana in direzione di Palazzolo Acreide, e la stessa strada statale 124 Siracusana, importante asse viario dell'entroterra ibleo che attraversa i territori di Siracusa, Floridia, Solarino, Palazzolo Acreide, Buscemi, Buccheri e San Michele di Ganzaria.[124]
La rete provinciale garantisce inoltre il collegamento con le frazioni e con le principali località turistiche del territorio comunale. Tra le arterie più rilevanti figurano la SP 19 Noto-Pachino, che serve Riserva naturale orientata Oasi Faunistica di Vendicari, San Lorenzo, Marzamemi e la Villa del Tellaro; la SP 24 Noto-Palazzolo Acreide, che attraversa Testa dell'Acqua, Rigolizia e Santa Lucia di Mendola; e la SP 18 Noto-Giarratana, diretta verso l'altopiano ibleo attraverso Castelluccio.[125]
Autolinee
[modifica | modifica wikitesto]Il trasporto pubblico extraurbano è assicurato principalmente da aziende regionali e nazionali che collegano Noto con i principali centri della Sicilia e della penisola italiana.
L'Azienda Siciliana Trasporti (AST) effettua collegamenti di linea con Siracusa, Avola, Catania e l'Aeroporto di Catania-Fontanarossa, oltre ai servizi verso numerosi comuni della provincia.[126]
Servizi di lunga percorrenza sono inoltre svolti da SAIS Autolinee e Autoservizi Salemi, che collegano Noto con Messina, Cosenza, Napoli, Roma e altre città italiane, garantendo collegamenti diretti o con interscambio attraverso Catania e Siracusa.[127][128]
Ferrovie
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Noto è servita dalla stazione di Noto, posta lungo la ferrovia Siracusa-Gela-Canicattì, linea ferroviaria gestita da Rete Ferroviaria Italiana che collega la Sicilia sud-orientale con Siracusa, Ragusa, Gela e Canicattì. I servizi passeggeri sono svolti da Trenitalia, con collegamenti regionali diretti verso Siracusa, Modica, Ragusa e Gela.[129][130]
Tra il 1935 e il 1986 fu inoltre in esercizio la ferrovia Noto-Pachino, linea a scartamento ordinario realizzata per servire il comprensorio agricolo e costiero della Sicilia sud-orientale, successivamente soppressa insieme alle fermate intermedie presenti nel territorio comunale.[131]
Amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]Sindaci e Commissari straordinari (dal 17 luglio 1989)
[modifica | modifica wikitesto]| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 17 luglio 1989 | 11 ottobre 1990 | Giovanni Falconeri | Democrazia Cristiana | Sindaco | [132] |
| 1º novembre 1990 | 22 febbraio 1992 | Benedetto Figura | Democrazia Cristiana | Sindaco | [132] |
| 21 novembre 1992 | 21 giugno 1993 | Antonio Pennisi | Commissario straordinario | [132] | |
| 22 giugno 1993 | 12 dicembre 1993 | Corrado Passarello | Democrazia Cristiana | Sindaco | [132] |
| 13 giugno 1994 | 1º dicembre 1997 | Raffaele Leone | centro-destra | Sindaco | [132] |
| 1º dicembre 1997 | 28 maggio 2002 | Raffaele Leone | centro-sinistra | Sindaco | [132] |
| 28 maggio 2002 | 10 marzo 2006 | Michele Accardo | centro-destra | Sindaco | [132] |
| 27 giugno 2006 | 13 giugno 2011 | Corrado Valvo | centro-destra | Sindaco | [132] |
| 13 giugno 2011 | 6 giugno 2016 | Corrado Bonfanti | lista civica | Sindaco | [132] |
| 6 giugno 2016 | 11 ottobre 2021 | Corrado Bonfanti | lista civica | Sindaco | [132] |
| 11 ottobre 2021 | in carica | Corrado Figura | lista civica | Sindaco | [132] |
Gemellaggi
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Pompei, dal 8 ottobre 2011
Altre informazioni amministrative
[modifica | modifica wikitesto]Il comune appartiene alla regione agraria n. 3 - Colline Orientali di Noto, fa parte dell'Associazione Nazionale Città del Vino ed è sede del consorzio di comuni "Comprensorio Eloro", facendone parte insieme ai confinanti comuni di Avola, Pachino, Portopalo di Capo Passero e Rosolini.
Sport
[modifica | modifica wikitesto]Lo sport cittadino è tradizionalmente rappresentato soprattutto dal calcio, al quale si affiancano attività cestistiche, ciclistiche, motoristiche e discipline praticate a livello dilettantistico e giovanile.
La principale società calcistica della città è stata l'Unione Sportiva Dilettantistica Noto Calcio, fondata nel 1963, che ha disputato numerosi campionati dilettantistici regionali e nazionali, raggiungendo la Serie D e partecipando per diverse stagioni al massimo campionato dilettantistico italiano.[134][135]
In precedenza la città era stata rappresentata dall'Unione Sportiva Notinese, fondata nel 1946, che partecipò al campionato di Serie C 1947-1948, primo torneo professionistico disputato da una formazione netina.[136]
Tra le altre realtà calcistiche cittadine si annovera la Rinascita Netina 2008, attiva nei campionati dilettantistici regionali siciliani.[137]
Nel settore della pallacanestro opera l'Associazione Dilettantistica Sportiva Zuleima Basket Noto, costituita nel 2008, impegnata nella promozione del minibasket, dell'attività giovanile e del Baskin, oltre alla partecipazione ai campionati organizzati dall'Associazione Italiana Cultura e Sport (AICS).[138]
Impianti sportivi
[modifica | modifica wikitesto]Tra i principali impianti sportivi cittadini figurano:
- lo stadio comunale con velodromo "Paolo Pilone", principale impianto calcistico della città, dotato di campo da gioco, pista per il ciclismo, palestra e strutture destinate alle attività sportive polivalenti. L'impianto è dedicato alle vittime della strage dell'Heysel;[139]
- il Centro polisportivo "Peppino Rizza", inaugurato nel 2010 con la denominazione di Centro polisportivo "Giovanni Palatucci" e intitolato nel 2020 al calciatore netino Giuseppe Rizza. Il complesso comprende campi da calcio, campi da tennis, strutture per pallacanestro e pallavolo, una piscina e spazi destinati alle attività sportive e ricreative;[140]
- il crossodromo "Gino Meli", sede di manifestazioni e competizioni motociclistiche di motocross organizzate a livello regionale e nazionale.[141]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
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Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni di o su Noto
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Portale del Comune di Noto, su comune.noto.sr.it.
- Noto in Sicily, su noto-in-sicily.com (archiviato dall'url originale il 5 febbraio 2020).
- Noto World Heritage List, su whc.unesco.org.
- Infiorata di Noto, su infioratadinoto.it.
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