Peter Carl Fabergé

Peter Carl Fabergé, noto anche come Karl Gustavovič Faberže (in russo Петер Карл Густавович Фаберже?; San Pietroburgo, 30 maggio 1846 – Losanna, 24 settembre 1920), è stato un gioielliere e orafo russo.
Figlio di Gustav Fabergé, assunse la direzione dell’impresa familiare nel 1872, trasformandola da bottega di gioielleria in una maison articolata, caratterizzata da una produzione diversificata e da un’organizzazione fondata su laboratori specializzati guidati da maestri indipendenti.
Sotto la sua guida, la Maison Fabergé ottenne il titolo di fornitore della corte imperiale e raggiunse una vasta notorietà internazionale, legata in particolare alla realizzazione delle uova pasquali destinate alla famiglia imperiale russa e alla diffusione delle sue creazioni presso le corti europee.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Origini familiari e formazione
[modifica | modifica wikitesto]Figlio del gioielliere Gustav Fabergé e di Charlotte Jungstedt, di origine danese, Peter Carl Fabergé nacque a San Pietroburgo in una famiglia appartenente alla comunità dei tedeschi del Baltico, con radici ugonotte risalenti alla regione della Piccardia. La famiglia si era stabilita nell’Impero russo all’inizio del XIX secolo, dopo un percorso migratorio che aveva condotto i suoi antenati dalla Francia alla Germania e successivamente nelle province baltiche.[1]
Nel 1860 il padre si ritirò dall’attività trasferendosi con la famiglia a Dresda, lasciando la direzione dell’impresa di San Pietroburgo a collaboratori fidati. In questo contesto Fabergé ricevette una prima formazione commerciale presso la Handelsschule locale, alla quale affiancò un apprendistato nel campo dell’oreficeria.[2]
Negli anni successivi intraprese un viaggio di formazione in Europa occidentale, soggiornando tra Germania, Francia e Regno Unito, dove ebbe modo di perfezionare le proprie competenze presso laboratori specializzati e di studiare le collezioni dei principali musei. Questo periodo di formazione contribuì in modo decisivo alla definizione del suo orientamento artistico, fondato sull’attenzione alla qualità esecutiva e sull’interesse per le arti decorative storiche.[1]
Rientrato a San Pietroburgo nel 1864, entrò progressivamente nell’attività di famiglia, proseguendo la propria formazione sotto la guida del capomastro Hiskias Pendin e avviando un rapporto con il Museo dell’Ermitage, presso il quale collaborò anche ad attività di studio e restauro di oggetti d’arte.[2]
Ingresso nella Maison Fabergé
[modifica | modifica wikitesto]Dopo il rientro a San Pietroburgo, Fabergé assunse un ruolo progressivamente più attivo all’interno dell’impresa fondata dal padre, affiancando la formazione pratica all’esperienza acquisita durante il soggiorno europeo. Negli anni sessanta dell’Ottocento fu coinvolto nelle attività di gestione e nella supervisione dei lavori, operando sotto la guida del capomastro Hiskias Pendin.[2]
Nel 1872, in concomitanza con il matrimonio con Augusta Julia Jacobs, Fabergé assunse la direzione della maison familiare, subentrando definitivamente al padre. In questa fase iniziale, l’attività della ditta era ancora prevalentemente orientata alla vendita e alla produzione di oggetti di gioielleria di carattere tradizionale, con una struttura artigianale relativamente contenuta.[3]

Uno degli ambiti più rilevanti dell’attività fu la collaborazione con il Museo dell’Ermitage, nell’ambito della quale la ditta si occupò del restauro, della catalogazione e della riproduzione di oggetti appartenenti alle collezioni imperiali. Questo lavoro offrì a Fabergé un accesso diretto a manufatti di epoche diverse, in particolare gioielli di età antica e oggetti di oreficeria storica, contribuendo in modo determinante alla maturazione del suo linguaggio artistico. L’attività di studio e reinterpretazione di modelli antichi costituì infatti uno dei fondamenti della produzione successiva della maison, caratterizzata da una rielaborazione consapevole delle forme storiche.[2]
Nel corso degli anni settanta dell’Ottocento, Fabergé avviò una progressiva riorganizzazione dell’impresa, introducendo un modello fondato su laboratori specializzati affidati a maestri indipendenti. Questo sistema produttivo, destinato a caratterizzare in modo distintivo la futura Maison Fabergé, consentì una maggiore flessibilità esecutiva e una diversificazione delle tecniche e dei materiali impiegati.[3]
Ascesa e affermazione
[modifica | modifica wikitesto]Nel corso degli anni ottanta dell’Ottocento, Fabergé consolidò progressivamente la posizione della maison nel panorama artistico e commerciale di San Pietroburgo. In questa fase, la produzione si ampliò oltre la gioielleria tradizionale, includendo oggetti d’arte caratterizzati da una crescente attenzione alla qualità esecutiva, alla varietà dei materiali e alla ricerca formale.[3]
Un momento decisivo fu rappresentato dalla partecipazione all’Esposizione panrussa di industria e arte del 1882 a Mosca, dove Fabergé, insieme al fratello Agathon Fabergé, ottenne un ampio riconoscimento. In questa fase il contributo del fratello risultò particolarmente significativo, soprattutto per quanto riguarda l’introduzione di soluzioni tecniche e decorative che contribuirono al rinnovamento del linguaggio della maison. Il successo ottenuto contribuì a rafforzare la reputazione dell’impresa presso ambienti ufficiali e collezionisti e si inseriva in continuità con il precedente lavoro svolto in collaborazione con il Museo dell’Ermitage, dal quale derivava una conoscenza diretta dei modelli antichi che Fabergé rielaborò in chiave contemporanea.[1][2]
Un ulteriore momento di visibilità internazionale fu rappresentato dalla partecipazione all’Esposizione universale di Parigi del 1900, nel corso della quale la maison ottenne un ampio riconoscimento e contribuì a consolidare la propria reputazione anche al di fuori dell’Impero russo.[4]
In questi anni si definì progressivamente l’orientamento stilistico della produzione, basato non tanto sul valore intrinseco dei materiali quanto sull’equilibrio tra disegno, tecnica e resa complessiva dell’oggetto.[1]
Parallelamente, la struttura produttiva della Maison Fabergé si ampliò, con il coinvolgimento di un numero crescente di maestri artigiani, tra cui Michael Perkhin e successivamente Henrik Wigström, ai quali veniva affidata la realizzazione dei pezzi sotto la supervisione generale della direzione.[3]
Rapporto con la corte imperiale
[modifica | modifica wikitesto]Il consolidamento della reputazione della maison nel corso degli anni ottanta dell’Ottocento favorì l’avvicinamento agli ambienti della corte imperiale russa.[2]
Nel 1885 l’imperatore Alessandro III di Russia commissionò alla maison un oggetto destinato alla consorte Maria Fëdorovna in occasione della Pasqua ortodossa. Il risultato fu il cosiddetto Uovo «della gallina», primo esemplare di una serie di creazioni destinate a svilupparsi negli anni successivi.[5]
In seguito a questo episodio, Fabergé ottenne il titolo di fornitore della corte imperiale. La collaborazione con la famiglia imperiale proseguì negli anni successivi e fu mantenuta anche sotto il regno di Nicola II.[5]
Pur essendo oggi associata soprattutto alle uova imperiali, l’attività della Maison Fabergé per la corte comprendeva una produzione molto più ampia, che includeva oggetti d’arte, servizi d’argenteria, gioielli e manufatti di vario tipo. Le commissioni imperiali potevano includere sia oggetti destinati all’uso personale sia creazioni concepite come doni ufficiali, inserendosi nelle pratiche di rappresentanza e nelle dinamiche di scambio della corte.[6]
Ultimi anni ed esilio
[modifica | modifica wikitesto]Allo scoppio della prima guerra mondiale, l’attività della Maison Fabergé subì una progressiva riconversione, con una parte della produzione destinata a esigenze militari. Nel 1916 l’impresa fu riorganizzata come società per azioni.
Gli eventi della rivoluzione russa del 1917 determinarono la fine dell’attività della maison in Russia. Fabergé lasciò San Pietroburgo nel 1918, trasferendosi inizialmente a Riga e successivamente in Germania. Alcuni membri della famiglia, tra cui i figli Eugène e Alexander Fabergé, proseguirono successivamente attività legate al commercio e alla produzione di oggetti d’arte in esilio, contribuendo alla continuità, seppur in forme diverse, della tradizione familiare al di fuori della Russia.
Dopo una serie di spostamenti tra Berlino, Francoforte sul Meno e altre località, si stabilì infine in Svizzera, dove trascorse gli ultimi mesi di vita. Dal matrimonio con Augusta Julia Jacobs ebbe quattro figli — Agathon, Eugène, Alexander e Nicholas — alcuni dei quali furono coinvolti nell’attività della maison e ne proseguirono in parte la tradizione dopo l’esilio. Morì nel 1920 a Losanna.
Dopo la sua morte, i resti furono trasferiti nel cimitero del Grand Jas a Cannes, dove vennero riuniti a quelli della moglie.[3]
Attività e produzione
[modifica | modifica wikitesto]Struttura e organizzazione della maison
[modifica | modifica wikitesto]L’organizzazione della Maison Fabergé si articolava secondo un modello produttivo complesso, che si discostava dalla tradizionale struttura della bottega artigianale. Sotto la direzione di Peter Carl Fabergé, l’impresa sviluppò un sistema fondato sulla suddivisione del lavoro tra laboratori specializzati, ciascuno affidato a un maestro responsabile della realizzazione delle opere.
Questo assetto consentiva di integrare competenze differenti — dalla lavorazione dei metalli preziosi alla smaltatura, fino alla lavorazione delle pietre dure — all’interno di un processo coordinato, nel quale la fase ideativa e il controllo qualitativo restavano prerogative della direzione. Fabergé non operava quindi esclusivamente come esecutore, ma svolgeva un ruolo di supervisione artistica e organizzativa, definendo linee stilistiche e standard produttivi.
Nel corso della sua attività, la maison ampliò progressivamente la propria struttura, impiegando un numero crescente di artigiani e sviluppando una rete articolata di officine. Accanto alla sede principale di San Pietroburgo, l’impresa estese la propria presenza con filiali in altre città dell’Impero russo e all’estero, tra cui Mosca e Londra. In quest’ultima la maison aprì nel 1903 una filiale destinata a svolgere un ruolo strategico come punto di accesso ai mercati occidentali e come sede di rappresentanza presso la clientela internazionale.[4]

L’efficacia di questo modello risiedeva nella capacità di coniugare una produzione su scala relativamente ampia con un elevato livello qualitativo, mantenendo al contempo una forte identità stilistica. Tale organizzazione costituì uno degli elementi distintivi della maison e contribuì in modo determinante al suo successo nel contesto delle arti decorative tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.[3]
Il sistema dei workmasters
[modifica | modifica wikitesto]Uno degli elementi più caratteristici dell’organizzazione della Maison Fabergé fu il sistema dei cosiddetti workmasters, ovvero maestri artigiani indipendenti ai quali veniva affidata la realizzazione concreta degli oggetti.
Questi maestri, pur operando sotto il marchio Fabergé, dirigevano laboratori propri e godevano di una relativa autonomia nella gestione tecnica del lavoro. Ciascun workmaster era responsabile dell’esecuzione delle opere commissionate, coordinando un’équipe di artigiani specializzati e garantendo il rispetto degli standard qualitativi stabiliti dalla maison.
Il ruolo di Fabergé si configurava in questo contesto come quello di supervisore generale e direttore artistico: egli approvava i disegni, definiva l’impostazione formale degli oggetti e ne controllava la qualità finale, senza intervenire necessariamente in prima persona nella realizzazione materiale. Questo modello consentiva di conciliare una produzione articolata e numericamente significativa con un elevato livello di raffinatezza esecutiva.
Tra i principali workmasters attivi per la maison si distinguono figure come Michael Perkhin e Henrik Wigström, ai quali si devono alcune delle creazioni più complesse e rappresentative, comprese numerose uova pasquali imperiali. Il contributo di questi maestri fu determinante nel definire il livello tecnico e artistico della produzione Fabergé, pur rimanendo subordinato all’unità stilistica garantita dalla direzione.
Il sistema dei workmasters rappresentò una soluzione organizzativa innovativa nel panorama delle arti applicate dell’epoca, permettendo alla maison di operare come una struttura coordinata di laboratori specializzati piuttosto che come una singola bottega artigianale. Tale modello contribuì in modo decisivo alla capacità dell’impresa di rispondere a una domanda diversificata, mantenendo al contempo un alto grado di coerenza formale.[3]
Tipologie di produzione
[modifica | modifica wikitesto]La produzione della Maison Fabergé si caratterizzò per una notevole varietà di tipologie, che andavano ben oltre l’ambito della gioielleria tradizionale. Accanto ai gioielli propriamente detti, la maison realizzò un ampio repertorio di oggetti d’arte e manufatti decorativi destinati sia all’uso privato sia a funzioni di rappresentanza.
Una parte rilevante della produzione era costituita da oggetti in metalli preziosi, tra cui servizi d’argenteria, suppellettili da tavola, scatole, cornici e accessori di uso quotidiano reinterpretati in chiave artistica. A questi si affiancavano oggetti di carattere più propriamente ornamentale, come figurine, fiori in pietre dure e piccoli oggetti da collezione.
Particolare importanza rivestivano le cosiddette objects de fantaisie, categoria che comprendeva creazioni caratterizzate da un elevato grado di invenzione formale e da una forte componente decorativa. In questi oggetti Fabergé sperimentò liberamente combinazioni di materiali e soluzioni tecniche, svincolandosi dalle convenzioni della gioielleria tradizionale.
All’interno di questa produzione si inseriscono anche le celebri uova pasquali, realizzate sia per la corte imperiale sia per committenti privati, che rappresentano tuttavia solo una parte, seppur particolarmente significativa, dell’attività complessiva della maison.[3]
La varietà delle tipologie prodotte rifletteva la capacità dell’impresa di rispondere a una committenza diversificata, che includeva non solo la famiglia imperiale russa ma anche aristocratici, collezionisti e membri di corti straniere europee, tra cui quelle del Regno Unito, della Danimarca e della Norvegia, oltre a contatti documentati con la corte del Siam. Tra gli esempi concreti di questa diffusione internazionale si annoverano oggetti Fabergé oggi conservati nella Royal Collection, nonché numerose commissioni private destinate a membri dell’aristocrazia europea e a collezionisti internazionali. In questo quadro, alcune creazioni Fabergé assunsero anche una funzione di dono diplomatico, inserendosi nelle pratiche di scambio simbolico tra le monarchie europee tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.[4]
Stile e caratteristiche artistiche
[modifica | modifica wikitesto]Linguaggio stilistico
[modifica | modifica wikitesto]Il linguaggio stilistico sviluppato da Peter Carl Fabergé si caratterizza per un approccio eclettico e raffinato, fondato sulla rielaborazione di modelli storici e sull’integrazione di influenze provenienti da diverse tradizioni artistiche europee ed extraeuropee. La produzione della Maison Fabergé non si identifica con uno stile univoco, ma si distingue piuttosto per la capacità di reinterpretare repertori formali eterogenei in una sintesi coerente.
Tra le principali fonti di ispirazione si riconoscono gli stili storici della tradizione europea, in particolare il rococò, il neoclassicismo e lo stile Impero, ai quali si affiancano suggestioni derivanti dall’arte rinascimentale e, in misura più limitata, dall’Art Nouveau. Questi riferimenti non venivano ripresi in modo imitativo, ma rielaborati attraverso una sensibilità moderna, orientata alla ricerca di equilibrio tra forma, funzione e decorazione.[7]
Un elemento distintivo del linguaggio di Fabergé fu inoltre l’interesse per l’arte dell’Europa orientale e per le tradizioni decorative russe, che si tradusse nell’impiego di motivi e soluzioni formali ispirati sia all’arte popolare sia ai modelli storici nazionali. A ciò si aggiunge l’influenza dell’arte giapponese, particolarmente evidente nell’attenzione per la resa naturalistica e nella predilezione per composizioni asimmetriche e dinamiche.[4]
Più che nel valore intrinseco dei materiali, l’originalità della produzione Fabergé risiedeva nella concezione dell’oggetto come unità formale compiuta, nella quale ogni elemento contribuiva all’equilibrio complessivo. In questa prospettiva, il disegno, la qualità esecutiva e l’armonia delle proporzioni assumevano un ruolo centrale, definendo un’estetica riconoscibile pur nella varietà delle soluzioni adottate.
Questa capacità di sintesi stilistica contribuì a collocare la produzione della maison in una posizione peculiare nel panorama delle arti applicate tra XIX e XX secolo, al confine tra tradizione artigianale e cultura artistica internazionale, in un contesto segnato da profonde trasformazioni nel gusto e nei linguaggi decorativi.
Materiali e tecniche
[modifica | modifica wikitesto]La produzione della Maison Fabergé si distinse per l’ampia varietà dei materiali impiegati e per l’elevato livello di raffinatezza tecnica raggiunto nella loro lavorazione. Accanto ai metalli preziosi, come oro e argento, vennero utilizzate numerose pietre dure e semipreziose, tra cui giada, quarzo, agata e lapislazzuli, selezionate non solo per il valore intrinseco ma anche per le qualità cromatiche e materiche.
Un ruolo centrale fu svolto dall’impiego degli smalti, in particolare nella tecnica del guilloché, ottenuta mediante l’incisione meccanica di motivi regolari sulla superficie metallica, successivamente ricoperta da strati traslucidi di smalto. Questo procedimento permetteva di ottenere effetti di profondità e luminosità particolarmente sofisticati, divenuti uno degli elementi più riconoscibili e distintivi della produzione Fabergé.[7]
Accanto alle tecniche tradizionali dell’oreficeria, la maison sviluppò un’attenzione specifica per la lavorazione delle pietre dure, impiegate nella realizzazione di oggetti decorativi, figurine e composizioni naturalistiche. In questi manufatti, la resa delle superfici e la scelta dei materiali contribuivano a definire effetti di realismo e varietà cromatica, in linea con un orientamento estetico attento al dettaglio e alla qualità esecutiva.[4]
Particolare rilievo ebbero inoltre le tecniche di montaggio e assemblaggio, che consentivano di integrare elementi diversi — metalli, pietre, smalti e meccanismi — in strutture complesse e articolate. Questo aspetto risultò fondamentale soprattutto nelle creazioni più elaborate, nelle quali la precisione tecnica si combinava con soluzioni ingegnose, contribuendo a definire l’originalità della produzione della maison.
L’insieme di questi elementi testimonia un approccio alla lavorazione fondato sulla collaborazione tra competenze specialistiche diverse, in cui la qualità tecnica costituiva un presupposto essenziale per la realizzazione del progetto artistico.
Innovazioni e sperimentazione
[modifica | modifica wikitesto]Un aspetto distintivo dell’attività di Peter Carl Fabergé fu la capacità di coniugare tradizione artigianale e innovazione, sviluppando soluzioni tecniche e formali che si discostavano dalle convenzioni della gioielleria contemporanea.
Una delle principali innovazioni risiedeva nell’attenzione non esclusiva al valore intrinseco dei materiali, ma alla qualità complessiva dell’oggetto. Fabergé privilegiò infatti l’equilibrio tra disegno, colore e lavorazione, introducendo l’uso sistematico di pietre semipreziose e materiali non convenzionali accanto ai metalli e alle gemme più tradizionali. Questo approccio contribuì a ridefinire i criteri di valore nell’ambito delle arti applicate.[7]
Sul piano tecnico, la maison sviluppò una notevole capacità di integrare elementi diversi all’interno di strutture complesse, combinando oreficeria, smaltatura e meccanismi mobili. Tale integrazione risultò particolarmente evidente nelle creazioni dotate di componenti dinamiche o trasformabili, nelle quali l’aspetto decorativo si univa a soluzioni ingegnose di carattere meccanico.[3]
L’attività di sperimentazione si manifestò anche nella libertà compositiva che caratterizza molte delle cosiddette objects de fantaisie, in cui Fabergé e i suoi collaboratori esplorarono forme e soggetti insoliti, spesso ispirati al mondo naturale o alla vita quotidiana, superando i limiti tradizionali della gioielleria come genere artistico.
Questi elementi contribuirono a definire una concezione dell’oggetto d’arte come sintesi di invenzione formale, perizia tecnica e qualità esecutiva, collocando la produzione della Maison Fabergé in una posizione di rilievo nel contesto delle arti decorative tra XIX e XX secolo, contribuendo alla loro evoluzione verso forme espressive più libere e sperimentali.
Le uova imperiali
[modifica | modifica wikitesto]Le cosiddette uova imperiali costituiscono il gruppo più noto e rappresentativo della produzione della Maison Fabergé, realizzato tra il 1885 e il 1917 su commissione della corte imperiale russa.

La tradizione ebbe inizio nel 1885, quando l’imperatore Alessandro III di Russia commissionò a Fabergé un oggetto da donare alla consorte Maria Fëdorovna in occasione della Pasqua ortodossa. Il risultato fu il cosiddetto Uovo «della gallina», primo esemplare di una serie destinata a svilupparsi negli anni successivi. L’oggetto era caratterizzato dalla presenza di una sorpresa interna, elemento che divenne un tratto distintivo delle creazioni successive.[3]
Sotto il regno di Nicola II, la produzione si intensificò con la realizzazione di due uova all’anno, destinate rispettivamente all’imperatrice madre e alla consorte dell’imperatore. Nel corso di questo periodo furono realizzati complessivamente cinquanta esemplari circa, comunemente identificati come uova imperiali, cui si aggiungono due uova non completate a causa degli eventi rivoluzionari del 1917.[4]
Le uova imperiali si distinguevano per l’elevato grado di complessità tecnica e per la varietà delle soluzioni formali adottate, che potevano includere elementi meccanici, miniature e dispositivi a sorpresa. La loro realizzazione coinvolgeva diversi laboratori specializzati, coordinati nell’ambito del sistema dei workmasters, e richiedeva tempi di esecuzione spesso prolungati.
Sebbene rappresentino oggi l’aspetto più celebre dell’attività di Fabergé, le uova costituiscono solo una parte della produzione complessiva della maison, che comprendeva una gamma molto più ampia di oggetti d’arte e di oreficeria.
Fortuna critica e collezionismo
[modifica | modifica wikitesto]Dispersione dopo il 1917
[modifica | modifica wikitesto]Gli eventi della rivoluzione russa del 1917 segnarono una cesura decisiva nella storia della Maison Fabergé e delle sue produzioni. In seguito alla nazionalizzazione dei beni e alla chiusura delle officine, una parte consistente degli oggetti realizzati dalla maison fu confiscata dalle autorità sovietiche.
Nel corso degli anni venti e trenta, numerosi manufatti, tra cui diverse uova imperiali, furono venduti all’estero attraverso canali ufficiali, con l’obiettivo di ottenere valuta pregiata. Questo processo determinò una vasta dispersione delle opere Fabergé, che entrarono progressivamente in collezioni private e istituzioni museali al di fuori della Russia.[3]
Riscoperta nel XX secolo
[modifica | modifica wikitesto]A partire dalla metà del XX secolo, l’interesse per la produzione Fabergé conobbe una progressiva rivalutazione, favorita da studi storici, esposizioni e pubblicazioni specialistiche. In questo contesto, il ruolo di collezionisti e studiosi contribuì a ricostruire la storia della maison e a ridefinire il valore artistico delle sue creazioni.
Tra i protagonisti di questa fase si distingue il commerciante britannico Wartski, che ebbe un ruolo significativo nella diffusione e nella valorizzazione degli oggetti Fabergé nel mercato occidentale. Parallelamente, la pubblicazione di studi monografici e cataloghi contribuì a consolidare una lettura critica più articolata, superando una visione puramente decorativa o collezionistica.[7]
Mercato e collezioni
[modifica | modifica wikitesto]Nel corso del XX e XXI secolo, le opere Fabergé hanno acquisito una crescente rilevanza nel mercato internazionale dell’arte, diventando oggetto di importanti transazioni e di un interesse collezionistico diffuso. Alcuni esemplari, in particolare le uova imperiali, hanno raggiunto valori elevati nelle vendite all’asta, contribuendo a rafforzarne la notorietà.
Parallelamente, numerosi oggetti sono confluiti in collezioni museali, tra cui il Museo Fabergé di San Pietroburgo e altre istituzioni internazionali. In alcuni casi, iniziative private e acquisizioni da parte di collezionisti hanno portato alla ricostituzione parziale di nuclei storici di opere, contribuendo a una nuova visibilità del patrimonio Fabergé.
Questo insieme di dinamiche ha determinato una duplice dimensione della fortuna di Fabergé: da un lato come oggetto di studio storico-artistico, dall’altro come fenomeno di collezionismo e mercato, con una rilevanza che si è mantenuta costante nel tempo, sia sul piano storico-artistico sia in ambito collezionistico.[4]
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Nel corso della sua attività, Peter Carl Fabergé ricevette diverse onorificenze ufficiali da parte dell’Impero russo e riconoscimenti internazionali, in relazione al ruolo della Maison Fabergé come fornitrice della corte imperiale e alla partecipazione alle principali esposizioni artistiche europee.[4]
Onorificenze russe
[modifica | modifica wikitesto]Onorificenze straniere
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 (EN) Géza von Habsburg; Alexander von Solodkoff, Fabergé: Imperial Craftsman and His World, Harry N. Abrams, 2000.
- 1 2 3 4 5 6 (EN) Toby Faber, Fabergé's Eggs: One Man's Masterpieces and the End of an Empire, Pan Macmillan, 2009.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 (EN) Willow Lowes; Christel Ludewig McCanless, Fabergé Eggs: A Retrospective Encyclopedia, Scarecrow Press, 2001.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Géza von Habsburg, Fabergé: Treasures of Imperial Russia. Fabergé Museum, St. Petersburg, Rizzoli Electa, 2018, ISBN 9780847860630.
- 1 2 (EN) Gordon Campbell, The Grove Encyclopedia of Decorative Arts, Oxford University Press, 2006.
- ↑ (EN) Géza von Habsburg, Fabergé: Fantasies and Treasures, Fabergé Company, 1996.
- 1 2 3 4 (EN) Kenneth Snowman, Carl Fabergé: Goldsmith to the Imperial Court of Russia, Random House, 1988, ISBN 0-517-40502-4.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Peter Carl Fabergé
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Fabergé, Carl, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- (EN) Rachel Cole, Peter Carl Fabergé, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- Peter Carl Fabergé, su BeWeb, Conferenza Episcopale Italiana.
- (EN) Opere di Peter Carl Fabergé / Peter Carl Fabergé (altra versione), su Open Library, Internet Archive.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 82755295 · ISNI (EN) 0000 0001 2141 5553 · SBN UFIV006719 · Europeana agent/base/55978 · ULAN (EN) 500066993 · LCCN (EN) n79104286 · GND (DE) 118531654 · BNF (FR) cb11969882n (data) · J9U (EN, HE) 987007274380705171 · NSK (HR) 981005693329209366 |
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