Placito
Nel Medioevo il placito era l'udienza giudiziaria presieduta dal sovrano o da un suo rappresentante. Il vocabolo deriva dal latino plàcitum, da plàcere, piacere, da cui il significato secondario di ordinare e decidere.[1]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Nell'Alto medioevo i placiti erano le periodiche assemblee giudiziarie in cui il monarca, o più spesso un suo rappresentante (come il conte) riceveva le cause da discutere e giudicare. Inizialmente a queste assemblee erano tenuti a partecipare tutti gli uomini liberi – ovvero i proprietari terrieri; a partire dall'anno Mille questi vennero progressivamente sostituiti dai cavalieri e vassalli del conte. Di converso, i signori locali assunsero poteri giudiziari precedentemente di natura pubblica, venendo quindi in disuso l'istituto del placito.[1]
Letteratura
[modifica | modifica wikitesto]Importanti per la storia della letteratura italiana sono i Placiti cassinesi, quattro testimonianze giurate del X secolo che contengono tra le prime attestazioni scritte del volgare italiano.[2]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Barbero e Frugoni, pp. 195-196.
- ↑ Placito, in Dizionario di storia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Mario Ascheri, Introduzione storica al diritto moderno e contemporaneo, 2ª ed., Giappichelli, gennaio 2008, ISBN 9788834882542.
- Alessandro Barbero e Chiara Frugoni, Dizionario del medioevo, Roma, Bari, Laterza, 2008, ISBN 978-88-420-6374-2.
- F. Bruni, L'italiano. Elementi di storia della lingua e della cultura italiana: testi e documenti, Torino, UTET, 1984.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- placito, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
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