Una storia che ha le sue origini e la sua conclusione in Valle Sturla e precisamente nel Comune di Mezzanego ma che ha molte analogie con quella di Emilia Prato. Uguali le premesse, diversa ma tragicamente simile la fine.
La mattina dell’undici dicembre 1885 un’anziana donna è vista vagare all’interno dell’Hudson Square Park di Hoboken. La donna tiene tra le mani una fotografia che ritmicamente porta alle labbra mentre i suoi occhi si rivolgono al cielo come in preghiera.

Hoboken – Hudson Park Square
La donna si avvicina ai passanti e mostrando la foto ripete “Vedete … è mio figlio … giace sul fondo del fiume Hudson … sto andando a cercarlo …” e così dicendo si avvia verso l’acqua e tenta di tuffarsi dalla strada nel fiume.
Un poliziotto che ha notato il fatto raggiunge la donna prima che essa entri in acqua e la accompagna alla stazione di polizia dove, ritenuta incapace di intendere, è affidata alla famiglia.
La donna è Paola Cuneo, madre di Luigi Cafferata, giovane comproprietario del rimorchiatore “Dorie Emory”, che alcuni giorni prima e precisamente alle ore 17.30 del 3 dicembre 1885 è esploso sul fiume Hudson.
Il “Dorie Emory” era un rimorchiatore (Tug Boat) di proprietà di Giuseppe Angelo Arata e del cognato Luigi Cafferata (Teresa sorella di Luigi ha sposato Giuseppe Angelo) .
Quel 3 dicembre nel primo pomeriggio la barca ha trainando una chiatta carica di mattoni dalla Battery fino ai moli di Harlem. Alle 5 di pomeriggio, finito lo scarico, il rimorchiatore con a seguito la chiatta riparte.
La chiatta è trainata da un corto cavo e i quattro operai che si sono occupati dello scarico si accomodano a bordo di essa per ripararsi dal freddo vento. Sul rimorchiatore sono presenti il capitano Garrett Morris con il figlio Tom, il comproprietario e tecnico Luigi Cafferata, il fuochista Thomas Van Hausen e il cuoco Charles Davis.
Facciamo un passo indietro.
Luigi Angelo Cafferata è nato il 9 aprile 1862 a Parigi, al numero 6 di Piazza della Reunion nel XX° Arrondisement quartiere di Charonne secondo figlio di Pietro e di Paola Cuneo (il giorno 8 maggio 1856 era nata, sempre a Parigi, Maria Teresa). Pietro e Paola si sono trasferiti a Parigi dopo il matrimonio avvenuto nel Comune di Carasco, fanno parte della nutrita comunità italiana (ed in particolare dell’entroterra Chiavarese) che soggiorna nel quartiere di Charonne (a pochi metri vive la famiglia di Pasquale Prato e Teresa Rossi nonni di Emilia “Millie” Prato che morirà a New York il 25 marzo 1911 nell’incendio dell’Asch Building la “fabbrica di camicette”). Nel 1868 la famiglia lascia la Francia dal porto di Le Havre sulla nave “Germania” e si trasferisce a New York dove arriva il giorno 5 del mese di maggio. La famiglia è composta del padre Pietro (di anni 40) dalla moglie Paola (di anni 40) dalla figlia Teresa (di anni 11) e dal figlio Luigi (di anni 5).

La nave a vapore “Germania” costruita nel 1863 e naufragata nel 1869
Pietro, il padre di Luigi, muore poco dopo l’arrivo negli USA. Luigi sposa Ellen Sadby dalla quale ha due figli David e Paul, tragicamente al momento del disastro Ellen è in attesa della terzogenita Luisa che nascerà dopo la morte del padre il 1° aprile 1886.
Luigi se pur solo quasi ventiquattrenne ha già maturato una grande esperienza come tecnico a bordo dei battelli della “Pennsylvania Railroad” e da sei mesi è sul suo rimorchiatore sempre con funzioni tecniche.

Cafferta Luigi di professione fuochista dalla Guida Attività di Hoboken 1883-1884

Un rimorchiatore della Pennsylvania RailRoad Compay
Ma torniamo al 3 Dicembre 1885.
Scendendo lungo l’Hudson il rimorchiatore per sfuggire alla forza della corrente si avvicina alla costa sul lato di Manhattan.
Il “Dorie Emory” è ora in prossimità della 59a Strada e naviga vicino alla scogliera, la forza della corrente è ancora aumentata e il rimorchiatore deve chiedere ulteriore potenza ai propri motori.
Ancora pochi istanti e ci troviamo nei pressi della 58a Strada e il “Dorie Emory” esplode….
Gli uomini a bordo della chiatta, che da quel momento va alla deriva, rimangono storditi dall’esplosione, in quel momento tutto ciò che possono vedere sono i corpi dell’equipaggio del rimorchiatore gettati in aria e volteggianti nel cielo insieme a frammenti di legno e di ferro.
Entrambi i lati della barca sono distrutti, la parte superiore si è frantumata ed i suoi pezzi lanciati in tutte le direzioni. Il rimorchiatore rapidamente affonda nelle gelide acque del fiume.
Ogni vita a bordo del rimorchiatore si è spenta sul colpo.
Sulle imbarcazioni nel fiume e nelle case vicine tutto ciò che gli osservatori hanno potuto vedere è stato solo un forte lampo luminoso seguito da un rumore assordante.
La causa dell’esplosione è un mistero, ma si suppone che il tecnico o il fuochista abbiano lasciato che l’acqua si abbassasse troppo nella caldaia e poi ne abbiano versata troppa per ottenere un’alta pressione di vapore che consentisse alla barca di doppiare la punta, che in condizioni di alta marea è uno dei posti peggiori in cui passare lungo la sponda occidentale.
La testimonianza del fuochista Van Hausen miracolosamente scampato al disastro pone in evidenza la professionalità di Cafferata: “l’ingegnere, era un uomo affidabile e molto attento ai suoi compiti nella sala macchine, e Davis conosceva bene il mestiere del fuochista”
Dal “New York Times” del 5 dicembre 1885: “Il lungofiume vicino alla Sessantatreesima Strada è stato occupato tutta la mattina di ieri per la raccolta dei rottami del rimorchiatore “Dorie Emory”, che era esploso giovedì in prossimità della Cinquantanovesima Strada. La maggior parte dei rottami erano adatti solo per accendere il fuoco e sono stati raccolti per quello scopo. Erano circa le ore 10 quando il capitano Cassidy, del battello “George W. Gates”, vide fluttuare verso di lui un pezzo di panno di cotone bianco. L’addetto al recupero si affrettò ad agganciarlo e lo tirò a bordo. Con suo orrore trovò che il frammento bianco era carne umana, che evidentemente era stata strappata dal corpo di uno degli uomini dell’equipaggio del rimorchiatore. Un marinaio appartenente alla barca “Oswego” pescò una scatola di sapone contenente una camicia di lana nuova e un paio di calzini. Niente altro di interessante è stato trovato, anche se barcaioli e folle di curiosi osservarono dalle banchine tutto il giorno.”
Nessun corpo fu mai recuperato.
I tecnici che qualche tempo prima avevano verificato il rimorchiatore furono concordi nel ritenere che la sua caldaia era in condizione di poter lavorare in sicurezza se utilizzata all’interno dei limiti di pressione autorizzati, ma erano altrettanto certi che fosse usanza, sulla maggior parte dei battelli, di manomettere le valvole di sicurezza per poter raggiungere pressioni maggiori allo scopo di ottenere prestazioni migliori in termini di potenza.
A seguito del disastro Ellen Cafferata rimasta vedova e come, abbiamo accennato in attesa di un’ulteriore figlia, si trasferisce al nr. 90 di Adams Street in Hoboken presso i cognati, così anche la suocera Paola Cuneo che però tornerà nel 1890 in Italia a Mezzanego dove provvederà a registrare l’atto di morte del figlio Luigi.
Il “Dorey Emory” acquistato usato da Luigi e dal cognato solo sei mesi prima e sottoposto a importanti lavori di ammodernamento non era coperto da assicurazione così Angelo Giuseppe Arata dovette ritornare a lavorare come dipendente quale capitano per altre compagnie di navigazione. Le cose non gli andarono certo male se, come risulta da documenti posteriori, nel 1910 viveva con la famiglia e una donna di servizio nel quartiere residenziale di Garden Street sempre a Hoboken.